Breve storia della “Smart Control Room” del Comune di Venezia, realizzata a partire dal 2017. Società partecipate e partner tecnologici. Obiettivi dello sguardo che organizza la raccolta dei dati e le gerarchie della classificazione. Se Venezia è una smart city, chi sono gli smart citizens?
Mi sarei aspettato che la presenza della Smart Control Room nell’isola del Tronchetto provocasse un’accesa discussione, se non una vera ondata di proteste, e invece così non è accaduto. Continua infatti a prevalere l’idea che i dati raccolti dalla Smart Control Room siano oggettivi e neutrali, e che il dibattito debba riguardare essenzialmente il loro utilizzo: come impiegarli, se e in quale misura condividerli, e come garantire la tutela della privacy. Le pagine che seguono intendono invece dimostrare che la Smart Control Room non è un semplice strumento di raccolta dei dati, ma un sistema che attribuisce significato alle informazioni, contribuendo a costruire una particolare rappresentazione della realtà urbana e a definire ciò che viene riconosciuto come conforme o anomalo, rassicurante o sospetto: per riassumere, la Smart Control Room non si limita a rilevare una realtà già data, come pretende di fare, ma la ordina attraverso le proprie categorie di classificazione.
Dal controllo del traffico al calcolo di un ticket d’accesso a Venezia (2017-2020)
Il 12 luglio 2017 la società Venis s.p.a. – costituita nel 1989 dal Comune di Venezia per rendere più efficienti i servizi pubblici mediante l’uso di tecnologie informatiche – avviò la procedura per “lo sviluppo e la successiva realizzazione di un sistema integrato per il controllo e la gestione della mobilità e della sicurezza stradale”. Il progetto, reso possibile da fondi europei dedicato allo “sviluppo urbano sostenibile”, avrebbe dato vita a una Smart Control Room[1].
Il 20 dicembre 2018 la Giunta comunale approvò il progetto definitivo di ristrutturazione dei locali del Tronchetto destinati ad accogliere la Smart Control Room e la nuova sede della Polizia Locale. Il progetto fu sviluppato da TIM-Telecom Italia e Olivetti per Venis[2].
Il nuovo edificio fu presentato il 12 settembre 2020 “alla presenza delle autorità civili e militari cittadine”. In quell’occasione ne venne spiegato il funzionamento.
La Smart Control Room, affidata ai Vigili Urbani, raccoglie, integra e unifica i dati provenienti da tutte le centrali di controllo pubbliche e private attive in città, compresi i dati di localizzazione aggregati e anonimizzati forniti dagli operatori di telefonia mobile. In questo modo è in grado di monitorare presenze in città, spostamenti di persone, numero tipologia velocità di imbarcazioni nei canali, passaggi dei mezzi pubblici, traffico (stradale, acqueo, aereo e ferroviario), flussi turistici, previsioni meteorologiche, situazione dei parcheggi, nonché i dati provenienti da telecamere, sensori e sistemi di videosorveglianza gestiti da Actv/Avm, Centro Maree, Comune, Polizia Locale, Protezione Civile, Venis e Veritas.
La stanza può contenere fino a 88 persone; un interrato accoglie spogliatoi, un’armeria, uno spazio di addestramento, una sala di identificazione e fotosegnalamento e sette camere di sicurezza videosorvegliate e dotate di servizi igienici per le persone fermate o arrestate.
Presentando la Smart Control Room, il sindaco Luigi Brugnaro indicò una funzione di cui mai prima si era parlato, dicendo che l’infrastruttura sarebbe stata “alla base per la gestione del contributo di accesso fondamentale per la gestione dei flussi turistici”[3].
Dimenticavo una cosa. Durante l’amministrazione del sindaco Brugnaro (2015-2026), l’area del Tronchetto è stata destinata, tra l’altro, allo sviluppo di nuove strutture ricettive. Accanto alla Smart Control Room, nata per “gestire i flussi turistici”, sorgono così oggi due alberghi, con 728 camere e una capacità complessiva di circa 1.500 ospiti, in un luogo che fino ad allora era privo di ricettività alberghiera[4].

Nascita di una neolingua
Le istituzioni che avevano dato vita alla Smart Control Room rilasciarono dichiarazioni entusiastiche.
Il sindaco Brugnaro annunciò che l’opera era “un vero e proprio fiore all’occhiello per una Città unica al mondo che può finalmente contare su un polo altamente innovativo e all’avanguardia dal quale garantire la sicurezza di tutti e un pronto intervento nel caso di necessità”.
