• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
altrochemestre

altrochemestre

Documentazione e storia del tempo presente

  • Chi siamo
  • Contatti/Newsletter
  • Rubriche
    • Altrochemestre
    • Carte false
    • Elementi del paesaggio
    • Idee
    • Laboratorio
    • Letture
    • Mappe
    • Opinione pubblica
    • Punti di osservazione
    • Scene dal presente
    • Statistiche
    • Storiografia
  • Autori
  • Cerca

Scrivere dal carcere, in italiano. 1

27/05/2026 di Claudio Pedron || Documenti

Antologia di temi scritti da detenuti che frequentano i corsi di prima alfabetizzazione del carcere maschile di Sollicciano (Firenze), raccolti tra il 2001 e il 2015 dal loro insegnante di lingua italiana. Alla fine di ogni sezione, il tema svolto dallo stesso insegnante. Un esempio e un metodo di attività civica e di istruzione. Un invito a gettare uno sguardo su un mondo sconosciuto per quelli che stanno fuori.

“Oggi, tema…”

Di lavoro sarei un maestro elementare, ma in pratica mi occupo di alfabetizzazione per adulti: dal 1997 ogni anno a qualche decina di detenuti nel carcere di Sollicciano, che si trova nella periferia di Firenze. Dieci anni prima, nel 1987, avevo partecipato da insegnante elementare precario al corso di specializzazione per insegnanti carcerari (fu l’ultimo, ora non esiste più) per un forte desiderio di trasformare un impegno partitico frustrante in un impegno politico-fattivo. Ho ottenuto la mia prima supplenza annuale nel 1992 che poi, grazie al risultato positivo del concorso nazionale, è diventata di ruolo. Dal 1992 al 1997 ho lavorato nel carcere di Volterra, che è ospitato nell’antica fortezza medicea. È un istituto relativamente piccolo (meno di duecento detenuti) che allora stava cambiando statuto, trasformandosi da “alta sicurezza” a penale. Lì avevo trovato una scuola dell’obbligo sui generis, collegata alla scuola elementare e media esterna. Ci sarebbe voluto ancora molto tempo perché l’insegnamento in carcere entrasse nell’ambito dei Centri Territoriali Permanenti (CTP), poi diventati Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti (CPIA). Grazie all’impegno degli insegnanti, alla collaborazione delle direzioni del carcere e delle scuole superiori esterne, in quattro anni la scuola nel carcere di Volterra si è trasformata e ha iniziato un percorso positivo di occupazione culturale degli spazi fisici e mentali.

Nel 1997/98 mi sono trasferito nel carcere di Sollicciano incontrando, e scontrandomi con, un mondo completamente diverso: erano presenti mille detenuti dove potevano starcene 450, i detenuti erano divisi in maschile e femminile, trans e protetti. Gli agenti avevano una mentalità più repressiva che rieducativa. Tutte le classi di scuola erano divise per genere o categoria.

Nel carcere gli stranieri erano in costante aumento. Ancora oggi, rispetto alla media nazionale del 35%, a Sollicciano abbiamo l’80% dei detenuti di origine non italiana. Le classi perciò erano frequentate da un alto numero di studenti di provenienza mondiale e qualche italiano. A partire dal 2001 mi sono messo a raccogliere i temi scritti in classe, dopo che un mio allievo aveva letto i temi dei bambini napoletani messi insieme dal maestro Marcello D’Orta nel suo Io speriamo che me la cavo (1990), libro diventato famoso, e poi anche film con Paolo Villaggio. Ho conservato circa 300 temi, il più recente è del 2015. I titoli che davo erano molto semplici: “La mia prima casa”, “La mia famiglia”, “La mia città”, “Il mio compagno”, “La mia cella”, “Le regole della mia cella”, “Il mio futuro”, “Il mio personaggio storico preferito”… Le grafie erano quelle di una prima alfabetizzazione in L2 (ovvero italiano lingua seconda, si dice anche italiano per stranieri). 

A un certo punto avevo pensato di trasformare tutti quegli scritti secondo lo stesso modello: Io speriamo che esco, un’antologia organizzata in un percorso e per argomenti che emergevano dalle tracce che davo. Sceglievo tra i temi di chi aveva raggiunto il primo livello di «sopravvivenza linguistica» in carcere.

Spinto anche dal rapporto con Christian De Vito e Goffredo Fofi, e aiutato da Filippo Benfante, per alcuni anni, almeno fino al 2017, ho provato ad arrivare a una pubblicazione, ma poi ho pigramente abbandonato l’idea che, all’epoca, era quella di far vedere uno spaccato (non scientificamente preciso) del tipo di popolazione scolastica che si trovava all’interno al carcere. A 25 anni di distanza, non molto è cambiato. Questi esercizi di italiano – che contengono generi e registri letterari molto diversi: cronache, descrizioni, fantasie, fanfaronate, introspezioni… – restano un invito a gettare uno sguardo su un mondo che, dall’esterno, è totalmente opaco e, da lì, a riguardare quello in cui viviamo noi che non siamo detenuti.

