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Elementi del paesaggio

Icone-carabattole

19/05/2025 Marco Fincardi // Elementi del paesaggio Generi di discorso

Elenco di gadget e souvenir kitsch compilato passeggiando per Venezia. Monumenti e simboli della città stereotipati in resina o plastica a tutto tondo, oppure stampati su ceramica, su vetro, su magneti. 

Pensati e assemblati da immagini circolanti in rete, anche da compositori che la città l’hanno vista solo su schermi luminosi del più vario genere e quasi mai di persona, ora anche con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, i ricordini di Venezia hanno proliferato con un’esuberanza difficile da incontrare altrove, sfondando tutte le barriere rappresentative del kitsch. Profetizzando ottant’anni fa la diffusione di immagini dell’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, difficilmente Walter Benjamin poteva immaginare un fenomeno come l’overtourism, capace di generare una tale infestazione lussureggiante della riduzione dell’arte a luogo comune manipolabile.

Prodotti principalmente nella Repubblica Popolare Cinese, gli importatori di souvenir adottano talvolta pittoreschi nomi esotici, o indicano i propri magazzini in terra veneta.



Certo, se le paperine in plastica vendute a caro prezzo da una celebre catena internazionale di insulsaggini per bambini non c’entrano nulla con Venezia, comprate lì acquistano un fascino particolare

Ma il turismo di massa mordi e fuggi predilige paccottiglia a pochi euro, che in qualche modo vago e distorto possa collegarsi simbolicamente a Venezia. Il souvenir della città lagunare riproduce a ruota libera gli stereotipi più triti, facili da riprodurre in forma stilizzata e da decodificare immediatamente per chi li guardi

Trionfano la gondola, con il suo gondoliere, che trasporta una coppia di sposi o fidanzati, o una ballerina in tutu, adesso anche con un motorino a pila o a energia solare che la faccia ondeggiare.


Poi ci sono le paline di casata, il ponte di Rialto, qualche volta il campanile di San Marco

Usuali solo nelle riproduzioni fotografiche, o disegnate, il palazzo ducale, la basilica o il ponte dei Sospiri: anche con la resina restano troppo complessi da riprodurre miniaturizzati a tutto tondo o in altorilievo. Da solo, accompagnato al ponte di Rialto e alla gondola, oppure svettante su una colonna, stampato su un bicchiere o in ceramica, il leone di San Marco può essere presente nel repertorio. Oggi tuttavia rimane meno ricorrente di un tempo nei ricordini. Forse è un simbolo non elementare per gli stranieri, mentre rimane troppo caricato di simbologie leghiste/venetiste per i visitatori italiani, per quanto magari banalizzato – al pari della gondola – in funzione di apribottiglie.

Meno invadente che negli anni Ottanta e Novanta, la maschera in ogni foggia, materiale e dimensione è ancora identificata come simbolo di Venezia e del suo introvabile e inesplicabile carnevale dalle piumate suggestioni settecentesche.

Meno stereotipata, ma inventata da qualche commerciante straniero che sa come a Venezia sia facile perdersi, una tabella-magnete riproduce i cartelli, pure con falso invecchiamento, che indicano al turista le sue ordinarie mete.

Nel repertorio ormai sconfinato dei magneti, rispetto alle figurine in resina a tutto tondo, le cartoline-calamita, o i disegni-calamita permettono almeno di vedere immagini più precise e meno soggette a grossolane sbavature di plastica e colore.

Tutti questi oggetti in plastica, o ciondoli portachiavi in metallo o simil-metallo, fanno concorrenza alla produzione in vetro, talvolta presentata come Murano glass, ma in buona parte proveniente anch’essa dalla Repubblica popolare cinese. Il ricordino in vetro, più che su strampalati simboli di Venezia, si concentra in genere su piccoli contenitori, magari decorati con decalcomanie in rilievo, ma più spesso su figurine danzanti o pagliaccesche, su insinuanti feline mascherine femminili da appendere al muro, e soprattutto su motivi vegetali e zoomorfi miniaturizzati.

Forme più raffinate, probabilmente – ma non necessariamente – prodotte a Murano, si trovano nei negozi costosi gestiti da italiani, non nelle vetrine di carabattole allestite da pakistani, bengalesi, rumeni, cinesi. I più celebri monumenti tipizzati possono magari esser rappresentati nei soprammobili in ceramica, ma perché non di plastica inseriti in finte lampadine? O meglio nelle immancabili palle di vetro con spolverata di neve se vengono agitate? Ma la ridondanza di questi oggetti può spingere persino a trasportare queste palle di vetro in gondole di resina, o addirittura, mettere il gondoliere a trasportare nella sua barca una palla di vetro in cui è imprigionato un altro gondoliere.


Nelle calamite, il campanile di San Marco può anche ispirarsi a un espressionismo tricolore. Come l’abbigliamento del burattino Pinocchio, sia di legno che di plastica, in vendita in numerosi negozi, tanto più in calle Mercerie. Rafforzano nel turista l’idea che tanto il campanile decorato dal Sansovino come il personaggio di Collodi siano robe italiane.

In un supponente primato della cucina italiana nel mondo, decantatissimi ai turisti, che paiono credere alla loro autenticità, non possono mancare i souvenir alimentari. Le nuove cicchetterie sono ormai un genere immancabile nei percorsi dei visitatori in ambito lagunare, tanto che le guide stentano ad aggiornarsi per segnalarle. Iniziano anzi a diventare di moda con quel nome veneto pure a Bologna e Milano, dove però occorre ancora spiegare agli avventori locali che il cicchetto non consiste più nel tradizionale grappino, ma nel solido stuzzichino da accompagnare al vino; i turisti stranieri di passaggio in Emilia e Lombardia invece lo sanno già. Stranamente mancano ancora (lo suggeriamo qui, se gli importatori cinesi ci ascoltano) calamite con la bottiglietta dell’Aperol per lo spritz, o col calice pieno della bevanda rossa o arancio in resina, mentre nelle città d’arte toscane i magneti con le miniature della bottiglia o del fiasco di Chianti sono diffusissime.

A Venezia in pseudo-drogherie rivolte ai turisti, con prodotti “tipici”, poco noti e decisamente sorprendenti per gli italiani e i veneti, non mancano le bottiglie di limoncello dalle forme più rimaneggiate; qui una bottiglia contorta a forma di stivale, geografica rappresentazione dell’Italia, ma con stampato sopra un decorativo vistoso ferro da punta dorato di una gondola.

Il limoncello non è un prodotto veneziano, ma in Italia ormai viene offerto in ogni foggia agli stranieri, che lo apprezzano molto e se lo aspettano ormai più del caffè espresso. A Napoli, a capo della regione che ne produce di più, se ne trovano bottiglie ben più strambe; qui una varia esposizione, con la ricorrente forma di pene; ma si può dire che – surclassandole oggi nei flussi turistici – il centro partenopeo abbia usurpato il simbolo dei limoni a Sorrento e Amalfi.

La pastasciutta non è poi un simbolo necessariamente veneziano, infatti questi pezzi di pasta multicolore (ma con varie sfumature del rosso, bianco e verde) in quelle raccapriccianti pseudo-drogherie vengono offerti come prodotto locale in diverse città turistiche italiane, e da un po’ di tempo persino in alcuni supermercati discount. Per renderla prodotto tipico turistico, basta comunque mettere nella confezione un po’ di immagini stereotipate di una qualsiasi città famosa: qui una prospettiva grandangolare di piazza San Marco, con una strisciata dei fumogeni delle Frecce tricolori, e in cima una rassicurante marca “Antichi sapori”, affiancata dal glorioso serenissimo leone dorato. Serve a farla costare il quadruplo della normale pasta. Dalle ormai classiche forme dello spaghetto e maccherone, oppure di farfalla o di ruota che dovrebbero trattenere più condimento, si è passati ad architetture complesse e bizzarre come lo stivale della penisola italica. Ma qui c’è anche della pasta ultraveneziana, con una grossolana forma di gondola.

Per i più ridanciani, in vena di battute grassocce qualora venisse l’ardita voglia di assaggiarne una variante, figura pure questa in stilizzata sagoma di pene.

Una pasticceria – non delle più rinomate, ma opportunamente collocata nelle calli del grande flusso turistico – mostra al centro della sua vetrina un flusso di cioccolato fuso, che si riversa in una gondola dorata e da quella cola in un’identica gondola, poi in un’altra, e dopo anche in un ponte di Rialto, pure dorato, collocato in un Palazzo Ducale la cui plastica imita il marmo chiaro dell’originale, dove il fiotto marrone scompare.

Se poi ci si porta al mercato di Rialto, un turista può essere condotto da guide anticonformiste anche a comprare un autentico completo abbigliamento da gondoliere, o – se preferisce – quello da cameriere: nella realtà il principale lavoro a Venezia, dall’enorme diffusione, rispetto a quello pur esorbitante dei portieri di notte che magari di giorno rassettano stanze o forniscono chiavi di accesso negli airbnb e B&B della gentrificazione che infesta la città.

Per chi abbia un budget elevato negli acquisti, nel sestiere di San Polo, vicino ai Frari, si possono trovare anche oggetti ricercati, raffinati nel loro riprodurre in modellini miniaturizzati in legno i monumenti più celebri della città, le imbarcazioni lagunari, gondole comprese, con vari kit per chi ami costruirseli una volta tornato a casa.

Ma per bambini esigenti, o per nostalgici dell’infanzia, poco fantasiose ma costose costruzioni Lego (o simili made in Venice) possono aiutare a costruirseli in plastica la gondola, il gondoliere, la briccola e la palina, i monumenti con la vera da pozzo e lo skyline della città lagunare.


Nota. Tutte le immagini sono state scattate dall’autore, tranne la scatola Lego Architecture, ripresa da un catalogo di vendita online.

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Bancomat e cassette ENEL

14/04/2025 Ignes Bordwell-Vezzaro Kaiko Lenhard Michelle Wyseure Miriel Vadeperre Qianxue Li // Elementi del paesaggio Laboratorio

Usi informali di infrastrutture nell’area dei Santi Apostoli a Venezia. Scena e retroscena di una città turistica. Contesa per gli spazi tra chi vive e chi è di passaggio in città. “Bacheche” informali e messaggi da e per chi ci abita.