La Tim affermò che il progetto era “unico in Italia”. “Tutti questi dati, rielaborati garantendo il pieno rispetto della privacy, contribuiscono ad ottimizzare i servizi pubblici e a progettarne di nuovi funzionali alle esigenze dei cittadini”.
Per il comandante dei vigili l’opera garantiva “la sicurezza e la vivibilità della nostra città”.
Attorno alla Smart Control Room si è sviluppata una neolingua improntata al compiacimento, alla promessa e alla rassicurazione.
Prendete parole come controllo, gestione meglio se partecipata, innovazione, sostenibilità, sicurezza urbana, coesione che può essere sociale o comunitaria, strategie meglio se condivise. Dove il significato non è chiaro, ditelo in inglese, a cominciare da smart. A proposito di Venezia sarà bene avvertire che è una realtà complessa; se poi avete a cuore l’ambiente, non dimenticatevi di aggiungere che è un territorio fragile. Fatto? Mettete le parole in un bussolotto. Agitate un po’ (o fatelo fare all’Intelligenza Artificiale). Ne usciranno espressioni ispirate come “individuare strategie condivise per lo sviluppo urbano sostenibile e la riqualificazione del territorio”, “promozione di una maggiore vivibilità e coesione sociale”, “sviluppo di nuovi scenari di mobilità urbana smart e sostenibile”. In un’intervista potrete limitarvi a dire alla buona che la Smart Control Room “è il cuore pulsante della città pensato per garantire la sicurezza e il controllo della mobilità a 360 gradi”. Vi serve una chiusura a effetto? “Venezia città del futuro”.

Dal Panopticon che sorveglia al Panopticon che prevede
Il Panopticon, com’è noto, è un modello di carcere ideale, costituito da una torre centrale che osserva le persone detenute nelle celle disposte ad anello. Le persone a) non possono avere contatti tra di loro, b) sanno di poter essere sempre osservate da un sorvegliante che non può essere visto.
Si dirà che, a differenza del Panopticon, la Smart Control Room non impedisce il contatto laterale tra le persone sottoposte a sorveglianza. È vero solo in parte. A Venezia, come in molte altre città, la gestione della mobilità identifica, classifica e separa le persone sulla base di categorie amministrative, sottoponendole a regole, percorsi e procedure di controllo differenti: tornelli dedicati a residenti e non residenti, verifiche del pagamento del contributo di accesso o del diritto all’esenzione, modalità differenziate di attraversamento dello spazio urbano. Vi è poi un secondo aspetto. Se il Panopticon isolava i corpi nello spazio architettonico, la sorveglianza diffusa tende a trasformare lo spazio pubblico in un ambiente di osservazione permanente. In tali condizioni gli individui possono essere indotti a ridurre le interazioni sociali, a considerare ostile e pericoloso il mondo esterno e a privilegiare gli spazi privati rispetto a quelli pubblici. (Paradossalmente, quanto più lo spazio urbano viene rappresentato come oggetto di una sorveglianza permanente, tanto più può essere percepito come un luogo potenzialmente pericoloso, alimentando proprio quella domanda di sicurezza che giustifica l’ulteriore espansione dei dispositivi di controllo.)
Rispetto al Panopticon, la Smart Control Room introduce una tecnica ulteriore: la sentiment analysis, che estende la sorveglianza dalla registrazione dei comportamenti all’inferenza di emozioni, opinioni e possibili comportamenti futuri. In altre parole la Smart Control Room non solo identifica, registra e classifica automaticamente atteggiamenti, stati d’animo e orientamenti collettivi, ma li prevede e li anticipa sulla base di schemi predittivi, facendo attivare segnali di allarme e specifiche procedure d’intervento.
Chi stabilisce la soglia che separa la normalità dal sospetto e quali condotte vengono considerate una minaccia per la “sicurezza” e il “decoro”? Come vengono costruiti gli algoritmi che incorporano tali definizioni e con quali dati vengono addestrati? In che modo gli algoritmi apprendono a identificare individui, comportamenti e situazioni come anomali o potenzialmente rischiosi?
Annunciando nel 2019 l’avvio di una Smart Control Room a Firenze, l’allora sindaco Dario Nardella dichiarò di ispirarsi al modello di Tel Aviv. E nel caso di Venezia? Quali sono i luoghi di produzione, sperimentazione e circolazione delle tecnologie di sorveglianza? Come viaggiano algoritmi, piattaforme, pratiche amministrative e modelli organizzativi da una città all’altra? E come possono collegarsi tra di loro le voci critiche e di movimenti di opposizione che si stanno formando nelle diverse città?
