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Elementi del paesaggio

“Show Israel the red card”

20/10/2025 Margherita Borsoi // Documenti Elementi del paesaggio

Udine, 14 ottobre 2025. Scritte, cartelli, slogan alla manifestazione di protesta contro lo svolgimento della partita di calcio tra le squadre nazionali di Italia e Israele.

Striscioni

Show Israel the red card

No world cup in genocide

Free free free Marwan Barghuthi

Diamo un calcio al sionismo / Palestina libera

Comitato Regionale Friuli-Venezia Giulia

Contro ogni stato / ogni nazionalismo / stop genocidio firmato A cerchiata

Tutte le guerre contro di noi / noi contro tutte le guerre firmato A cerchiata

Nessuna legittimazione all’occupazione israeliana / Free Palestine – Comitato per la Palestina Udine

Su questa terra esiste qualcosa per cui vale la pena vivere!………. Mahmoud Darwish / Fermare il genocidio arrestare i criminali / Non c’è pace senza giustizia / Ultimo giorno di occupazione sarà il primo giorno di pace striscione retto da membri della Comunità Palestinese; scritte tradotte anche in arabo e con accanto la cartina geografica della Palestina

Non dimenticare un solo nome

Intifada studentesca/ show Israel the red card – student3 per la Palestina con bandiera palestinese sullo sfondo; i puntini delle “i” disegnati come palloni da calcio

“Nissun stât / 1000 popui” con A cerchiata rossa sullo sfondo

Palestina libera / senza giustizia non c’è pace – Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Udine

Stop guerre / stop genocidi accanto alla scritta disegnate la bandiera della Palestina e quella del Kurdistan

No al SSionismo / Palestina libera firmato No greenpass e oltre

Pace agli oppressi / lotta agli oppressori

Trieste per la PACE, non porto per la guerra firmato dalle associazioni Insieme Liberi e Alister

Sanitari per Gaza Veneto

Ogni giorno uno sguardo / di questi bambini palestinesi / disperatamente si spegne. / Salviamoli dall’inferno firmato Sanitari per Gaza; accanto l’immagine di bambini affamati che sporgono le loro ciotole durante la distribuzione di cibo

Bandiere

Palestina

Pace arcobaleno

Anpi

Arci Nazionale

ASD Polisportiva San Precario

Udu – Unione Degli Universitari

Làbas

Gkn

Unione Sindacale di Base

Cgil

Usi – Unione Sindacale Italiana.

Usi Udine

Cobas Scuola Trieste-Gorizia

Movimento 5 Stelle FVG

Alleanza Verdi e Sinistra

Potere al Popolo

Rifondazione comunista

Partito Comunista Rivoluzionario

Dax resiste / Antifascismo è anticapitalismo

A di anarchia su sfondo nero

A di anarchia su sfondo nero e rosso

Germinal Trieste

Medici Senza Frontiere

Sanitari per Gaza

Cartelli

Il calcio di Israele a Udine, il calcio di Udine a Israele!

Fifa fa 90… the horror is-real/is-rael

L’unico calcio che vi meritate è in culo

Non si gioca con un genocidio

₋ stadi ₊ ospedali

Stadio vuoto come le vostre coscienze

Dove sono finiti i bambini che giocavano con me? con immagine del pallone da calcio

Fifa complice del genocidio

Meglio 1 giorno da anguria che 100 da Meloni

I diritti sono di tutti / altrimenti sono privilegi

Più setter meno settler cartello sul guinzaglio di un cane setter

Norimberga per Giorgia

Free Palestine! / Libertà di manifestare!!! NO allo stato di polizia! firmato A cerchiata

Let Palestinians choose

Imagine there’s no wars / it isn’t hard to do / nothing to kill or die for / a brotherhood of men/ imagine all the people / living life in peace ogni strofa scritta su una banda della bandiera palestinese

Fedriga tâs in friulano Fedriga taci, riferito a Massimiliano Fedriga, presidente della Regione autonoma Friuli Venezia-Giulia

Canti

Intonati come cori da stadio, accompagnati da tamburi suonati da alcuni lavoratori dell’ex Gkn.

… e Israele deve andarsene… Vattene! Vattene! / …e Israele deve andarsene… Vattene! Vattene!

Questa notte ho fatto un sogno / S’era sciolto Idf / Di sionisti non ce n’eran più e… Netanyau a testa in giù

Siamo tutte antisioniste

E chi non salta insieme a noi cos’è… è un sionista…

Accessori

Fumogeni

Maschere veneziane con colori della bandiera della Palestina

Magliette con bandiere antifasciste “antifa” con due bandiere, rossa e nera, in un cerchio con bordo nero e sfondo bianco

Palloncini viola appesi allo zaino degli addetti all’autogestione del corteo, accompagnati da relativi cartelli con scritto “Se hai bisogno di aiuto, chiedi a me”.