Presentiamo qui la nostra esplorazione del “paesaggio linguistico” dell’area attorno alla chiesa dei Santi Apostoli a Venezia. Con l’espressione “paesaggio linguistico” ci riferiamo alla “visibilità e alla rilevanza delle lingue nelle insegne pubbliche e commerciali in un determinato territorio o regione”, secondo la definizione di Landry e Bourhis (1997). Il lavoro sul campo è stato svolto nel contesto della VIU Summer School Linguistic Landscapes: Using Signs and Symbols to Translate Cities, che si è svolta dal 24 al 28 giugno 2024. La nostra indagine si è concentrata sul modo in cui le comunicazioni stradali dal basso verso l’alto (cioè quelle non realizzate da soggetti ufficiali della città) differiscono tra le aree residenziali, utilizzate maggiormente dagli abitanti del luogo, e i percorsi frequentati da una gran folla di turisti.

L’insula

L’insula dei Santi Apostoli a Venezia, situata nel sestiere di Cannaregio, è divisa in due sezioni che si differenziano in modo significativo: un’area commerciale molto animata e una zona residenziale tranquilla. La Strada Nova, un’arteria trafficata, caratterizza la prima, con un’atmosfera viva, che attrae sia i turisti che gli abitanti del luogo. Quest’area è punteggiata di negozi, caffè e ristoranti, che riflettono la vitalità commerciale di Venezia e fungono da fulcro per le attività sociali ed economiche. In netto contrasto, la zona residenziale dietro Strada Nova e la chiesa dei Santi Apostoli offre un riparo tranquillo dall’affollata via principale. Strade strette e piccoli campi rivelano un lato più appartato della vita veneziana, con il campo dei Santi Apostoli a fare da linea di confine. Questa piazza e le vie circostanti mostrano le dimore storiche e la quotidianità veneziana, sottolineando un ritmo più lento e un sentimento di comunità più intimo.

La storia dell’insula dei Santi Apostoli a Venezia è profondamente intrecciata con lo sviluppo dei suoi punti di riferimento. La costruzione e i successivi miglioramenti della chiesa, risalente al 643 d.C., hanno avuto un ruolo significativo nel plasmare gli aspetti commerciali dell’area veneziana circostante. Centrale per la vita della comunità e abbellita da architetti come Mauro Codussi e Alessandro Vittoria, la chiesa dei Santi Apostoli divenne un punto di riferimento che influenzò gli edifici vicini. L’afflusso di attività commerciali pose le basi per la trasformazione dell’area in un vivace quartiere commerciale, tendenza ulteriormente consolidata nell’Ottocento con la costruzione della Strada Nova nell’ambito del progetto promosso da Niccolò Papadopoli per migliorare il collegamento pedonale tra Rialto e la stazione ferroviaria (Romanelli 1988, pp. 412-416). Il progetto tagliò il tessuto dell’insula, demolendo edifici e calli strette per imporre un principio organizzativo estraneo, incentrato sul traffico di grandi quantità di persone (ibidem). Questa vivace arteria stradale ha ribadito lo status dell’area come centro animato di scambi e commerci nel ricco paesaggio urbano di Venezia e proprio per la sua storia è connessa alla scissione tra abitanti del posto e turisti che esploreremo in questo testo.

Scena e retroscena

Vitale per i contatti sociali, la rappresentazione politica e l’espressione di sé, lo spazio pubblico è il luogo in cui i cittadini si riuniscono e si incontrano, plasmando i paesaggi urbani attraverso la percezione e le azioni estemporanee (Orhan 2022, p. 204). Data l’indistinta dualità e dinamica tra sfera pubblica e sfera privata (ibidem) e la caratteristica temporale dello spazio (Lefebvre 1967, p. 10), lo studio del paesaggio linguistico ci permette di riflettere su un momento fissato in modo statico (Lu 2023).

La teoria della “scena e retroscena” può essere un utile strumento di interpretazione. La scena è per il pubblico e i servizi, dove gli individui sono consapevoli di essere osservati e agiscono abitualmente, intenzionalmente o inconsciamente in base a un copione di routine o alle norme e alle aspettative della società; il retroscena invece è uno spazio privato protetto, libero da tutto questo, dove le persone possono rivelare il loro vero io (Goffman 1956, pp. 66-132; Lu 2023). Considerando il turismo in questo quadro teorico, il retroscena si riferisce all’autentica vita quotidiana dei “padroni di casa”, mentre le rappresentazioni culturali mostrate ai turisti costituiscono la scena (MacCannell 1976, pp. 91-96; Wang et al. 2024).

Durante la nostra esplorazione, abbiamo notato che le strade principali erano estremamente affollate e animate da attività commerciali. Tuttavia, a pochi passi di distanza, le calli adiacenti sembravano tranquille, o addirittura deserte, con molte case anonime disabitate e ristoranti e alberghi chiusi. Poiché Venezia soffre di problemi abitativi e di overtourism, ciò può suggerire le trasformazioni delle funzioni dello spazio: il retroscena privato (residenziale) ha lasciato il posto alla scena dei servizi pubblici, che sono stati (senza successo o troppo rapidamente) commercializzati o riorientati. Di conseguenza, sono emersi “spazi turistici”, dove i visitatori sono spesso percepiti come intrusi che inevitabilmente disturbano l’equilibrio locale (Urry 1990, in Zanini 2017, p. 165).

Ecco un paesaggio linguistico che mostra come scena e retroscena siano negoziati attraverso una “autenticità messa in scena”, il fenomeno per cui il retro viene (ri)presentato sulla scena (MacCannell 1999, pp. 96-100; Urry 1990, p. 9). Nella foto seguente, un cancello di questo tipo (comune nella nostra zona) divide due aree pubbliche: la vivace strada principale e una calletta il cui ingresso è limitato solo simbolicamente. In questo modo si crea uno scenario in cui il controllo e la gestione della privacy (retroscena) sono messi in scena all’interno di un passaggio pubblicamente accessibile (scena), regolando le interazioni esterne. Questi cancelli riqualificano i vicoli pubblici come spazi “pubblici” di proprietà privata, portandoli potenzialmente a uno status semi-pubblico o quasi-pubblico; influenzando il modo in cui lo spazio pubblico è percepito o vissuto dal pubblico, la trasformazione intende sottrarre piuttosto che potenziare i servizi pubblici (Radović 2020, p. 315).

Esempio di cancello nella zona

La capacità di controllare la connessione, e quindi di avere più o meno spazio privato, è una caratteristica essenziale degli spazi umani e urbani di buona qualità, poiché i conflitti e le libertà concorrenti possono essere oggetto di mediazione (Mehaffy, Elmlund, 2020, p. 461)

Uso irregolare delle infrastrutture

Mappa dell’insula

Un fenomeno molto visibile nell’insula è l’uso irregolare delle infrastrutture al fine di una comunicazione informale lungo Strada Nova e nelle aree residenziali. Molti elementi infrastrutturali con superfici lisce attirano adesivi e graffiti, ma il contrasto più evidente è tra i tipi di comunicazione sui bancomat lungo le strade principali e sulle cassette di servizio dell’ENEL lungo le pareti nelle calli residenziali. A causa della loro particolare collocazione – incassati nei muri invece che sporgenti come per esempio i tubi delle grondaie o gli idranti –, i bancomat e le cassette ENEL non sono né interamente parte dell’edificio né interamente spazio pubblico. Sono di proprietà privata, ma rivolti al pubblico e bidimensionali. Poiché la comunicazione messa in atto dal basso verso l’alto viene raramente rimossa da questi oggetti, a meno che non ne impedisca la funzionalità, ecco che questi manufatti possono servire come supporti informali e bacheche.

Adesivi su un bancomat in Strada Nova

La posizione visibilissima dei bancomat li trasforma in spazi attraenti per il discorso pubblico e la protesta, che si rivolge sia ai passanti sia al pubblico che si ferma brevemente davanti al bancomat per usarlo. Gli adesivi che vi si trovano sono in genere di colori vivaci e in opposizione tra loro per risaltare meglio; alcuni contengono messaggi commerciali, come un diffuso adesivo rotondo che pubblicizza un negozio di tatuaggi, mentre altri fanno riferimento a discorsi sociali più ampi, come un adesivo giallo che richiama l’attenzione sul problema delle emissioni di carbonio e della combustione fossile, o quelli che criticano il capitalismo. Altri ancora hanno un messaggio meno diretto, ma contengono molteplici assi di riferimento intertestuale, come un adesivo che recita “Sam è stato qui” che, da un lato è un omaggio al logo di “Straight Outta Compton”, che è a sua volta un riferimento all’etichetta pubblicitaria statunitense “Parental Advisory”. D’altro canto, come tutti gli adesivi “[Nome] è stato qui”, fa riferimento a esempi più noti come “BNE è stato qui” o i graffiti “Kilroy è stato qui” della Seconda Guerra Mondiale.

Graffiti su un bancomat vicino a ponte San Felice

In questo esempio colpisce il distacco dal modello abituale, per cui le comunicazioni verbali dal basso verso l’alto non interferiscono con la funzionalità degli sportelli bancomat e vengono rimosse di rado: vernice nera spruzzata direttamente sullo schermo del bancomat lo rende inutilizzabile, mentre sul muro accanto compare lo slogan “Free Palestine”, anch’esso di vernice spray nera. Due giorni dopo aver scattato questa immagine, tutte le tracce dei graffiti erano state meticolosamente rimosse, cancellando la protesta visiva.

Cassette elettriche

Esempio di scatola ENEL minimamente alterata

Passiamo ora alla nostra seconda unità di analisi: le cassette dell’ENEL. Esse appaiono nel paesaggio linguistico della città soprattutto attraverso i graffiti (spesso illeggibili), ma soprattutto attraverso il loro frequente utilizzo come bacheche pubbliche usate per e da veneziani. Gli avvisi più comuni sono di artigiani che offrono i loro servizi o di proprietari di case che li cercano. Questa pratica non sembra essere limitata al periodo specifico della nostra visita: spesso si possono trovare tracce di avvisi simili più vecchi.