Condivisione dei dati e privacy
Come ha reagito l’opposizione nel Consiglio Comunale di Venezia? Il gruppo consiliare del PD concorda sul fatto che la Smart Control Room offre la “la possibilità di sviluppare strumenti di analisi innovativi per lo sviluppo delle politiche di governance dei flussi turistici in modo sostenibile (sociale, ambientale ed economico)”[5], ma chiede da un lato la condivisione dei dati e dall’altro un sistema di controlli a salvaguardia della privacy.
In una mozione del 12 luglio 2022, Paolo Ticozzi chiede di garantire “agli interessati l’accesso, l’interrogazione e lo scaricamento di dataset estratti dai big-data raccolti dalla Smart Control Room che sarà ritenuto opportuno condividere”[6].
In una mozione del 12 settembre 2023 Giuseppe Saccà, ribadendo la richiesta avanzata da Paolo Ticozzi, chiede la costituzione di una commissione tecnico-scientifica “in modo da arrivare alla determinazione sia dei giorni di maggiore criticità sia della soglia giornaliera di presenza nella massima trasparenza e condivisione pubblica dei dati”[7].
Il 7 gennaio 2026 Paolo Ticozzi chiede garanzie circa chi possa accedere alle immagini di videosorveglianza, per quali finalità e secondo quali procedure, per quanto tempo i dati vengano conservati, se le operazioni compiute dagli operatori siano tracciabili e quali soggetti siano incaricati di verificare il rispetto delle finalità istituzionali e il corretto utilizzo delle informazioni raccolte[8].
Da parte comunale quali risposte sono venute? Alla richiesta di condivisione dei dati, i dirigenti di Venis rispondono che la Smart Control Room è già dotata di una Scientific Room, aperta alle istituzioni scientifiche e ai portatori di interesse.
Quanto alla privacy, in dirigenti di Venis rispondono che a) il sistema non è in grado di abbinare le immagini di sorveglianza con informazioni legati alla Sim del telefono, b) che i dati telefonici sono aggregati, cioè non forniscono nomi ma informazioni di tipo statistico. Ma perché dovremmo fidarci di chi manipola i dati? Perché, rassicurano i dirigenti di Venis, le immagini possono essere viste solo da “chi ha una divisa”. Ma a voi pare una rassicurazione?
I primi a dubitare di quanto il rispetto della privacy sia in pericolo sono i dirigenti di Venis. In una intervista agli autori del video Smart Controlled (2024), uno di loro ha infatti dichiarato che “in mani sbagliate il sistema può avere effetti devastanti”[9].
Sorvegliare: chi e che cosa?
Chi ha detto che le telecamere di sorveglianza debbano essere rivolte verso i sorvegliati? Perché non potrebbero monitorare i sorveglianti? La stessa logica di monitoraggio applicata ai fenomeni urbani potrebbe essere rivolta perciò all’infrastruttura della sorveglianza stessa, tracciando i flussi dei dati, gli accessi, le correlazioni effettuate e i soggetti che ne fanno uso.
In altre parole, sarebbe importante analizzare i criteri attraverso cui una Smart Control Room rende alcuni fenomeni visibili e ne oscura altri, nonché le gerarchie di rilevanza che orientano i suoi modelli operativi.
Potremmo per esempio monitorare indicatori di rischio relativi all’operato dei funzionari pubblici, elaborando indicatori predittivi di rischio corruttivo.
Potremmo monitorare indicatori di rischio idrogeologico associati al consumo di suolo, stimando la probabilità di allagamento conseguente all’impermeabilizzazione del suolo, individuando trend, anomalie e soglie di rischio utili a intervenire tempestivamente.
Potremmo chiederci cosa accadrebbe se una Smart Control Room estendesse il proprio raggio d’azione al sistema sanitario, mettendo in relazione dati sull’attività degli ambulatori, sui processi di privatizzazione dei servizi, sulle liste di attesa e sull’affollamento dei pronto soccorso con quelli ricavati dalla sentiment analysis, capace di rilevare e classificare le percezioni e gli umori degli utenti, fino a trasformare questo insieme di informazioni in indicatori, correlazioni e modelli predittivi capaci di classificare, anticipare e orientare i comportamenti.
Potremmo infine chiedere alla Smart Control Room di elaborare indicatori capaci di segnalare processi di progressiva privatizzazione del patrimonio pubblico e di valutarne gli effetti sulla qualità e sull’intensità delle relazioni sociali nello spazio urbano, analizzando la correlazione tra fruizione collettiva dei luoghi e senso di sicurezza degli abitanti.