Maglietta con scritto: Sabbia non olio nel motore del militarismo / siamo tutti disertori – Assemblea Antimilitarista e Antiautoritaria

Nota. La partita tra Italia e Israele, valida per le qualificazioni ai mondiali di calcio, era in programma alle 20,45 allo stadio Friuli di Udine. A partire dalle 17,30 più di diecimila persone si sono concentrate in piazza della Repubblica per svolgere un corteo pacifico fino a piazza Primo Maggio, lungo un percorso nel centro cittadino, a distanza . La richiesta, da parte del Comitato per la Palestina di Udine e delle 358 realtà aderenti alla manifestazione, era l’estromissione della nazionale israeliana dalle competizioni organizzate da FIFA e UEFA e l’annullamento della partita. La lista delle associazioni (partiti e sindacati, giornali e case editrici, associazioni sportive, locali e nazionali) che hanno sottoscritto il comunicato di lancio della manifestazione è stata pubblicata nelle pagine social del Comitato per la Palestina di Udine. Tutte le foto sono di Margherita Borsoi. La locandina disegnata da zerocalcare è ripresa da internet.

Archiviato in://, Documenti, Elementi del paesaggio Margherita Borsoi

“Firenze lo sa, da quale parte stare…”

15/10/2025 altrochemestre // Documenti Elementi del paesaggio

Firenze, 3 ottobre 2025. Scritte, immagini, bandiere e slogan durante lo sciopero generale indetto da CGIL e sindacati di base in seguito all’attacco in acque internazionali da parte della marina militare israeliana contro i civili disarmati della spedizione umanitaria Global Sumud Flotilla.

di altrochemestre

Bandiere

Bandiera della Palestina

Bandiera sindacato Cub

Bandiera sindacato USB

Bandiera CGIL Firenze

Bandiera COBAS

Bandiera arcobaleno PACE

Bandiera arcobaleno NON VIOLENZA con mani che spezzano un fucile

Bandiera palestinese con scritto Global Sumud Flottilla

Bandiera del PD

Bandiera dei pirati “jolly rogers”

Bandiera dei pirati “jolly rogers” nella versione del manga One Piece

Bandiera del Partito comunista italiano con falce e martello sopra il tricolore

Bandiera del Libano

Bandiera anarchica nera con A cerchiata

Circolo Arci 1° maggio Sieci la S di Sieci scritta con i colori dell’arcobaleno

Bandiera della Palestina con pugno chiuso con i colori della bandiera

Striscioni

Insorgiamo del collettivo ex-GKN

CGIL Toscana

Sanitari per Gaza Firenze / Stop al genocidio / Cessate il fuoco su un angolo più in piccolo Boicotta l’economia di GUERRA di Israele con il marchio dell’industria farmaceutica TEVA sbarrato; con il disegno di un bambino, di spalle, in cenci, che tiene una bandiera della Palestina; uno stetoscopio con i colori della bandiera palestinese

Amnesty International

ARCI

Basta genocidio a Gaza / Prof del Machiavelli Capponi / Rompere il silenzio

Classe * scuola primaria Collodi / Se vuoi la pace prepara la pace su grande lenzuolo bianco con attaccate barchette di carta con i colori della bandiera della Palestina e i nomi dei bambini

Books no bombs / bibliotecarə per Gaza

Scritte e cartelli

Stop genocide / free Palestine / Il blocco della flottiglia è pirateria / Blocco illegale / Global Sumud Flottilla su una pettorina bianca, con il disegno di barchette di carta con i colori della bandiera palestinese e il simbolo della Flottilla

L’Agno lo sa / da quale parte stare con il disegno di un anguria (cocomero) e una mano verde

Palestina libera

Stop genocidio Palestina

Assassini / fascisti con le foto di Trump e Netanyah con stampigliata sopra una mano rossa

Free Gaza

They just $pent another billion on a genocide la s di spent scritta con il simbolo del dollaro

– Meloni + cocomeri

La politica è morta

Chi tace uccide lettere scritte con i colori della bandiera palestinese, e una bandiera palestinese

Ogni voce conta / ogni silenzio pesa

Anche se vi credete assolti / siete lo stesso coinvolti

Definisci bambino con immagine di un bambino palestinese ferito, malnutrito, attonito

Definisci bambino con volto infuriato di Enzo Iacchetti (Durante la trasmissione televisiva “È sempre carta bianca” di Rete 4, il 16 settembre 2025, Iacchetti denunciava l’uccisione di bambini a Gaza, al che l’altro ospite in collegamento, Eyal Mizrahi, presidente della Federazione Amici di Israele, gli aveva detto “Definisci bambino”; la polemica è diventata “virale)

EUI staff 4 PEACE scritta gialla su sfondo blu secondo i colori della bandiera dell’Unione Europea