Esempio di piccoli artigiani che offrono i loro servizi

Oltre a ricerche di alloggio, sono pubblicizzati anche altri tipi di servizi locali. Nell’immagine qui sotto, una donna ucraina offre i suoi servizi come donna delle pulizie, mentre una coppia che lavora nel settore della vendita al dettaglio “cerca casa”. È interessante notare che conoscono il loro pubblico. Stanno comunicando con i veneziani che vivono a Venezia, chiarendo il valore che attribuiscono al mantenere il centro storico “vivo, attivo e popolato”. Conoscono il loro pubblico di riferimento – i proprietari di case veneziani – e sanno come e dove raggiungerli: con un messaggio che ha riguardo per la loro vita in città, affisso sulle cassette dell’ENEL che usano spesso per comunicare.

Cassetta ENEL con i messaggi di una giovane coppia in cerca di casa e di una donna ucraina in cerca di lavoro

Il messaggio di questa coppia ci permette di aprire una breve parentesi su una questione sociale di grande rilievo a Venezia. Mentre la scena dilaga, il retroscena si restringe e i residenti si sentono frustrati per il fatto che la loro vita privata e le loro proprietà vengono erose dalle pressioni turistiche (Zanini 2017, p. 166). La gentrificazione si traduce nella trasformazione delle aree urbane in mercati esclusivi che proliferano di luoghi di intrattenimento e turismo (ibidem). Questo spostamento ha arricchito la scena, aumentando il tenore di vita, la convenienza e il valore degli immobili, ma ha anche allontanato i residenti verso luoghi più accessibili, lasciando dietro di sé un numero sproporzionatamente alto di case sfitte riadattate per attività turistiche, comprese le seconde case e gli immobili di proprietà di non residenti (ibidem., pp. 170-172). Possiamo vedere questo conflitto manifestarsi attraverso comunicazioni informali nel paesaggio linguistico.

Un’agenzia immobiliare rivolge proposte speculative ai proprietari di case, attestazione dell’interesse a invadere le zone residenziali
Un’università chiede alloggi in gestione, per renderli accessibili agli studenti e al personale, indicando le sfide del mercato immobiliare locale

Queste tensioni rispecchiano la lotta in corso tra la conservazione di spazi privati e comunitari e la soddisfazione delle richieste di interessi commerciali e di sviluppo. Il paesaggio di una città richiede una personalizzazione che tenga conto della dimensione collaborativa, ed enfatizza caratteristiche socio-culturali rispetto a una regolazione dall’alto. Il fatto di distinguere, nella nostra area di ricerca, due zone (una turistica, l’altra residenziale e veneziana) è un riconoscimento delle tensioni sociali che esistono in città, e un tentativo di osservarne l’impatto nel paesaggio linguistico. In altre parole, poiché i pubblici che interagiscono con i bancomat e le cabine elettriche sono diversi (anche se in alcuni punti si sovrappongono), quali differenze possiamo osservare tra i messaggi che attirano? Quali priorità diverse traspaiono?

Infine, va detto che non è nostra intenzione esagerare, presentando come una realtà che si impone ovunque l’uso in stile “bacheca di quartiere” delle cassette ENEL o l’uso intensivo dei bancomat come luoghi di messaggi dal basso verso l’alto. Per quanto riguarda i bancomat, due erano quasi completamente privi di adesivi – secondo noi perché collocati in zone più periferiche e meno visibili di Strada Nova, il che li priverebbe della funzione di luoghi per comunicazioni che cercano la massima visibilità. Per quanto riguarda le cassette ENEL, spiccano alcuni esempi interessanti di utilizzo alternativo: un’opera d’arte sbiadita di Blub, uno street artist del Nord Italia, e due collage che utilizzano figure di opere d’arte iconiche. Anche se si tratta di immagini interessanti, che potrebbero meritare una discussione approfondita a sé stante, sono comunque solo tre delle circa tre decine di cassette elettriche che abbiamo contato all’interno dell’insula: rappresentano dunque l’eccezione piuttosto che la regola. Per contro, venti cassette portavano avvisi di quartiere ancora riconoscibili (e potrebbero essercene ancora di più – non possiamo escludere che gli avvisi sulle altre siano stati strappati o rovinati dalle intemperie).

Un collage di un artista sconosciuto e un’opera d’arte (vandalizzata) di Blub o di un suo imitatore

Conclusioni

In conclusione, esaminando le aree commerciale e residenziale, abbiamo cercato di evidenziare l’interazione dinamica e i contrasti tra le attività turistiche sulla scena e la vita locale nel retroscena. La nostra analisi ha mostrato che i bancomat e le cassette ENEL fungono da bacheche che attraggono messaggi dal basso verso l’alto, mostrando la voce della comunità, ma sono spesso utilizzati in modi diversi, a seconda del pubblico a cui si rivolgono. Le cassette ENEL in genere sono state usate per messaggi relativi alla vita quotidiana e al lavoro degli abitanti del luogo. I bancomat, invece, sono stati spesso utilizzati come bacheche di grande impatto per dichiarazioni che cercavano un pubblico più ampio grazie al via vai dei turisti, tra cui affermazioni politiche, proteste e promozione di attività commerciali.

Bibliografia

Goffman, E. (1956). The Presentation of Self in Everyday Life. University of Edinburgh, Social Sciences Research Centre; trad. it. La vita quotidiana come rappresentazione, trad. di Margherita Ciacci, Il Mulino, Bologna 1969.

Landry, R., Bourhis, R. Y. (1997). Linguistic Landscape and Ethnolinguistic Vitality: An Empirical Study, in “Journal of Language and Social Psychology”, 16 (1), pp. 23-49 https://doi.org/10.1177/0261927X970161002 

Lefebvre, H. (1996 [1967]) The Right to the City e Theses on the City, the Urban and Planning, in Id., Writing on Cities, ed. by E. Kofman, E. Lebas, Blackwell, Oxford, pp. 147-159 e 177-184; in italiano si può vedere Id., Il diritto alla città, trad. di Francesco Pardi, Moizzi, Milano 1972.

MacCannell, D. (1976) e (1999). The Tourist: A New Theory of the Leisure Class, Schocken Books, New York (1976); seconda ed. rivista, University of California Press, Berkeley (1999). 

Mehaffy, M.W., Elmlund, P. (2020). The Private Lives of Public Spaces, in Companion to Public Space, ed. by V. Mehta, D. Palazzo, Routledge Taylor & Francis Group, London-New York, pp. 457-466. https://doi.org/10.4324/9781351002189-37 

Orhan, M. (2022). The Use of Semi-public Spaces as Urban Space and Evaluation in Terms of Urban Space Quality. In Urban and Transit Planning. Towards Liveable Communities: Urban places and Design Spaces, ed. by F. Alberti et al., Springer, Cham, pp. 203-212). https://doi.org/10.1007/978-3-030-97046-8_16

Radović, V. (2020). The Skyscraper and Public Space: An Uneasy History and the Capacity for Radical Reinvention. In Companion to Public Space, ed. by V. Mehta, D. Palazzo, Routledge Taylor & Francis Group, London-New York, pp. 309-319). https://doi.org/10.4324/9781351002189-24 

Romanelli, G. (1988). Venezia Ottocento. L’architettura, l’urbanistica. Albrizzi, Venezia. 

Urry, J. (1990). The Tourist Gaze: Leisure and Travel in Contemporary Societies. Sage, London. 

Wang, C., Wang, Y., Edelheim, J. R., Zhou, J. (2024). Tourism Commercialisation and the Frontstage-Backstage Metaphor in Intangible Cultural Heritage Tourism, in “Tourist Studies”, 24 (3), pp. 246-265. https://doi.org/10.1177/14687976241251514 

Zanini, S. (2017). Tourism Pressures and Depopulation in Cannaregio: Effects of Mass Tourism on Venetian Cultural Heritage, in “Journal of Cultural Heritage Management and Sustainable Development”, 7 (2), pp. 164-178. https://doi.org/10.1108/JCHMSD-06-2016-0036 

卢德平 (Lu, D.P.). (2023). 城市空间的语言表征 (Language Representation of the City Space)[Seminar]. Bilibili Live Streaming (ID: 22327813). URL: https://www.bilibili.com/video/BV1vC4y1M72E/?spm_id_from=333.999.0.0

Nota. Titolo originale Cash & Power – Informal use of infrastructure in Santissimi Apostoli, Venice, pubblicato il 20 agosto 2024 sul sito Imperial & Global Forum. Traduzione a cura di altrochemestre. All’epoca Ignes Bordwell-Vezzaro era alla University of Exeter, Kaiko Lenhard all’università di Mainz, Michelle Wyseure Vadeperre a KU Leuven, Quianxue Li all’università di Newcastle.

Archiviato in://, Elementi del paesaggio, Laboratorio Ignes Bordwell-Vezzaro Kaiko Lenhard Michelle Wyseure Miriel Vadeperre Qianxue Li

Segni multilinguistici 

13/04/2025 Emily Cooper Esther Roza Gabriel Labrie Katie Baker Nicla Pennacchio // Elementi del paesaggio Escursioni Laboratorio

Studenti e studentesse da Italia, Regno Unito, Canada e Belgio, a Venezia per una Summer School, camminano intorno ai Frari osservando i cartelli. Affissioni comunali o affissioni “dal basso”. Grafica a stampa e scritte a mano. Lingue utilizzate e lingue escluse. Percezioni e idee su come viene comunicata la città in una zona turistica.

Nell’ambito della Summer School, Linguistic Landscapes: Using Signs and Symbols to Translate Cities, il nostro team è stato incaricato di realizzare un caso di studio partendo dalla Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari nel sestiere di San Polo, a Venezia.

Esplorando la zona dei Frari, abbiamo davanti a un bar in calle de le Chiovere il cartello che abbiamo messo in apertura del nostro articolo. Cosa ci dice questo testo “divergente” sul pubblico potenziale? Cosa ci dicono gli errori di ortografia sul proprietario o sul creatore? (cfr. Spolsky, p. 31).