La città visibile
I pochi esempi proposti sono soltanto alcuni tra i molti possibili, per dire che è sì importante esigere dalla Smart Control Room trasparenza nell’uso dei dati e tutela della privacy, ma che altrettanto importante è discutere quale città vogliamo rendere visibile. La Smart Control Room non registra semplicemente la realtà urbana, ma contribuisce a definire ciò che è visibile, rilevante e governabile. Per questo è necessario lavorare alla costruzione di un diverso immaginario urbano, capace di far emergere correlazioni e fenomeni che gli attuali modelli di osservazione non registrano o considerano irrilevanti.
Gli occhi della Smart Control Room ricordano quelli di un’agenzia di promozione turistica, che osserva la città attraverso itinerari, flussi di visitatori, dati sulla mobilità, servizi disponibili e opportunità di fruizione. Uno sguardo di questo tipo tende a ricomporre lo spazio urbano in un’unica immagine funzionale alla fruizione turistica. Vede così una sola città – Venezia – là dove altri sguardi individuano due realtà urbane differenti: Venezia e Mestre, con storie, funzioni e pratiche quotidiane diverse.
Lo stesso processo può essere applicato a una scala più minuta, quella dei quartieri e dei luoghi della vita quotidiana. Una rappresentazione costruita prevalentemente attraverso flussi, attrattori, tempi di percorrenza e concentrazioni di presenze privilegia gli spazi di attraversamento e di consumo, mentre cancella quei luoghi che producono socialità senza generare necessariamente grandi flussi: piazze di quartiere, negozi di vicinato, mercati, spazi associativi, luoghi di incontro informale, rapporti faccia a faccia, giochi di bambini e così via.
La città che emerge dalla Smart Control Room dipende dunque dai criteri con cui vengono selezionati i dati e definite le priorità: una città può apparire come rete di itinerari e servizi da ottimizzare, oppure come insieme di relazioni, memorie e pratiche quotidiane difficili da tradurre in indicatori[10].
Smart City, Smart Citizens
La Smart Control Room rende visibile l’idea a) che i problemi della città – dall’aumento del livello del mare all’overtourism – sono sotto controllo, b) che i problemi urbanistici, ambientali, economici e sociali possono e devono essere affrontati e governati attraverso tecnologie digitali, dati e algoritmi.
La Smart Control Room dichiara di voler raccogliere, monitorare e coordinare dati e servizi. In realtà interpreta: classifica, stabilisce priorità, individua correlazioni, produce previsioni, distingue la conformità dalla devianza e il normale dall’anomalia, trasforma un flusso eterogeneo di eventi in una rappresentazione ordinata della realtà, decide che cosa sia visibile e rilevante e che cosa possa essere trascurato, traducendo i dati in protocolli d’azione. Ogni modello della realtà, tuttavia, implica inevitabilmente una semplificazione e quindi un margine di errore. Nel caso dei sistemi di intelligenza artificiale, il problema è ancora più delicato, perché, come ci spiega Francesca Liguori in un suo recente contributo a questo sito, non siamo in grado di valutare se essi generino risposte “con un errore superiore a quanto riterremmo accettabile non conoscendo a priori la risposta giusta”[11].
La Smart Control Room viene presentata come uno strumento che permette agli amministratori di prendere decisioni. Protocolli e algoritmi in realtà non sono semplici strumenti di raccolta ed elaborazione dei dati, ma organizzano essi stessi il processo decisionale. Al pari di altre realtà sociali, come la sanità o la guerra, la gestione urbana diventa una sequenza di decisioni automatizzate.
La Smart Control Room, integrando determinati dati e non altri, non solo contribuisce a definire ciò che costituisce la città, ma anche a promuovere un particolare modello di cittadinanza: quello dello “smart citizen”, il cittadino che orienta i propri comportamenti in funzione degli obiettivi di governo incorporati nel sistema.
Nota sull’espressione “Smart Control Room”
Nei primi anni Duemila l’espressione “Smart Control Room” veniva usata negli Stati Uniti per indicare una sala di controllo digitale di alcuni tipi di reattori nucleari (International Atomic Energy Agency, Status of Advanced Light Water Reactor Designs, 2004, pp. 685-686, in https://www-pub.iaea.org/MTCD/Publications/PDF/te_1391_web.pdf), tuttavia il modello a cui si ispirano i sistemi di sorveglianza urbani è la Smart Control Room presentata a Karlsruhe dal gruppo di ricerca “Perceptual User Interfaces” del Fraunhofer IITB nel marzo 2009 (Stiefelhagen, Rainer, Geisler, Jürgen, Forschen mit dem Smart Control Room, in Jürgen Geisler, Jürgen Beyerer (Hrsg.), Mensch-Maschine-Systeme. Wissenschaftliches Kolloquium 5. März 2009, Fraunhofer IITB, Karlsruhe, KIT Scientific Publishing, 2010, pp. 81-82 disponibile online).