Accessori

Barchetta di carta gigante con bandiera della Palestina e scritta Stop genocidio Palestina

Fazzoletto ANPI Firenze est

Orecchini a forma di fetta di cocomero/anguria

Magliette con cocomeri/angurie

Magliette con scritte “militanti” o “da manifestazione” (esempio: “bassist against racists”)

Qualche fumogeno colorato

Segni sulle guance

Bandiera della Palestina

Arcobaleno della pace

Strisce rosse

Mani rosse

Canti e slogan

Firenze lo sa / da quale parte stare / Palestina libera dal fiume sino al mare

Bella ciao

Netanyauh pezzo di merda scandito come il coro da stadio (lo stesso di Berlusconi pezzo di merda)

Palestina libera / dal Giordano fino al mar / che fatica che ti chiedo / intifada pure qua // Avanti insieme / uniti nella lotta / contro l’imperialismo / vittoria ci sarà [rip. ci sarà] / e non c’è resa / non c’è rassegnazione/ ma solo resistenza / contro l’occupazion… [più forte…] sull’aria del coro della curva Fiesole per la Fiorentina ripreso e reso celebre in tutta Italia dal collettivo ex-GKN

Nota. Cose viste e sentite restando nello spezzone centrale di un lungo corteo (la partecipazione è stata stimata fino a 100.000 persone), che è partito dalla Fortezza da Basso tra le 9,30 e le 10 (il concentramento era cominciato prima) e si è sciolto allo stadio comunale Artemio Franchi intorno alle 13. Solo un pezzo della testa del corteo ha proseguito, raggiungendo Coverciano per protestare davanti ai cancelli del Centro tecnico della Federazione italiana gioco calcio contro la disputa dell’incontro tra Italia e Israele il 14 ottobre 2025 a Udine. Le foto sono di Filippo Benfante.

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“Ponte della Libertà per la Palestina”

11/10/2025 altrochemestre // Documenti Elementi del paesaggio

Mestre e Venezia, 3 ottobre 2025. Scritte, immagini, bandiere e slogan durante lo sciopero generale indetto da CGIL e sindacati di base in seguito all’attacco in acque internazionali da parte della marina militare israeliana contro i civili disarmati della spedizione umanitaria Global Sumud Flotilla. Il corteo partito dalla stazione di Mestre e quello partito da Venezia (campo Santa Margherita) si sono incontrati sul ponte translagunare, bloccandolo. 

Striscioni

Dalle scuole alle strade / Blocchiamo tutto / Students contro il genocidio in Palestina / Disertiamo la guerra – Coord. Studentesco Venezia-Mestre

Free Gaza striscione che scende in verticale dal tetto del Garage Comunale di Piazzale Roma 

Foto di Patrizia Veclani

Stop Genocide

Anpi Mestre. Sezione Erminio Ferretto

Anpi Venezia. Comitato provinciale

Contro sionismo / guerre e capitalismo / Palestina libera / dal fiume fino al mare

Lavoratori e studenti uniti con la Resistenza del popolo palestinese, rotonda marghera

Foto di Maria Morganti

Contro la barbarie per l’umanità / Blocchiamo tutto / Stop genocidio

No alla guerra tenuto da bambine e bambini

Governo Meloni complice del genocidio / Palestina libera

Free Palestine / Blocchiamo tutto!

Palestina libera / La pace non ha confini

Sciopero generale / fermiamo il genocidio e l’occupazione a Gaza / Fermiamo la spesa italiana in armamenti / CGIL Venezia

Contro la barbarie per l’umanità / Blocchiamo tutto / Stop genocidio

Per la Palestina / con la flotilla / Blocchiamo tutto! / Campo S. Margherita 3/10 h. 9

Con la flotilla per la Palestina! / blocchiamo tutto!

Sumud! / Lunga vita ai ribelli con disegno di una barchetta di carta con i colori della bandiera palestinese

Bandiere

Foto di Patrizia Grazioli

Coordinamento no inceneritore gialla

Coordinamento studenti medi Venezia-Mestre rossa con pugno chiuso e simbolo antifa

Bandiera dei pirati “jolly roger” nella versione del manga One Piece

Bandiera palestinese

Bandiera tricolore dell’Italia

Leone di san Marco zapatista

Mediterranea

Partito comunista italiano con falce e martello 

Cgil CLM Venezia

FP Cgil

Filt – Federazione italiana lavoratori trasporti (CGIL)

Foto di Claudio Zanlorenzi

Arcobaleno con scritta PACE

Arcobaleno con scritta NONVIOLENZA e due mani che spezzano un fucile

Emergency con simbolo

Potere al popolo

Partito comunista dei lavoratori italiani con falce e martello, e simbolo del mondo

Cartelli

Foto di Anna Talamini

Complice del genocidio con foto di Meloni

Ponte della Libertà / per la Palestina

Stop genocide

Sionismo ≠ Ebraismo

Free Palestine

Palestina libera

Fate silenzio quando dormono / non quando muoiono con bandiera palestinese

Immagine di Gesù Cristo in croce con la kefiah

Per quanto voi vi crediate assolti / sarete sempre coinvolti con disegno di due barchette di carta e il simbolo della pace della Campagna per il disarmo

Foto di Maria Morganti

No guerra / Palestina libera con immagine della colomba della pace con i colori della bandiera palestinese

Free Palestine / Freedom for all animals

From the river to the sea / Palestine will be free

Combattiamo l’indifferenza / a partire dalle scuole!