In evidenza, il confine del sestiere di San Polo

Le domande sollevate da questa immagine hanno stimolato la nostra curiosità per la segnaletica multilingue. Abbiamo quindi deciso di concentrarci sui cartelli che contengono più di una lingua (cfr. Backhaus 2006 su Tokyo, Moser 2020 sulla città di Lussemburgo). Per motivi di tempo, abbiamo tralasciato l’area ombreggiata del sestiere, limitando la nostra analisi alle strade immediatamente circostanti Santa Maria Gloriosa dei Frari, che attraversano le insule dei Frari e dei Nomboli. Abbiamo esaminato anche il percorso più breve dalla basilica alla fermata del vaporetto più vicina, San Tomà, poiché si tratta di un percorso comunemente seguito da noi e da altri turisti (cfr. Lynch 1960, pp. 46-49).

Dettaglio della mappa del sestiere di San Polo, che lascia in evidenza le insule dei Frari e dei Nomboli, con evidenziati i percorsi intorno alla basilica e per la fermata del vaporetto

Inoltre, abbiamo considerato solo cartelli di formato A4 o superiore. I criteri di dimensione e di lingua hanno permesso una raccolta sistematica e approfondita dei dati nell’area definita. Alla fine il nostro corpus ha compreso 105 cartelli.

La duplicazione

Fin dall’inizio di questo progetto, sapevamo che le nostre prospettive su Venezia e i suoi sestieri sarebbero state influenzate dalle nostre diverse identità – turisti, studenti – e dalle nostre capacità, dai nostri interessi e background individuali. Per questi motivi, abbiamo pensato a come analizzare al meglio i sestieri attraverso una lente oggettiva, utilizzando statistiche e tassonomie, per mettere in discussione la nostra percezione.

Dei 105 cartelli che abbiamo catalogato, ce n’erano 44 replicati (vedi grafico sotto); lo scopo della maggior parte di quelli in copia era di fare pubblicità, e non di fornire altre informazioni o avvisi. Ciò suggerisce che i tipi di cartelli replicati sono stati finanziati da soggetti e organizzazioni che avevano i mezzi per farlo. Ciò è evidente in quanto i cartelli più replicati pubblicizzano mostre culturali. Ciò induce a chiedersi chi sia il pubblico a cui sono destinati: abitanti del luogo o turisti?

Come visitatori di breve durata a Venezia, questa dicotomia permea ogni parte della nostra analisi, così come la condizione stessa di Venezia come destinazione turistica di massa. Ciò è ulteriormente enfatizzato dalla polarità tra bilinguismo e altre forme di multilinguismo, come indica il grafico seguente.

Molti dei cartelli duplicati riportavano anche la documentazione legale richiesta a Venezia per l’affissione. Questo suggerisce che esiste un livello di controllo, da parte di chi ha i mezzi per farlo, su come Venezia viene comunicata e percepita. L’attenzione è rivolta ai turisti, il che contribuisce ad alimentare l’economia, ma si cura poco degli abitanti, che producono a mano una loro segnaletica con mezzi più modesti.

Discorsi

Come già accennato, nell’ambito della ricerca sul campo è stato analizzato un insieme specifico di cartelli, per i quali si applicano diverse tassonomie. Una delle diverse prospettive utilizzate per analizzare questi segni è il tentativo di categorizzarli, inoltre prestiamo grande attenzione al discorso “artistico”.

Nonostante l’apparenza monolingue, la particolarità di questo annuncio sta nel fatto che non è scritto completamente in italiano. Il titolo recita “LIMINIS”, genitivo della parola latina limen, che si traduce con soglia o ingresso in senso concreto o metaforico. È utilizzato per pubblicizzare un festival teatrale. Il sottotitolo “AGIRE NELLE SOGLIE” aggiunge a questa sorta di scambio che avviene nelle soglie un significato misto, una sensazione di separazione e continuità tra interno ed esterno.

La grafica utilizzata nel manifesto connota una porta che accompagna il titolo, enfatizzando l’uso dello spazio liminare, che culmina in un potente esempio di segno multimodale.

Iniziative dal basso

Il nostro corpus evidenzia “iniziative dal basso”: quei cartelli privati in cui l’autore o l’autrice ha scelto di includere lingue diverse dall’italiano nei propri annunci. Questo naturalmente può avere molteplici implicazioni: per esempio, una “apertura”.

Il cartello che riproduciamo qui è scritto in più lingue. Vediamo in alto una targhetta con scritto “APERTO”, che possiamo supporre sia stato esposto per primo. In basso c’è un foglio con lo stesso “APERTO” in lettere stampate, al quale sono state aggiunte, a mano, le parole “OPEN”, “ABIERTO”, “OUVERT” e “GEÖFFNET”. Il proprietario ha deciso di ampliare il proprio raggio d’azione aggiungendo la parola aperto in più lingue.

Lo stesso tipo di schema si ritrova nelle insegne commerciali che vediamo nelle immagini seguenti:

Si tratta di due diversi negozi che pubblicizzano, entrambi in più di due lingue, laboratori di creazione di maschere, forse anche in concorrenza tra loro. Sebbene possa essere percepito come un’apertura verso chi parla lingue diverse dall’italiano, può anche essere visto come una tattica commerciale. 

Poiché questi cartelli riportano più di due lingue, ci si chiede se questo possa ampliare la loro portata rispetto a quelli che riportano solo l’inglese e l’italiano.

Tuttavia, al di là di queste banali tecniche commerciali, è possibile che la decisione di sfruttare o escludere alcune lingue dai cartelli di Venezia indichi un pregiudizio più implicito, ma sottile, nei confronti di chi visita la città? Più precisamente, le lingue vengono selezionate in modo da escludere gruppi di individui dal discorso della città, permettendo solo ad alcuni di accedere alle informazioni presentate attraverso la segnaletica? Prendiamo per esempio il seguente cartello:

A prima vista, ci troviamo di fronte a un semplice cartello turistico, che indica il prezzo d’ingresso, gli orari di visita e l’abbigliamento consentito quando si entra nella famosa basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari. Tuttavia, scavando sotto la superficie, si potrebbe ipotizzare che la decisione di tradurre alcune parti in diverse lingue (per esempio “audioguida”), costituisca una modalità che consente di rivolgersi attivamente a specifiche nazionalità escludendone altre.

Ciò diventa particolarmente evidente se si considera la sezione del testo che si riferisce a “i residenti nel Comune di Venezia”, in cui si afferma che “i residenti del Comune di Venezia possono entrare gratuitamente mostrando la carta d’identità alla biglietteria”, scritta esclusivamente in italiano. Ciò pone le seguenti domande: perché ci si rivolge ai veneziani in italiano standard, anziché in veneziano? Sicuramente questo sarebbe un metodo efficace per affrontare la progressiva estinzione dei dialetti nel contesto italiano. Tuttavia, a parte il fatto che una delle caratteristiche dei dialetti è il loro uso quasi esclusivo nella comunicazione orale, sarebbe una contraddizione in termini di audience design scrivere nel dialetto locale un messaggio ufficiale sull’esenzione dal biglietto d’ingresso a uno dei monumenti più importanti di Venezia noto nel mondo. Inoltre, poiché non tutti i residenti di Venezia sono nati e cresciuti con il dialetto locale, l’uso dell’italiano standard, che si presume sia onnipresente tra tutti i residenti di questa città italiana, sembra essere la scelta ottimale in questa situazione. A un livello più profondo, queste prime osservazioni sollevano interessanti domande di ricerca sulle ideologie e sui pregiudizi impliciti di chi crea questo tipo di segnaletica.

Conclusioni

In conclusione, dobbiamo considerare che, con più tempo e allargando lo spazio di indagine, potremmo condurre un esame più approfondito dell’area e delle diverse tassonomie. Un’opzione da considerare riguarda il metodo di raccolta dei dati, che potremmo applicare alle tassonomie linguistiche o alla frequenza ecc. In particolare, il metodo dell’eye-trackingsi è rivelato estremamente efficace in questa fase e sembra avere un grande potenziale nel campo della linguistica applicata e della semiotica (si veda, tra gli altri studi, Chana et al. 2023). Nella nostra analisi, presentando i diversi modi di comunicare al pubblico nella zona dei Frari, siamo stati in grado di rilevare l’uso di più lingue su cartelli frutto di iniziative dal basso.

Bibliografia

Backhaus, Peter 2006. Linguistic Landscapes: A Comparative Study of Urban Multilingualism in Tokyo. Clevedon, Multilingual Matters, https://www.degruyterbrill.com/document/doi/10.21832/9781853599484/html

Chana, Kirren, et al. 2023. Reading in the city: mobile eye-tracking and evaluation of text in an everyday setting, in «Frontiers in Psychology», 14, consultabile online. https://doi.org/10.3389/fpsyg.2023.1205913

Lynch, Kevin 1960. The Image of the City, MIT Press, Cambridge, Mass.-London.

Moser, Philippe 2020. Linguistic Landscape als Spiegelbild von Sprachpolitik und Sprachdemografie? Untersuchungen zu Freiburg, Murten, Biel, Aosta, Luxemburg und Aarau. Narr Francke Attempto Verlag, Tübingen.

Spolsky, Bernard 2008. Prolegomena to a Sociolinguistic Theory of Public Signage, in Linguistic Landscape. Expanding the Scenery, ed. by Elana Shohamy, Durk Gorter, Routledge, New York, pp. 25-39.

Nota. Titolo originale: The Creame of the Crop: an Analysis of Multilingual Signs around the Frari, Venice pubblicato il 28 agosto 2024 sul sito Imperial & Global Forum. Traduzione a cura di altrochemestre. La ricerca è stata condotta nell’ambito di Linguistic Landscape Using Signs and Symbols to Translate Cities, Summer School organizzata dalla Venice International University nel 2024 e diretta da Kurt Feyaerts (KU Leuven), Claire Holleran (University of Exeter), Eliana Maestri (University of Exeter), Michela Maguolo (Iuav Venezia), Luca Pes (Venice International University), Paul Sambre (KU Leuven), Richard Toye (University of Exeter). All’epoca Katie Baker ed Emily Cooper erano all’università di Exeter, Gabriel Labrie a quella di Montréal, Nicla Pennacchio a Ca’ Foscari Venezia, Esther Roza a KU Leuven.

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Salute

11/04/2025 Alessandro Casellato // Elementi del paesaggio Escursioni

Immagini da una manifestazione sulle colline del prosecco con arrivo all’Abbazia di Follina. Salvaguardia dell’ambiente e della salute. “Patrimonio dell’umanità” e monocultura viticola. UNESCO, pesticidi e giustizia sociale.   