Di che cosa si trattava? In una stanza di circa 6 metri per 9 e alta 4, 11 telecamere fissate alle pareti e sul soffitto monitoravano le persone presenti fornendo immagini in tempo reale a una parete di schermi di 4 metri per 2,40. Gli schermi erano controllati da un PC che poteva fare le seguenti operazioni: zoomare; identificare una persona tramite riconoscimento facciale; fornire una ricostruzione dello spazio in 3D; analizzare e prevedere postura, direzione dello sguardo e gesti di ogni persona, e quindi prevedere le interazioni umane. Si poteva inoltre impostare una determinata modalità di visualizzazione, per cui sullo schermo potevano comparire informazioni relative alla situazione o alla persona, per esempio una scheda segnaletica. Il progetto prevedeva infine d’integrare a breve il riconoscimento vocale e altri elementi di percezione acustica.
Nota. La mappa con l’ubicazione del Tronchetto è stata prodotta con googlemaps. Le immagini che illustrano l’articolo sono state create con l’Intelligenza Artificiale.
[1] https://www.venis.it/it/node/956; https://www.venis.it/sites/www.venis.it/files/redazione/Trasparenza/Contratto%20di%20Affidamento_smar%20control%20room.pdf.
[2] https://live.comune.venezia.it/it/2025/04/la-giunta-approva-i-progetti-definitivi-della-nuova-sede-della-polizia-locale-e-della-smart.
[3] https://www.gruppotim.it/it/archivio-stampa/corporate/2020/CS-Il-Comune-di-Venezia-con-la-Polizia-Locale-e-Tim-presentano-la-Smart-Control-Room.html; https://live.comune.venezia.it/it/node/131714; https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2020/09/12/venezia-una-smart-control-room-per-gestione-flussi-in-citta_4fdd4aa7-2fd4-419c-9311-65d0b1c4cacc.html.
[4] Variante al n. 32 del Piano degli interventi approvata il 15 novembre 2018, in https://live.comune.venezia.it/index.php/it/node/127416; cfr. Nuovo hotel Hampton by Hilton al Tronchetto: tre piani da 65 milioni di euro, “La Nuova Venezia”, 18 luglio 2025; ricavo il numero delle camere nelle due strutture dall’interrogazione n. 1103 presentata il 7 febbraio 2025 da Alberto Fantuzzo in Consiglio comunale, cfr. https://consiglio2020.comune.venezia.it/atti-ispettivi/1/archivio/18?m=3.
[5] Così la mozione presentata da Giuseppe Saccà il 12 settembre 2023, in https://consiglio2020.comune.venezia.it/atti-indirizzo/1/atto/457?utm.
[6] https://consiglio2020.comune.venezia.it/atti-indirizzo/1/atto/295?m=3&utm.
[7] Cit., https://consiglio2020.comune.venezia.it/atti-indirizzo/1/atto/457?utm.
[8] https://consiglio2020.comune.venezia.it/atti-ispettivi/1/atto/1406.
[9] L’intervista a Marco Bettini, che parla a nome di Venis spa, sono nel video di Fulvio Nebbia e Alberto Puliafito, Smart Controlled, IK Produzioni e Slow News, aprile 2024, https://www.youtube.com/watch?v=LKFC0pvBsxA.
[10] Una buona introduzione a questi temi in Shannon Matter, A City Is Not a Computer: Other Urban Intelligences, Princeton University Press, Princeton 2021 (in particolare il capitolo City Console, pp. 18-50); ancora attuale è la Prefazione di Stefano Rodotà a David Lyon, La società sorvegliata. Tecnologie di controllo della vita quotidiana, trad. di Adelino Zanini, Feltrinelli, Milano 2002.
[11] Francesca Liguori, Lavorare con Intelligenza, online, altrochemestre.it, 22 luglio 2026.












































































