Israel / is perpetrating / a Shoah / in Palestine lettere bianche su sfondo nero

Usa, Israele, Italia, Stati assassini

Sappiamo da che parte stare / Palestina libera / dal fiume fino al mare

Volevano cancellare / la Palestina / adesso tutto il mondo / è diventato / Palestina con disegno della bandiera palestinese

Free Gaza

Israel is perpetrating a Shoah in Palestine

Meloni dimissioni

Foto di Anna Talamini

Slogan, canti

Free Free / Palestine

Bella ciao

Leonardo merda / làlàlàlà contro il gruppo industriale che agisce nei campi “aerospazio, difesa e sicurezza”, di cui lo Stato italiano è azionista di maggioranza 

Venezia lo sa / da che parte stare / Palestina libera / dal fiume fino al mare

Locandina CGIL Venezia per lo sciopero generale (fonte: internet)
Foto di Anna Talamini

Nota. L’immagine di copertina è del Coordinamento Studentesco Venezia-Mestre. Le locandine sono riprese da internet. Ringraziamo tutte le persone che ci hanno aiutato a raccogliere le immagini e in particolare Francesca Vecchiato e Sebastiano Bergamaschi.

Archiviato in://, Documenti, Elementi del paesaggio altrochemestre

Calmo subbuglio a Belgrado

06/09/2025 Stefano Petrungaro // Elementi del paesaggio Escursioni

A piedi per la capitale serba, estate 2025. Simboli, graffiti, sovrascritture, striscioni e slogan in rima. Archeologia delle proteste che da mesi chiedono le dimissioni del governo.

Strana atmosfera in questa fine luglio a Belgrado. C’è qualcosa della grande città in estate, abbandonata da chiunque ne abbia avuto la possibilità. Ma ci sono anche i segni, ovunque, dell’enorme ondata di proteste che ha scosso il paese per nove mesi. Attualmente, anch’esse sono in fase di riflusso, e non solo per la calura, ma perché ormai, dopo che il variegato movimento di opposizione al governo in carica è riuscito nell’impresa di portare in piazza, ripetutamente, centinaia di migliaia di persone, bloccando il paese con scioperi e occupazioni, il nodo che tutte e tutti conoscevano è venuto al pettine: che fare, ora? Fondare un partito? Un’alleanza partitica? Come portare avanti la lotta con altri mezzi?

La protesta, infatti, non poteva durare all’infinito, non con queste forme. Gli/le studenti hanno occupato le sedi universitarie e hanno boicottato lezioni ed esami, col sostegno di un alto numero di docenti. È la “blokada”, che in un bel gioco di parole a incastro e in rima (“kada” vuol dire “quando”) che campeggia sulla Facoltà di Lettere, è invocata con lo slogan “Blokada, se non ora, quando?”.

Il prezzo immediato da pagare per chi aderisce è salato: gli/le studenti rischiano di perdere l’anno, e ai/alle docenti lo stipendio è stato ridotto di tre quarti, in certi casi sospeso, con in più la modifica al regolamento che governa l’impegno didattico e di ricerca dei docenti, di fatto escludendoli dalla possibilità di partecipare a programmi di finanziamento europeo. Vista l’esiguità delle risorse investite, al solito, nell’educazione, significa impedire ai/alle docenti di fare il loro lavoro di ricercatori/trici.

Una delle richieste del movimento, infatti, era proprio l’aumento del finanziamento a scuola e università, sebbene l’obiettivo principale fosse una radicale rimessa in discussione del “sistema” socio-politico-economico che da anni governa, a vari livelli, il paese, con reti clientelari caratterizzate da un altro grado di corruzione, con pesantissime ricadute per la società serba in ogni ambito della vita sociale, ossia economico, politico, culturale. Giovani e meno giovani, uomini e donne, a Belgrado e in numerose altre città del paese, chiedono a gran voce le dimissioni del governo in carica e che si dia alla Serbia una possibilità per cambiare, anzitutto attraverso nuove elezioni.