Domenica 30 marzo 2025 si è svolta la IX Marcia Stop Pesticidi da Cison di Valmarino a Follina (Treviso). La Marcia è stata promossa da un coordinamento di comitati locali insieme ad associazioni nazionali come Flai Cgil, Lipu, Legambiente. Chiede di vietare l’utilizzo in agricoltura dei fitofarmaci più pericolosi, a tutela della salute e della biodiversità. Si è svolta ai piedi delle colline che sono l’area storica di produzione del prosecco, dove la spinta alla monocultura viticola ha acuito il conflitto tra produttori e residenti. La manifestazione ha coinvolto circa un migliaio di persone che hanno sfilato in piccoli gruppi, spesso portando cartelli e striscioni. Non ci sono stati canti o musiche. Si è conclusa davanti all’Abbazia di Follina, con un discorso del priore, padre Francesco Rigobello, seguito da altri oratori in rappresentanza delle associazioni promotrici.

Nota. Nel 2019 le “Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene” sono state inserite nella “Lista del Patrimonio Mondiale” come “paesaggio culturale”; per informazioni essenziali, si veda il sito della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco.

L’acronimo TEA, che compare in alcuni dei cartelli e degli striscioni qui documentati, significa “tecniche di evoluzione assistita”, ovvero di intervento sul DNA delle piante (cosiddetto Genome editing). (acm)













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25 aprile a BZ

15/05/2024 Stefano Petrungaro // Elementi del paesaggio

25 aprile 2024: una manifestazione a Bolzano/Bozen su sottofondo di musica. Pace, ambiente, Palestina. Profughi, immigrati, “nonne contro le destre”.

Anche in una città piccola come Bolzano, il 25 aprile ci sono diverse manifestazioni e feste tra cui scegliere. Il sindaco e le autorità organizzano un tour attraverso luoghi simbolici che ricordano i vari gruppi di vittime del nazifascismo e la Resistenza locale; alcune associazioni, col patrocinio del Comune, danno vita a una festa in un’area verde in centro (i “prati del Talvera”, per chi conosce Bolzano); e poi ci sono gli “alternativi”, che organizzano un corteo. Decido di andare lì.

Il corteo parte alle 10,30 da una piazzetta del centro storico (piazza Erbe). Saranno un po’ ai margini del calendario ufficiale delle celebrazioni, ma vogliono occupare il centro della scena, almeno all’inizio. La piazzetta scelta è più precisamente un incrocio, dove si tiene un quotidiano mercato della frutta e verdura: insomma un gran via vai, in uno spazio stretto. Gli/le organizzatori/trici (una radio popolare locale dalla lunga storia: Radio Tandem, insieme a Spazio autogestito 77, Bozen solidale, No excuses, Fridays for future-South Tyrol) sfoderano subito l’efficace sostegno tecnologico del corteo: una cassa amplificatrice collegata a un microfono, trasportata con un carretto, nelle successive stazioni montata anche su un sostegno, per tenerla alta: sono velocissimi nel montare e smontare, non interrompono nemmeno il flusso della musica.

 

Sono presenti numerosi gruppi locali, come – l’elenco non è esaustivo – lo Spazio (autogestito) 77, gruppi ospiti (rappresentanti del movimento LGBTQ+ da Verona), gruppi transnazionali con sezioni locali (Omas gegen Rechts – Nonne contro le destre), qualche bandiera di partito (Rifondazione), ci sono simboli dei Verdi, rappresentanti del Fronte della Gioventù Comunista (FGC), bandiere della pace, della Palestina, della “azione antifascista”, tanti individui. Almeno una settantina.

  

Al microfono i primi interventi, in italiano e in tedesco. Sul 25 aprile storico, e sulle sue numerose declinazioni attuali. Fin da subito, nei discorsi l’intervento armato del governo israeliano nella striscia di Gaza è molto presente. Sarà così soprattutto all’inizio del corteo, cori inclusi. Sembra a tratti una manifestazione pro-Palestina, più che un classico 25 aprile: è l’attualizzazione del messaggio resistente, viene spiegato al microfono.

Il corteo si muove e fa diverse tappe, anche simboliche, per esempio davanti al municipio e sotto la sede della SVP (il partito che raccoglie i voti dei sudtirolesi di lingua tedesca, da sempre al governo in provincia, dal dopoguerra in poi).

Prendono la parola (ognuno nella propria lingua, a volte mixandole) i portavoce di numerose e diverse realtà: attivisti per l’ambiente, Emergency, il neo-immigrato africano, la neo-immigrata iraniana, i/le giovani di una di quelle ong che salvano le vite in mare (Mediterranea), giovani di vari gruppi, meno giovani come “le Omas” (anche quando parlano in italiano, si autodefiniscono così), ossia “le nonne contro le destre”, un movimento politico originariamente austro-tedesco, nato per contrastare l’ascesa delle destre estreme in quei paesi, e che ha una sezione anche in Sudtirolo. Spiegano che sono poche oggi qui, perché le altre Omas sono a Vienna e a Berlino.

Sotto la sede della SVP, prendono la parola i membri di un collettivo nato per scongiurare, all’indomani delle ultime elezioni provinciali, la coalizione di governo che all’epoca si paventava, ossia tra quel partito e l’estrema destra tedesca (Freiheitlichen) insieme alla destra (estrema) italiana (Fratelli d’Italia, Lega). La coalizione si è poi realizzata, con una collaborazione inimmaginabile fino a non molto tempo fa. Il risultato generale è un governo provinciale di centro-destra/destra; al di là delle tensioni interetniche, purché di destra. E così il collettivo non si è sciolto e porta avanti la sua protesta, anche oggi.

Alla fine del lungo percorso, il corteo è arrivato in un parco pubblico, nella periferia nord-est della città, dove si è avviata la festa – interamente autogestita e autofinanziata, come sottolineano orgogliosamente gli/le organizzatori/trici: nessun finanziamento pubblico, cibo (vegetariano) a offerta libera (non le birre, quelle hanno un prezzo). Il ricavato, si legge nella presentazione della manifestazione, servirà a sostenere le spese legali per la liberazione di Ilaria Salis, nonché la campagna “Dheisheh resiste” (un campo profughi palestinesi vicino a Betlemme). Dopo i canti lungo il corteo, ancora tanta musica, inclusi/e cantautori/trici locali, alla fine il dj.

Nota. Tutte le foto sono di Stefano Petrungaro.

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Telecamere

10/04/2024 Filippo Benfante // Elementi del paesaggio Statistiche

Firenze, marzo-aprile 2024. Cifre, dichiarazioni e immagini dalla “città con la più alta concentrazione di telecamere per abitante”, con una antologia di fonti. Idee da Mosca, finanziamenti dall’Unione Europea, brani sul caso Venezia.

Il 25 marzo 2024, la procura e il Comune di Firenze annunciano un “protocollo d’intesa per lo scambio informativo e il rafforzamento del coordinamento investigativo delle indagini per i reati di tipo predatorio” che prevede tra le altre cose “un allungamento dei tempi di conservazione delle immagini su un numero consistente di telecamere per finalità investigative”. Le immagini di norma mantenute per 24-48 ore, restano ora disponibili fino a sette giorni. Il sindaco di Firenze precisa nella stessa occasione che questo accordo “permette di utilizzare al massimo e al meglio la nuova centrale operativa del Comune di Firenze, la smart city control room e tutta la rete di telecamere di videosorveglianza, oltre 1700, che rappresenta un record a livello nazionale in rapporto sia alla superficie che al numero di abitanti”.

Tra fine 2023 e inizio 2024 dichiarazioni e comunicati del sindaco e dell’amministrazione comunale sul numero di telecamere presenti in città sono state continue. In dicembre hanno coinciso con l’inaugurazione della “smart city control room”, una sala di “controllo totale” che accentra tutte le immagini raccolte dalle telecamere in città, mettendole a disposizione di forze dell’ordine e altri enti e servizi (vigili del fuoco, Asl, trasporto pubblico, ecc.). Per riprendere le parole del sindaco, si tratta di “un vero e proprio gioiello di alta tecnologia, sicuramente il più avanzato in Italia, che ci consentirà di avere il controllo totale di quello che succede in città, a cominciare dalla mobilità, sia pubblica che privata, per anche la sicurezza, l’illuminazione, i semafori, l’infomobilità. Grazie alle nostre 1600 telecamere ma anche alla gestione integrata di tutti i dati potremo garantire un miglioramento globale del traffico e delle informazioni per i cittadini”.

Queste dichiarazioni cadono nel pieno della campagna elettorale (a Firenze l’amministrazione comunale si rinnova alle elezioni dell’8-9 giugno 2024), e corrispondono anche a un bilancio di fine mandato. Nel programma elettorale del 2019 il sindaco Dario Nardella (che allora si candidava alla rielezione) scriveva: “La sicurezza della città si raggiunge anche sfruttando le possibilità offerte dalle attuali tecnologie. In questa direzione sono da leggere interventi strutturali come l’installazione di 450 nuove telecamere di videosorveglianza pubblica, portando la dotazione in città a 750 telecamere, una delle concentrazioni per cittadino più elevata d’Italia. […] L’impegno in tal senso nei prossimi anni è di ampliare ulteriormente il numero di questi strumenti superando le 1.000 telecamere”.

Tra il 26 marzo e il 6 aprile ho preso appunti per una ricerca, consultando fonti online e passeggiando in una piccola porzione del Quartiere 2 di Firenze (all’incirca un quadrato inscritto tra le vie D’Annunzio, Novelli, del Gignoro e viale Verga), dove ho scattato (con uno smartphone) le foto che illustrano queste note. Colpito soprattutto dall’orgoglio del sindaco per il record nazionale infine conquistato (numero di telecamere in rapporto alla superficie e al numero di abitanti del Comune), mi sono concentrato sulla crescita del numero di telecamere dalla sua prima elezione (maggio 2014) ai primi mesi del 2024 (vedi tabella e grafico). Ricercando i dati, ho costruito una piccola antologia di fonti, dove si trovano spunti per altre ricerche da fare, tra cui: costi, aumento dei costi, finanziamenti (bilanci e debiti); ruolo delle politiche europee; ruolo delle aziende che controllano le infrastrutture che permettono di allestire le control room; ruolo delle aziende che vendono strumentazione (dalle telecamere ai software); comparazioni tra città.