Mi rendo conto di parlarne al passato, ma le proteste non sono concluse e il futuro è aperto. Deve aver a che fare con quel riflusso cui accennavo prima. Quello che lascia dietro di sé, oltre alle istanze politiche e sociali che attendono di essere elaborate nei mesi a venire, sono un gran numero di graffiti. La città è infatti un vero florilegio di scritte e disegni sui muri, messaggi volantini e adesivi. Impossibile renderne conto pienamente, una mappatura seria richiederebbe un enorme lavoro, oltre che notevoli competenze per poterle decifrare, visti i numerosi e svariati riferimenti. Tuttavia, ne posso condividere con il/la lettore/trice alcuni, che hanno attirato la mia attenzione, muovendomi tra le strade della città.

Attorno alla Facoltà di Lettere ci sarebbero da passare le giornate a leggere le pareti. Tra le scritte a caratteri cubitali che occupano più spazio vi è il richiamo a “una società senza classi” (“za besklasno društvo”) – e subito sotto, la richiesta di una “educazione gratuita” (“besplatno obrazovanje!”).

Lo spirito libertario è evidente, richiamato dalle “A” cerchiate. E poiché per mezzo dei graffiti si portano avanti vere e proprie battaglie simboliche, non deve stupire che a fianco a simboli anarchici, comunisti (la falce e il martello) e antifascisti (e l’invocazione “morte al capitalismo”, che richiama quella di “morte al fascismo, libertà al popolo”, utilizzata durante la seconda guerra mondiale e poi dopo durante la Jugoslavia socialista), compaiano le quattro “S” (“C” in cirillico), chiaro simbolo nazionalista. È anche un segno della notevole eterogeneità del movimento, che in chiave anti-governativa raccoglie anime anche molto diverse.

 Il botta-e-risposta, che in altri casi avviene attraverso sovrascritture e cancellazioni, qui si manifesta con l’affiancamento dei messaggi. Agli appelli per liberare Gaza, per combattere il capitalismo (“smrt kapitalizmu”, morte al capitalismo) e per celebrare i partigiani titini (“slava partizanima”, gloria ai partigiani), si affianca lo slogan che rivendica il Kosovo come territorio integralmente serbo (“Kosovo Srbija”):

Può succedere che le quattro “C” siano fatte ruotare di 90 gradi, diventando così “P” (“П” in cirillico), iniziali del motto “Sulla giusta via verso la giustizia” (“Pravim putem prema pravdi”):

L’accusa rivolta al ceto politico è quella di avere le mani insanguinate, con riferimento al grave incidente che ha rappresentato la scintilla delle proteste, ossia il crollo di una pensilina in una stazione dei treni a Novi Sad, che ha provocato sedici vittime. Sebbene non siano ancora state svolte le indagini accurate e trasparenti che il movimento richiede, già si sa che il cedimento strutturale è legato a lavori svolti in economia, in spregio ai regolamenti esistenti. L’obiettivo di arricchirsi disprezza le vite dei/delle cittadini/e. Di qui il simbolo della protesta: mani rosse, mani insanguinate (una si vede anche nel manifesto della “Blokada” con cui abbiamo aperto).

La libertà di espressione e di protestare, invocata in più lingue, italiano incluso è stata in questi mesi ripetutamente repressa dalle forze dell’ordine.

Le quali sono invece prodighe nel tutelare i dimostranti filogovernativi, ancora accampati nel parco simbolicamente ben collocato tra il parlamento e la sede della municipalità cittadina.

Tutti erano chiamati a unirsi alle proteste in piazza (“Svi na ulice!”, Tutti in strada!):

E gli inviti continuano, anche portandoli su di sé:

Che succederà con questi appelli? Che ricadute avrà questo affascinante movimento di protesta? Dobbiamo attendere che passi l’estate, per vedere. Intanto, le camminate per Belgrado offrono numerosi spunti di riflessione, anche solo guardando i suoi edifici, quelli esistenti, così come quelli in costruzione:

Il visitatore della città, di fronte a un tale, magnificente e lussuoso edificio, ubicato nel quartiere dell’élite e delle ambasciate, potrebbe pensare che si tratti di una sontuosa manifestazione del potere politico. Si trova poi a due passi dall’archivio della Jugoslavia, domina Belgrado dall’alto: sarà stata la dimora di Tito, ora restaurata? Cioè una residenza del leader comunista che amava uno stile di vita glamour? Ma perché, allora, non ci sono cartelli che aiutino a orientarsi? Per raccogliere informazioni, torna più utile Google, che spiega che si tratta di una nuova reggia di un tycoon dei media, Željko Mitrović.

Per una camminata iniziata con l’appello a una società senza classi, la conclusione è un po’ amara. C’è un po’ di strada ancora da fare. Ma le centinaia di migliaia di persone che per mesi sono scese in strada, ne hanno compiuto un pezzo.

31 luglio 2025

PS. Neanche il tempo di inviarlo, questo mini-reportage è diventato già vecchio. O meglio, le proteste – e le repressioni – sono presto riprese, ad agosto. Il subbuglio ha prevalso sulla calma. Vedremo a cosa porterà.

Archiviato in://, Elementi del paesaggio, Escursioni Stefano Petrungaro

“Oligarca in saor”

21/07/2025 altrochemestre // Documenti Elementi del paesaggio

Scritte, immagini, oggetti, bandiere e slogan alla manifestazione di sabato 28 giugno 2025 a Venezia, in concomitanza con i festeggiamenti per le nozze del miliardario statunitense Jeff Bezos, fondatore di Amazon, con Lauren Sànchez.

Scritte (su cartelli)

Kisses sì, Bezos no

Kisses yes, Bezos no

No war

Il pianeta brucia

55 million dollars / just to get a divorce

+ baci – Bezos

Cazzon (con il logo e il font di Amazon)

Shipped (con il logo di Amazon)

Delivered (con il logo di Amazon)

Rejected (con il logo di Amazon cancellato da una x)

118.000 negozi italiani uccisi da Amazon

No Bezos no war (su grande striscione che apre il corteo, con disegnati diversi razzi)

Oligarca in saor

Defending the rich / won’t make you rich

When the rich / rob the poor / it’s called busine$$ / when the poor / fight back / it’s called violence

Money / can’t / buy style

Laguna invasa da plastica / rifatevi il seno

Bezos caffone sì / Brugnaro il suo pappone

Gigi tasboro (riferito a Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia)

Amazon non è lavoro / ma schiavismo moderno

Timeo et odio Bezos / et dona ferentes

Con i soldi di questo matrimonio si può ricostruire Gaza

No a donazioni di ricchi / sì al far pagare le tasse / tassare i ricchi per ridare al pianeta (con un disegno di Robin Hood dal film di Walt Disney)

Bezos porta ricchezza ma tu domani sarai ancora precario

No alla distruzione del pianeta / sì alla redistribuzione delle ricchezze / tassare i ricchi per ridare al pianeta

Guerra sulla terra / affari sulla luna

Governi / media / business / giustizia / al guinzaglio / dei super ricchi

Get out of our lagoon

Free Palestine

1% illegal kings of war / 99% rebellion of humans

Di male in Bezos

Se caghi soldoni / puoi comprarti / anche Venezia/ tassare i ricchi / per ridare al pianeta (firmato Extinction rebellion, con disegnato il principe Giovanni rivale del Robin Hood disneyano, che si ciuccia il dito)

La laguna è di chi ci abita

Venezia est à nous / non ha padroni

No space for Bezos / no war

No space 4 Bezos (in diverse fogge, anche associato a simbolo Amazon)

No space for Bezos! (grande striscione esposto sul lato esterno del ponte di Rialto verso il Palazzo del Comune, con disegnato un razzo)

Immagini e oggetti

Cartone con incollata faccia di Elon Musk in bianco e nero, occhi bendati da scotch rosso

Cartone con incollata faccia di Donald Trump in bianco e nero, a testa in giù, occhi bendati da scotch rosso

Razzo gonfiabile

Papere salvagente gonfiabili

Fenicottero rosa salvagente gonfiabile

Tartaruga gonfiabile

Donald Trump pupazzo gonfiabile

Squalo gonfiabile

Bandiere

No grandi navi

Bandiera di San Marco

Bandiera di San Marco con passamontagna zapatista

No inceneritore Porto Marghera

Bandiera palestinese

Bandiera palestinese con pugno chiuso

Bandiera della pace

Bandiera AVS

Bandiera rossa con stella bianca

Bandiera Cobas

Bandiera dei pirati

Bandiera di Azione antifascista

Slogan gridati

Bezos / Bezos / vaffanculo

Zaia in pensione / Brugnaro va a zappare / per Bezos ci sono / i piatti da lavare

Tout le monde deteste la police

Fuori Bezos dalla laguna

Slogan cantati (con accompagnamento di una banda di ottoni)

A / antì / anticapitalista

Brugnaro merda / lallalalallalà / Brugnaro merda / lallalalallalà 

Nota. Il corteo ha visto la partecipazione di oltre 700 persone, in gran parte giovani. Partito dalla stazione di Santa Lucia, ha percorso Strada Nuova, salizada San Giovanni e Grisostomo, il ponte di Rialto, sciogliendosi in campo dell’Erbaria.

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Casannoni del “Nord Est”

29/05/2025 Piero Casentini // Elementi del paesaggio

In occasione di una mostra di foto aeree allestita da Saverio Bonato a Bassano del Grappa. Case-capannoni-aziende ritratti da un aereo da turismo negli anni Novanta. Documentazione involontaria di una fase storica ed economica di una porzione del Veneto.