Telecamere a Firenze*

DataNumero di telecamere
Maggio 2014150
Luglio 2018464
Maggio 2019750
Agosto 2019818
Dicembre 20191050
Dicembre 20201240
Dicembre 20221500
Ottobre 20231586
Gennaio 20241656
Marzo 20241700
* Date e cifre sono per lo più approssimate

Per un altro grafico con dati 2018-2020: Firenze Smart, Telecamere di videosorveglianza e controllo del traffico https://www.firenzesmart.it/servizi/telecamere-di-videosorveglianza-e-controllo-del-traffico (“Firenze Smart effettua la manutenzione ordinaria dell’intero parco impiantistico delle telecamere per la sorveglianza ed il controllo del traffico insistenti sul territorio di Firenze”).

Letture: Ilaria Agostini, Videosorvegliare e punire. Firenze è la città italiana con il maggior numero di telecamere per abitante, perunaltracitta.org, 9 gennaio 2024 (https://www.perunaltracitta.org/homepage/2024/01/09/videosorvegliare-e-punire-firenze-e-la-citta-italiana-con-il-maggior-numero-di-videocamere-per-abitante/)

Antologia di fonti

Maggio 2014: 150 telecamere

All’inizio del primo mandato del sindaco Dario Nardella in città ci sono circa 150 telecamere attive. Dato estrapolato dalle fonti che seguono.

3 luglio 2018: 58 nuove telecamere, 400mila euro

Fonte: Smart city, a Firenze si accendono 58 nuove telecamere https://www.corrierecomunicazioni.it/cyber-security/smart-city-a-firenze-si-accendono-58-nuove-telecamere/

“L’operazione è stata finanziata dal Comune di Firenze con 300 mila euro e dalla Fondazione CR Firenze con 100 mila euro, mentre Canon Italia ha fornito le 58 telecamere. La realizzazione delle opere per l’installazione delle telecamere è stata eseguita dalla Direzione Servizi Tecnici del Comune principalmente in orari notturni.

Le telecamere sono inserite nel sistema di videosorveglianza generale cittadina del Comune di Firenze, che a oggi gestisce in totale 464 telecamere”.

10 novembre 2018, altre 250 telecamere, cinque bandi di gara

Fonte: Aduc – Osservatorio Firenze. Le nuove telecamere del Comune… a che servono? (comunicato di Vincenzo Donvito) https://www.aduc.it/comunicato/aduc+osservatorio+firenze+nuove+telecamere+comune_28700.php

“Il Comune di Firenze ha deciso di installare altre 250 telecamere per la sicurezza della città. Installate, saranno 800 complessivamente. Per farlo sono previsti cinque bandi di gara da 800 mila euro ciascuno”.

Maggio 2019, “attivata la 700a telecamera”

Fonte: pagina facebook darionardella:

https://m.facebook.com/darionardella/photos/a.514331448654633/2277615838992843/?type=3

“Firenze città più videosorvegliata d’Italia / Attivata la / 700a / telecamera / Obiettivo 1000 nel prossimo mandato”

Fonte: https://www.firenzetoday.it/cronaca/sicurezza-il-sindaco-firenze-e-la-citta-piu-videosorvegliata-d-italia.html

[Aprile-maggio] 2019, l’impegno delle 1000 telecamere

Fonte: Programma elettorale Dario Nardella. Elezioni amministrative 2019, https://www.darionardella.it/dario_nardella_programma.pdf

“8 – Tecnologie di videosorveglianza

La sicurezza della città si raggiunge anche sfruttando le possibilità offerte dalle attuali tecnologie. In questa direzione sono da leggere interventi strutturali come l’installazione di 450 nuove telecamere di videosorveglianza pubblica, portando la dotazione in città a 750 telecamere, una delle concentrazioni per cittadino più elevata d’Italia. Le videocamere favoriscono la prevenzione dei reati, ma anche la possibilità di cattura del malvivente durante le indagini. L’impegno in tal senso nei prossimi anni è di ampliare ulteriormente il numero di questi strumenti superando le 1.000 telecamere”.

14 agosto 2019, “mantenuto l’impegno”, ora superata quota 800

Fonte: Sicurezza, Firenze: installate in città 63 nuove telecamere di sorveglianza, controradio.it, https://www.controradio.it/sicurezza-firenze-installate-in-citta-63-nuove-telecamere-di-sorveglianza/

“Con i 63 nuovi dispositivi installati arrivano a 818 gli apparecchi presenti sul territorio del Comune.

«Abbiamo mantenuto l’impegno di arrivare a 750 telecamere entro la fine dello scorso mandato, ora abbiamo già superato quota 800 – ha continuato Nardella –. Il nostro obiettivo è toccare quota mille nell’arco di poco tempo e sarà un altro traguardo importante per la città. Siamo di gran lunga la città con la più alta concentrazione di telecamere per abitante. […]».

«Abbiamo raggiunto risultati significativi – ha detto l’assessore Vannucci –: all’inizio dello scorso mandato le telecamere attive erano 150, mentre alla fine, a maggio scorso, erano 750; adesso sono 818. Tra i mesi di giugno e luglio scorsi ne sono state accese circa 70. Questi numeri dimostrano che c’è stato un grande e costante investimento da parte dell’amministrazione comunale su questo settore per assicurare la sicurezza urbana, per garantire la quale lavoriamo anche sui fronti della prevenzione e della deterrenza. L’installazione delle telecamere coinvolge tutti i quartieri ed è un progetto in continuo ampliamento»”.

Fonte: https://www.controradio.it/sicurezza-firenze-installate-in-citta-63-nuove-telecamere-di-sorveglianza/
Fonte: https://www.controradio.it/sicurezza-firenze-installate-in-citta-63-nuove-telecamere-di-sorveglianza/

2 settembre 2019, nuove idee dopo una visita alla control room di Mosca

Fonte: Traffico, arriva la “Control room”: sarà il “Grande Fratello” degli automobilisti, “Firenze Today”, online https://www.firenzetoday.it/cronaca/traffico-viabilita-control-room-app.html

«Un “Grande fratello ‘buono’” che controllerà non la vita delle persone ma i loro spostamenti “con lo scopo di migliorarli, una vera e propria ‘control room’ intelligente che governerà la viabilità a livello metropolitano cercando di fluidificarne il traffico con comunicazioni in tempo reale”. È ciò che il sindaco Dario Nardella, in missione istituzionale a Mosca, ha annunciato oggi dopo l’incontro con i referenti russi della locale “Centrale di controllo del traffico”. Nascerà a Firenze, rende noto una nota di Palazzo Vecchio, “il prossimo anno”.

[…] “Una visita interessante – ha dichiarato il sindaco Nardella – dalla quale sono nate nuove idee per l’attuazione della nostra centrale del traffico, ovvero la Smart City Control Room. Firenze già dispone di oltre 800 telecamere e sistemi avanzati di controllo della mobilità che vedranno la loro completa attuazione proprio nella realizzazione della Control Room”».

8 gennaio 2020, una telecamera ogni 380 abitanti, “siamo una delle città più controllate d’Italia”

Fonte: A Firenze mille telecamere comunali, una ogni 380 abitanti https://www.datacomtecnologie.it/a-firenze-mille-telecamere-comunali-una-ogni-380-abitanti/

“Firenze ha mille telecamere gestite dal Comune. I tre zeri sono stati raggiunti a fine 2019 con l’inaugurazione di un nuovo impianto in piazza Indipendenza. Una telecamera ogni 380 abitanti: «Siamo una delle città più controllate d’Italia – ha sottolineato il sindaco Nardella nella dichiarazione raccolta dal proprio ufficio stampa – mille occhi in giro per la città sono al servizio di tutti i cittadini e dei visitatori come strumenti di un migliore controllo del territorio, sia in fase di indagine che come deterrente».

6 gennaio 2021, Smart City finanziata con “fondi del PON Città Metropolitane 2014-2020 nell’ambito dell’Asse 2 – Sostenibilità dei servizi pubblici e della mobilità urbana”

Fonte: Firenze Smart City, la centrale di gestione e monitoraggio trova casa accanto all’ex stazione Leopolda con la Direzione Mobilità, comunicato stampa del Comune di Firenze, https://www.comune.fi.it/comunicati-stampa/firenze-smart-city-la-centrale-di-gestione-e-monitoraggio-trova-casa-accanto

«“Un passo avanti nella realizzazione della Smart city control room, che troverà sede alla stazione Leopolda – aggiunge l’assessore alla Smart City e innovazione Cecilia Del Re –. Un’infrastruttura che porta con sé una diversa visione di città, nella quale i servizi pubblici e i dati da essi generati si integrano per erogare servizi più efficienti e fornire risposte più immediate alle criticità, consentendo anche di avere una prospettiva più allargata della città. Uno strumento per superare l’approccio particolaristico nella gestione dei servizi pubblici e fare in modo che i dati possano essere sempre più conosciuti e condivisi, ponendosi alla base delle politiche da adottare nell’ottica della sostenibilità ambientale, sociale ed economica”.

Il progetto è stato finanziato dai fondi del PON Città Metropolitane 2014-2020 nell’ambito dell’Asse 2 – Sostenibilità dei servizi pubblici e della mobilità urbana e riguarda le opere edili ed impiantistiche per la predisposizione di tutti i locali del piano primo funzionali alla operatività della Smart City Control Room e l’equipaggiamento con le attrezzature e i sistemi tecnologici necessari al funzionamento della Control Room che rappresentano il cuore del progetto. Investimento previsto è di poco più di 1.334.000 euro».

28 gennaio 2021, altre 190 telecamere nel 2020, toccata quota 1240

Fonte: Firenze, salgono a 1240 le telecamere di videosorveglianza installate in città

Incremento di 190 telecamere https://www.055firenze.it/art/203889/Firenze-salgono-1240-le-telecamere-di-videosorveglianza-installate-in-citt

“Con le nuove installazioni effettuate nelle aree più sensibili di tutti i Quartieri, Firenze, riferisce il Comune di Firenze, la città è passata dalle 1050 telecamere del 31 dicembre 2019 alle 1240 a fine dicembre 2020 con un incremento di 190 telecamere nel corso dello scorso anno.