Pare sia stato Nadar a sperimentare, per primo già nel 1858, le foto aeree a bordo di un aerostato, ma quegli scatti sono andati perduti. La più antica foto aerea oggi conservata risale al 1860, fu scattata dallo statunitense James Wallace Black; s’intitola Boston as an Eagle and the Wild Goose See It, Boston come la vedono l’aquila e l’oca selvatica e fu presa da una mongolfiera a 350 metri d’altezza. Più tardi, e più modestamente del collega Wallace Black, il tedesco Julius Neubronner ebbe l’idea di legare una macchina fotografica alle zampe dei piccioni[1]. In Italia, le prime immagini aeree furono realizzate sul finire dell’Ottocento, da un pallone frenato sospeso sul cielo della capitale, a catturare il Foro Romano[2]. Dagli albori della fotografia, dunque, il sogno di vedere e immortalare dall’alto il paesaggio, a imitazione dei volatili, ha appassionato i pionieri della scrittura con la luce – dal greco antico φῶς, phôs ossia “luce”, e -γραφή, graphè cioè “disegno, scrittura”. Con il passare del tempo, poi, sia il volo che la fotografia divennero mezzi meno costosi ed elitari, accessibili a un numero sempre crescente di persone.

Le fotografie aeree raccolte da Saverio Bonato si situano temporalmente nell’ultimo quarto del XX secolo e spazialmente in una porzione di Veneto, allora “locomotiva d’Italia”, tumultuosamente approdato a un benessere operoso, prima di allora mai così potente e diffuso. Il Veneto era stato terra povera, di pellagra e di emigrazione; la dedizione al lavoro, sovente unico metro per misurare l’umanità non solo maschile, e l’inventiva di molti che adattavano il garage a officina, lo stavano trasformando, non senza lacerazioni e malattie, da terra contadina a territorio artigianale e industriale. Il “progresso scorsoio” che Andrea Zanzotto avrebbe più tardi sancito[3], sembrava allora lasco e non più imbarazzante delle cravatte in stile Memphis che occhieggiavano ai Navigli, al gioco e alla postmodernità in una terra, quella veneta, dove nei canali si scaricava ogni tipo di liquame, di giocare non si aveva tempo e dove la modernità era arrivata, sino ad allora, forse solo nei capoluoghi. Simbolo di quello scorcio di secolo era, è, il capannone e ancor più la sua versione ibrida, la casa-capannone da cui l’espressione “casannone”.

Casa e lavoro contigui, talvolta sovrapposti, a efficientare il tempo che, si sa, è denaro.

Oggi in Veneto si conta un capannone ogni 54 abitanti, mentre 9 mila giacciono in stato di abbandono. Nel 1986, e cioè nel pieno dell’accelerazione economica ed edificatoria che travolse quello che Goffredo Parise aveva chiamato “Veneto barbaro di muschi e nebbie”[4], un altro scrittore vicentino, ma trapiantato in Inghilterra, Luigi Meneghello, si cimentò nella traduzione in vicentino della poesia Kubla Kahn di Coleridge. Nella cinquantina di versi, l’autore ottocentesco, svegliatosi da un sogno rarefatto dall’oppio, descrive la città di Xanadu dove il Kubla Kahn aveva fatto erigere a “pleasure-dome”, “uno palagio […] molto bellissimo”, come lo descrisse Marco Polo a Rustichello da Pisa che sul finire del Duecento trascrisse, con svariate licenze, il Milione. Meneghello volle tradurre “pleasure dome” con capannone, “l’edificio”, scrive, “che tutti costruivano (in Alta Italia o almeno qui in provincia) […] non c’era un conoscente che non facesse o non avesse un capannone: e questo, tutto sommato, è stato il più adatto equivalente locale che ho saputo trovare per significare il palagio molto bellissimo, il pleasure-dome di Kubla Khan. È chiaro che dome qui non vuol dire cupola, ma io una cupola al mio capannone ce l’ho messa lo stesso”. Ecco come suonano le prime due terzine di Coleridge tradotte da Meneghello:

A Sanadu kel can da l’os d’on Kubla Can

El ghea dà ordene k’i fesse on gran palasso,

On capanon co la so cupola.

Nobile capanon de Kubla Can!

Orcocan, Kubla Can, ke capanon!

Can da l’os d’on Kubla Can![5]

E se la parola non è altro che un accrescitivo di capanna, come si legge nei dizionari, c’è da immaginarsi all’interno delle migliaia di capannoni veneti altrettante natività, con al posto dei buoi e degli asini, torni, frese e presse, a vegliare il bambinello del benessere, il pil venturo annunciato dalla buona attesa di crescita infinita.

Le foto aeree raccolte e selezionate da Saverio Bonato fissano, a volo d’uccello, un momento di passaggio: campi verdi si contendono ancora il suolo con strade ed edifici, case contadine raccolte intono ad aie polverose resistono dignitosamente all’allargarsi di quella città continua che è oggi la pianura veneta. Una distesa senza soluzione di continuità di fabbricati, affastellati senza ordine intorno alle propaggini periferiche del largo rettilineo, sempre illuminato e costantemente percorso da mezzi su gomma, che collega Trieste a Milano. In questo “allegro cupo incubo”[6], come scriveva Parise a Giovanni Comisso, altro scrittore che aveva conosciuto e descritto un “Veneto felice”[7] preindustriale, ci siamo anche noi, che guardando queste foto aeree vecchie di una quarantina d’anni ci stupiamo nel riconoscere i posti che abitiamo e percorriamo, sorprendendoci quando alle labbra risale, come un rigurgito di stucchevole nostalgia, un pensiero liso e al contempo sempreverde: com’era, com’era bello, si stava meglio quando si stava peggio, insomma; quando non c’eravamo, quando il futuro non era l’altroieri, quando non c’erano i droni a ronzare nei cieli e per scattare una foto aerea si volava davvero. Qualche giorno fa, camminando per il quartiere dove abito, in un’aiuola compressa tra la carreggiata e un parcheggio privato a uso di un condominio, un colombo stramazzato giaceva sull’erba uniforme, di un verde sospetto. Avvicinandomi mi accorsi che era di plastica e mi chiesi se il volatile avesse avuto il tempo di accorgersene, o se non fosse stata proprio quella sorpresa angosciante a ucciderlo, magari dopo aver beccato affannosamente gli steli sintetici. Se fosse stato uno degli antichi colombi di Neubronner, pensavo, forse l’ultimo scatto ravvicinato avrebbe immortalato un’ordinata struttura polimerica senz’acqua e senza vita, immobile e pressoché eterna, mentre sospeso sul manto puntuto, il colombo fotografo già rinsecchiva e si trasformava, sino a dissolversi, come tutto ciò che è vissuto.

Nota. La mostra “Nord Est!”, a cura di Saverio Bonato, è stata aperta alBBDB Studio di Bassano del Grappa (Vicenza) dal 25 ottobre 2024 al 29 febbraio 2025. Rispondendo ad alcune nostre domande, Bonato ha precisato che si tratta di una trentina di foto, la maggior parte di privati, recuperate già incorniciate dalle loro case; alcune provengono dallo studio di un fotografo di Magré (una frazione di Schio, Vicenza) che aveva conservato in archivio foto aeree che gli erano state commissionate da clienti. La zona è il Vicentino, non ci sono didascalie o date precise; alcuni luoghi sono riconoscibili, perché le immagini provengono dai proprietari. Il focus della mostra non è solo l’immagine, ma l’oggetto in sé, con la cornice, e il genere fotografico anonimo con un preciso taglio e formato.

Così un testo di presentazione della mostra reperibile online (https://www.instagram.com/casacapra/p/DAoUDOLoNKI/?locale=my&hl=en):

“Durante gli anni ’90 un fotografo e un elicottero partivano da Bolzano per fotografare dall’alto case e aziende dell’Alto Vicentino, per poi rivenderle ai rispettivi proprietari.
Queste foto diventarono un fenomeno diffuso e oggetto di culto per l’immaginario del Nord Est, legato all’idea di proprietà e della casa/azienda. Divennero così un’importante ma inconsapevole documentazione dello sviluppo di un territorio e testimonianza della trasformazione di un’epoca e di un paesaggio.
Insieme a foto originali private, si trovano esposte inoltre le fotografie provenienti dall’archivio del fotografo Armando Mattioli, che con il suo studio Arma Foto di Magrè è stato, a partire dal 1977, uno dei fotografi industriali più attivi dell’Alto Vicentino. Stampate per l’occasione e per la prima volta pubbliche, dando la possibilità di vedere da un’altra prospettiva il paesaggio dell’Alto Vicentino”.

Saverio Bonato, autore della mostra, è un curatore e un artista (http://archive.bevilacqualamasa.it/bonato) che tiene vivo a Schio il centro espositivo Casa Capra (https://www.casa-capra.it/).


[1] Cfr. The Pigeon Photographer, a cura di Nicolò Degiorgis, Audrey Salomon, Rohrhof, Bolzano 2018.

[2] Cfr. Aldo Gilardi, Storia sociale della fotografia, Feltrinelli, Milano 1976.

[3] Cfr. Andrea Zanzotto, In questo progresso scorsoio, Garzanti, Milano 2009.

[4] Goffredo Parise, Veneto barbaro di muschi e nebbie, Nuova Alfa Editoriale, Bologna 1987.

[5] Cfr. Luigi Meneghello, Trapianti. Dall’inglese al vicentino, Rizzoli, Milano 2002.

[6] Dario Borso, Comisso e Parise tra Bacco e Venere, https://www.minimaetmoralia.it/wp/letteratura/comisso-parise-bacco-venere/ (3 aprile 2019).

[7] Cfr. Giovanni Comisso, Veneto felice, Longanesi, Milano 1984.

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