Dopo le nuove installazioni avvenute lo scorso anno oggi ci sono 532 telecamere nel Q1, 202 nel Q2, 117 nel Q3, 194 nel Q4 e 195 nel Q5. In telecamere di sicurezza sono stati investiti nel biennio 2019-2020 circa 700mila euro ma il piano Firenze Sicura prosegue anche quest’anno, con la previsione di 70 nuove installazioni”.

10 giugno 2022, Venezia: Smart Control Room, “situation room”, videowall: “un unicum a livello nazionale ed europeo nel panorama dei progetti di Smart City 2.0”

Fonte: Gabriele Gargantini, La stanza dove si vede tutto quello che succede a Venezia. Riceve dati da centinaia di telecamere e sensori per gestire turisti e servizi, ma tanti la vedono come un “Grande Fratello”, “Il post. Italia”,https://www.ilpost.it/2022/06/10/venezia-smart-control-room/

«Dalle finestre della Smart Control Room non si vede Venezia; si vedono solo parte del Ponte della Libertà che la collega alla terraferma e, nei giorni di bel tempo, le Alpi. Dall’interno della sala, al primo piano del comando generale di polizia locale, Venezia si vede invece tutta quanta, grazie a centinaia di telecamere, sensori e rilevatori di vario genere che attraverso decine di schermi permettono al Comune, alla polizia e ad alcune società pubbliche di osservare cosa succede in città.

La Smart Control Room, da cui lavorano in contemporanea al massimo otto persone, è un innovativo sistema di monitoraggio integrato di flussi, fenomeni e comportamenti di persone e mezzi, e che tra le altre cose fornisce costantemente informazioni su meteo, maree e qualità dell’aria. In parte serve a studiare, e se possibile prevedere, certi comportamenti di residenti e turisti; in parte ha l’ambizione di aumentare l’efficienza dei servizi offerti, ma anche la sicurezza e il cosiddetto “decoro”. […] TIM, che si è occupata della parte tecnologica del suo sviluppo, la definisce “un unicum a livello nazionale ed europeo nel panorama dei progetti di Smart City 2.0”. […] nel settembre del 2020 la Smart Control Room, finanziata con fondi europei e comunali, fu presentata nella nuova sede della Polizia locale. La stanza, spoglia e silenziosa, è sullo stesso corridoio di una spaziosa “situation room”, a pochi passi dalla centrale operativa della polizia. Si trova al Tronchetto, che è anche noto come Isola Nova ed è un’isola artificiale a forma di L che fu realizzata negli anni Sessanta. Arrivando a Venezia dal Ponte della Libertà, è la prima isola che si vede sulla destra. […]

Su una parete della smart control room c’è un grande videowall contenente qualche decina di schermate diverse. Alcune mostrano in diretta le immagini a 25 fotogrammi al secondo che arrivano da circa 600 telecamere, la metà delle quali sono nella Venezia insulare».

4 novembre 2022, Venezia: la prima Smart City d’Italia, con le “più moderne tecnologie IT”, “Big Data Analytics”, “Intelligenza Artificiale”, “Internet of Things”, “Cloud Computing”, “sentiment analysis”

Fonte: Venezia: la prima Smart City d’Italia. Il Comune di Venezia, VENIS e TIM Enterprise realizzano il progetto Smart Control Room rendendo la Città Lagunare la prima Smart City in Italia, https://www.timenterprise.it/approfondimenti/venezia-smart-city-italia

«Nel progetto è stato fatto largo uso delle più moderne tecnologie IT, con particolare riferimento per i Big Data Analytics, l’Intelligenza Artificiale, l’Internet of Things e il Cloud Computing. Sono stati inoltre realizzati ex-novo due sistemi IoT verticali, per il monitoraggio in tempo reale della mobilità acquea e per il controllo del traffico acqueo e stradale a fini sanzionatori.

Le principali funzionalità rese disponibili dalla piattaforma SCR riguardano:

– le presenze in città in tempo reale e uniche,

– le provenienze dei pendolari/visitatori,

– il controllo del traffico e del trasporto pubblico locale,

– il monitoraggio dei flussi pedonali,

– la predizione delle presenze e dei flussi,

– la sentiment analysis,

– il calcolo degli indici di stato e di performance della città,

– la navigazione assistita dei city users sul territorio comunale,

– il monitoraggio ambientale e il calcolo delle condizioni di fruibilità della città al loro variare.

È anche stata realizzata una vera e propria Centrale Operativa (la Smart Control Room) presso la quale operano a stretto contatto i rappresentanti dell’Amministrazione Comunale e delle società partecipate, condividendo le informazioni strutturate che la piattaforma SCR produce in relazione allo stato della Città e il suo evolversi.

La piattaforma SCR dispone di un ambiente per la “Open Science Collaboration” che consente all’Amministrazione Comunale di coinvolgere Università e Istituti di Ricerca nello studio dei fenomeni caratteristici della Città di Venezia.

Il progetto SCR Venezia ha rappresentato un unicum a livello nazionale ed europeo nel panorama dei progetti di Smart City».

10 dicembre 2022, 100 nuove telecamere di “ultimissima generazione” con i fondi europei PON METRO (500.000 euro); superata quota 1500

Fonte: Strade sicure, in arrivo 100 nuove telecamere (comunicato stampa del Comune di Firenze) https://www.comune.fi.it/comunicati-stampa/strade-sicure-arrivo-100-nuove-telecamere

«Ora gli apparecchi di videosorveglianza in città sono più di 1500. Albanese e Giorgetti: “Strumenti fondamentali per la sicurezza e la mobilità”

Sono 100 nuove telecamere di ultimissima generazione e stanno per essere installate nelle strade e nelle piazze di tutti i quartieri, portando gli apparecchi elettronici che controllano la città a oltre 1.500. È il nuovo grande acquisto fatto dal Comune di Firenze di sistemi di videosorveglianza della rete stradale e avranno il duplice compito di monitorare i flussi di traffico sulla rete cittadina per interagire con l’infomobilità metropolitana e di supportare il lavoro delle forze dell’ordine per la sicurezza della città. Questa nuova tranche di telecamere è stata finanziata con i fondi europei PON METRO per un importo di 500.000 euro.

Con queste cento nuove installazioni in arrivo nelle aree più sensibili di tutti i Quartieri e sulle arterie più trafficate, Firenze è passata dalle 1050 telecamere del 31 dicembre 2019 alle 1500 di adesso (nel maggio 2014, ad inizio mandato del sindaco Dario Nardella, erano circa 150)».

11 ottobre 2023, 1586 telecamere, a cui aggiungerne altre 50

Fonte: Furti a raffica, l’annuncio del Comune di Firenze: 50 nuove telecamere https://www.lanazione.it/firenze/furti-firenze-32a66635

«“Ci siamo impegnati molto in questi anni a potenziare il sistema di videosorveglianza della nostra città” dice l’assessora Benedetta Albanese, che ha ricordato come ad inizio mandato del sindaco Nardella, nel maggio 2014, fossero 150 quelle installate mentre oggi sono 1586, a cui si aggiungeranno le ulteriori 50 la cui installazione è stata approvata stamani».

16 ottobre 2023, Smart city control room, h24

Fonte: Domenico Guarino, Sicurezza, Firenze: nuove telecamere, Smart city control e tre pattuglie di vigili in più per Quartiere, controradio.it, https://www.controradio.it/sicurezza-firenze-nuove-telecamere-smart-city-control-e-tre-pattuglie-di-vigili-in-piu-per-quartiere/

“Un piano in dieci punti quello annunciato da Nardella. Rafforzamento dell’organico della polizia municipale con 50 nuovi ispettori che arriveranno in due step nei prossimi mesi e un nuovo bando per 200 agenti in più; aumento dei vigili di quartiere con tre pattuglie in più al giorno su ogni quartiere di Firenze e il reinserimento della stazione mobile nelle periferie; nuove telecamere; Smart city control room, che sarà attivata entro l’anno e avrà un sistema di sorveglianza attiva h24 e agenti dedicati che controlleranno le zone più delicate”.

23 novembre 2023, a Firenze 351.000 euro per 50 nuove telecamere, a Grosseto 260.000 per 200

Fonte: Videosorveglianza: Firenze tocca quota 1600 telecamere, “Sicurezza”, magazine online https://www.sicurezzamagazine.it/videosorveglianza-firenze-tocca-quota-1600-telecamere/

“Lo scorso ottobre la giunta del Comune di Firenze ha approvato lo stanziamento di 351.000 euro per aumentare la rete di videosorveglianza in città. Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e le forze dell’ordine si sono confrontate scegliendo una serie di aree sensibili per posizionare le 50 nuove telecamere, che si aggiungono ai 1.586 dispositivi già presenti a Firenze.

L’impianto è collegato tramite una rete in fibra ottica a un sistema centrale di supervisione, gestione e archiviazione, con immagini visibili in tempo reale presso le sale operative della polizia municipale, della questura, dei carabinieri e della guardia di finanza, presso le sale gestione della Direzione Mobilità e di Firenze Start (semafori) e presso le sale operative della Protezione Civile e dei vigili del fuoco”. […]

La giunta comunale di Grosseto ha approvato lo studio di fattibilità tecnica ed economica per l’aggiornamento del sistema di videosorveglianza in programma tra 2023 e 2025. È stato previsto un investimento complessivo che supera i 260.000 euro per 200 nuove telecamere, che in parte sostituiranno i dispositivi obsoleti, in parte andranno a implementare i controlli”.

12 dicembre 2023, “un vero e proprio gioiello di alta tecnologia”

Fonte: Smart city control room, inaugurato il nuovo Hub per la gestione della mobilità e dei servizi urbani, comunicato stampa del Comune di Firenze https://www.comune.fi.it/comunicati-stampa/smart-city-control-room-inaugurato-il-nuovo-hub-la-gestione-della-mobilita-e-dei

«“Questa nuova Smart city control room è un vero e proprio gioiello di alta tecnologia, sicuramente il più avanzato in Italia, che ci consentirà di avere il controllo totale di quello che succede in città, a cominciare dalla mobilità, sia pubblica che privata, per anche la sicurezza, l’illuminazione, i semafori, l’infomobilità – ha dichiarato il sindaco Nardella –. Grazie alle nostre 1600 telecamere ma anche alla gestione integrata di tutti i dati potremo garantire un miglioramento globale del traffico e delle informazioni per i cittadini”. […]

Nella Smart City Control Room trovano posto la Centrale Operativa della Mobilità e la Centrale Operativa della Polizia Municipale, ma sarà interconnessa con le altre centrali già attive e presenti sul territorio e sono previsti in futuro protocolli di coordinamento con centrali taxi, servizi di sharing mobility, e flotte del trasporto merci. Grazie alla cooperazione degli operatori della mobilità, della Polizia Municipale ma anche dei gestori del Global Service, dei servizi alla mobilità, del Tpl urbano ed extraurbano, dell’igiene urbana, del servizio idrico e gas oltre agli operatori della comunicazione (web, social, radio) e al collegamento con le altre centrali la Smart City Control Room diventa una super centrale di interconnessione dei servizi urbani attinenti alla mobilità consentendo una gestione in tempo reale delle diverse attività di tutti gli operatori coinvolti. […]

La Smart City Control Room è stata realizzata al primo piano della palazzina adiacente alla sede delle direzioni Infrastrutture di Viabilità e Mobilità e Sistema Tranviario Metropolitano. Sul lato settentrionale del fabbricato è stato creato il grande ambiente che ospita la Control Room ed il Media Box, mentre negli spazi rimanenti sono state realizzate la Sala emergenze oltre alla nuova Centrale Operativa della Polizia Municipale. I restanti locali al piano terra ospitano ulteriori uffici della Direzione Infrastrutture di Viabilità e Mobilità. La struttura della copertura esistente in legno è stata mantenuta e sottoposta a un intervento di restauro e consolidamento».

Fonte: Sandra Salvato, Smart City Control Room: ecco il “cervellone” che monitorerà la mobilità a Firenze, “controradio.it”, https://www.controradio.it/mobilita/

“Una super centrale operativa come si vede solo nei film, qui passeranno le immagini di 1.600 telecamere.

Una stanza grande, una sorta di cervellone, un occhio tolkeniano che tutto vede e tutto sa in tempo reale. Videowall, grandi schermi occupano buona parte del salone ellittico nei nuovi uffici della Direzione grandi infrastrutture e mobilità vicino alla stazione Leopolda, e in futuro saranno accesi 24 ore su 24 – per ora solo dalle 7 del mattino fino alle 8 della sera – per gestire e fronteggiare traffico, eventi, lavori pubblici, incidenti, allagamenti, ma anche un maggiore monitoraggio del traffico durante i giorni critici o in caso di manifestazioni. Lo si farà in maniera integrata, perché sono vari i soggetti che siedono al tavolo decisionale, da Publiacqua a Sas, Alia, Global, Silfi, i tassisti, fino alla polizia municipale e i tecnici del Comune”.

6 gennaio 2024, 39 nuove telecamere, “in città sono oggi 1656”

Fonte: Sicurezza, accese 39 nuove telecamere di sorveglianza, comunicato stampa del Comune di Firenzehttps://www.comune.fi.it/comunicati-stampa/sicurezza-accese-39-nuove-telecamere-di-sorveglianza

«Non si ferma il lavoro dell’amministrazione per potenziare la videosorveglianza di strade, piazze e giardini della città. Negli ultimi giorni di dicembre sono state infatti accese 39 nuove telecamere di ultimissima generazione dislocate nelle zone più sensibili della città individuate con le forze dell’ordine e la prefettura grazie anche alla collaborazione di comitati e cittadini. In totale le telecamere in città sono oggi 1656. […]

“Stiamo lavorando in grande collaborazione con le forze dell’ordine e la prefettura ma anche con i Quartieri della città, con i tantissimi cittadini e con i comitati – afferma l’assessora alla sicurezza urbana Benedetta Albanese –. Non ci fermiamo qui, abbiamo in programma altre 14 installazioni a gennaio e continueremo in questa direzione di potenziare la videosorveglianza ancora nei mesi a seguire”».

15 gennaio 2024, costi: PON e fondi comunali

Fonte: Paolo Odinzoff, Smart City Control Room, a Firenze un super hub tecnolologico per il controllo della città, “Citynext”, online https://www.citynext.it/2024/01/15/smart-city-control-room-a-firenze-un-super-hub-tecnolologico-per-il-controllo-della-citta

“La sua realizzazione è costata circa 2,5 milioni di euro ed è stata finanziata per 1,57 milioni, con fondi del PON Città Metropolitane 2014-2020 nell’ambito dell’Asse 2, e 0,93 milioni da fondi comunali, cui si aggiungono le risorse impiegate per lo sviluppo dei sistemi informativi”.

21 febbraio 2024, in una “smart city”, “tutti i cittadini contribuiscono attivamente alla politica pubblica”

Fonte: Smart City Control Room Firenze, il ruolo di DZ Engineering, online https://www.dz-e.com/smart-city-control-room-firenze-il-ruolo-di-dz-engineering/

“Negli edifici adiacenti la storica Stazione Leopolda, il 12 dicembre 2023, il Comune di Firenze ha inaugurato la nuova Smart City Control Room (SCCR).

Per questo progetto DZ Engineering ha curato la realizzazione degli impianti e delle opere edili, nonché la progettazione ed installazione di Sistemi Video Wall che permetteranno l’aumento dei livelli di sicurezza della città. […]

Nei progetti di rinnovamento delle infrastrutture e dei servizi offerti ai cittadini, diventa di fondamentale importanza l’utilizzo delle tecnologie IoT per diversi motivi, ad esempio: una migliore gestione ed ottimizzazione delle risorse, la riduzione dell’impatto ambientale, la progettazione e costruzione di reti di trasporto urbano ecosostenibili, il perfezionamento e potenziamento dei servizi e lo sviluppo di nuovi.

All’interno di una smart city si “lavora” inoltre per favorire le relazioni con il capitale intellettuale, umano e sociale: tutti i cittadini contribuiscono attivamente alla politica pubblica e rendono l’amministrazione della città interattiva e reattiva.

Sostenibilità, efficienza ed innovazione permettono inoltre di innalzare i livelli di sicurezza degli spazi urbani, offrendo protezione all’intera popolazione. […]

Il progetto della Smart City Control Room è frutto delle esperienze e del know-how sviluppato da DZ Engineering sia in ambito Motorsport che di sicurezza urbana. La realizzazione dei sistemi di controllo TVCC nei circuiti di F1 e MotoGP (Singapore, Monza, Imola, Hanoi e Mandalika) e delle infrastrutture cittadine nelle città di Ravenna, Forlì, Cesena e Crotone sono state le basi per raggiungere un grado di eccellenza”.

25 marzo 2024, oltre 1700 telecamere di videosorveglianza: “un record a livello nazionale in rapporto sia alla superficie che al numero di abitanti”

Fonte: Sandra Salvato, Intesa tra Comune e Procura di Firenze per rafforzare le indagini sui reati predatori, “controradio.it” https://www.controradio.it/sindaco-nardella-spiezia-procura-repubblica-firenze-protocollo-intesa/

«[Filippo Spiezia, procuratore della Repubblica, dichiara]: “Il nostro è un intervento a valle, quando purtroppo i fenomeni criminali accadono. Non abbiamo la funzione della prevenzione, tuttavia crediamo che si possa fare di più: il perfezionamento della centrale operativa della polizia municipale rappresenta un’occasione d’oro per ridurre i tempi di acquisizione e elaborazione della prova. Questa esigenza nasce dalla constatazione che c’è un incremento nel contesto urbano nelle forme di reati predatori come furti, rapine, estorsioni. […]”

È previsto, inoltre, “un allungamento dei tempi di conservazione delle immagini su un numero consistente di telecamere per finalità investigative. Prima le immagini venivano mantenute per 24-48 ore, ora si arriva a sette giorni”. Lo ha spiegato il procuratore, specificando che la conservazione delle immagini delle telecamere di sicurezza erano già di sette giorni, ma adesso l’estensione della durata varrà per quasi tutti i dispositivi. L’altro elemento di novità è il rafforzamento di un meccanismo investigativo con una “task force composta da un certo numero di appartenenti a questa sezione che lavorerà per analizzare tutti i file relativi a fascicoli, per andare a ricostruire l’esistenza di condotte seriali” seppur “attribuite a singole soggetti o riconducibili alle azioni di gruppi associati”.

Il sindaco Nardella ha sottolineato che il protocollo “permette di utilizzare al massimo e al meglio la nuova centrale operativa del Comune di Firenze, la smart city control room e tutta la rete di telecamere di videosorveglianza, oltre 1700, che rappresenta un record a livello nazionale in rapporto sia alla superficie che al numero di abitanti”.

Fonte: esserefirenze.it, la città che “è…”

Sito costruito per presentare il bilancio di fine mandato: “Progetti e attività realizzate dal Comune di Firenze durante il mandato 2019-2024”. (Una versione cartacea è stata recapitata per posta agli indirizzi dei e delle residenti a Firenze, con questa indicazione: “Materiale comunicativo di accompagnamento agli strumenti tecnico-amministrativi redatti dalla Pubblica Amministrazione ai sensi dell’art. 4 del D.Lgs. 6 settembre 2011 n. 149 […]. Il documento, pertanto, integra la redazione della Relazione tecnica di fine mandato”.)

“Firenze è vicina […] / Mobilità digitale […]

Smart City Control Room / La centrale operativa per la gestione e il monitoraggio in tempo reale dei servizi di Smart City. Un unico grande spazio fisico che riunisce tutti i soggetti coinvolti nella gestione dei principali servizi urbani e della viabilità, compresa la Polizia Municipale”. (https://esserefirenze.it/vicina-2/)

“Firenze è attenta […]

Piano telecamere / Costante installazione di videocamere di sorveglianza in diverse zone della città anche per aumentare la sicurezza”. (https://esserefirenze.it/attenta-2/)

Un simbolo grafico indica che questi due progetti sono “cofinanziati dall’Unione Europea nell’ambito del Programma Operativo Nazionale Città Metropolitane 2014-2020”.

Cartello stradale all’angolo tra via Novelli e via D’Annunzio, rivisitato dall’artista Clet

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