Per questa pubblicazione tardiva, che riprende l’antologia così come l’avevo stabilita nel 2017, insieme alla redazione di altrochemestre abbiamo deciso di mantenere le rubriche che avevo pensato allora, con minime modifiche: la classe, il passato remoto o prossimo, il presente e il futuro, ciascuna delle quali suddivisa per temi. Ho rispettato per quanto possibile la grafia e il lessico dei miei allievi, facendo piccole correzioni nei punti che sarebbero risultati del tutto incomprensibili. I testi restano anonimi, alcuni autori sono ricorrenti. In classe io non scrivo temi, ma il mio lavoro – e il modo in cui lo intendo io – prevede ugualmente che mi metta in gioco con i miei allievi che sono – in proporzioni cambiate nel corso degli anni della mia vita – miei coetanei, uomini più vecchi di me, ragazzi più giovani di me, ma sempre adulti. Per questa occasione, allora, ho scritto: l’ultimo punto di ogni capitolo è il mio svolgimento del tema assegnato.

Claudio Pedron, Firenze-Battaglia Terme, 2017-2026

La classe

Presentati

1. Sono tunisino… Sono venuto in Italia 5 anni fa a cercare un lavoro ma pertroppu lavoro non c’e e poi sono costretto un lavoro inregolare e alla fine sono finito in carcere e anche si la mia condanna lungissima. Ma io credo ancora nella vita e spero di fare la cosa giusta e cerco di insirirmi nell mondo di lavoro.

2. Ciao io sono argentino mi chiamo *** ho 20 anni. Io ho 3 figlio che adeso mi mancan tropo e voglio stare con loro. Mio figlio sonno in Cile con la sua mama. Io sono stanco perche non posso saver di loro. Piu di 2 messi. Io bisognio di saver qual cosa di loro. Io adeso sono felice perche posso fare scuola.

3. Io mi chiamo *** Nella vita facevo il muratore e carpentiere intanto mi piace studiare poi la mia storia comincia con lavoro e viagiare. Io so cucinare mi piace lo sport vari poi la mia religione è budista io vivo tra Thailandia e Australia ho 2 bambini 1 Italia 1 Thailandia. Con la moglie prima quando lavoravo in Italia avevo un impresa edile e dopo sono sucesse troppo di sgrazie. E la mia vita è cambiata troppo. In pegio. A fare del bene si riceve il male.

4. Mi chiamo *** Sono cinese. Ho 24 anni. Vieni dalla campagna di Cina. Sono sposato ho due figli. Era lavorato la fabrica di divano è adeso in carcere da 4 anni. Io vengo a scuola per imprare lingua l’italiana. Mi piace musica italiana e poi tante cose………

5. Bungiorno sono di Albania sono in carcere da 2 ani in Italia sono da 13 ani prima di finire in galera facevo muratore. O fatto murattore per 9 ani dopo la mia dita a avuto crizi e io mi sono licenciato. Dopo o iniciato a cercare lavoro ma sensa rezultati. Rimanendo sensa soldi o inisiato a delincuere facendo cualche rapina cua e la nelle poste per sopravivere. Finche mi ano arrestato. O capito che soldi facili ano una bruta fine. Cerchero di nuovo lavoro cuando esco di cui. Maestro grazie di avermi scelto in cuesta scuola.

6. Io sono peruviano mi chiamo *** la mia famiglia abitano in Roma: mio figlio abita con la mamma io sono separato; – Mi piace tanto il calcio. Sono qui in questa instrutura di carcere di due anni, sto andado a scoula il primo giorno con il proffesore Claudio, i sto contento, di andare a scoula a inparare il italiano io dare tuto e medio posibile de studiare. La mia squadra di futbol el Parma pero tifo per la juve perche mio figlio e del juventus.

7. Io soto scrito *** Salve Claudio grazie avermi scelto mandarmi a scuolla per imparare scrivere e studiare con LEI. Insoma io sono venuto i Italia il 10 setembre 2005 in firenze. Ho visuto tantte cose belle e brutte vorrei racontarvi la mia storia: io sono venuto in Italia per un scopo per lavorare con dei muratori per 3 ani poi con i falegnami per 5 anni. Sempre ho cercato di stare alla larga dalla delinguensa per non finire qui dove mi trovo al momento di esequzione di scontare una condana che per me e molto grave per lo mia famiglia e per tutti i miei amici.

8. Mi chiamo *** sono nato a Marocco a Kelna Dessraghna, all’età di 8 anne sono trasfrito a Casa Blanca ho studiato a Casa Blanca fino alli età di 15 anne dopo ho bandonato la scuola ho cominciato circare lavoro. Ho lavorato in una fabrica di scarpi per un paio di mese dopo ho bandonato lavoro ho messo alla testa una strana idiea ho pensato di campiare paese e patria. Nel 1994 sono a Firenze ho trovato un lavoro in una fabrica di mettal mecanica ho lavorato per 10 anne in seguito dopo ho conoscioto mala gente mi hanno trasformato da un bravo, al mondo di spacciatore sono andato con questa mala vita fino a 2008 sono finito a Sollicciano.

9. Mi chiamo *** nato nel Marocco. In Casablanca stavo con la mia famiglia. La verita. Stavo molto bene con loro. Vado a scola quando finisco la scola vado a aiutare mio padre. Chi c’e un negozio di pesce. Lo do la mano da vendire. E quando finisco con lui da vendire. Mio padre. Va a casa per dare la mano. Al mia sorilla. Pecola. Per cucinare. Perche. A casa c’e solo mio padre. E io. E la sorilla. Pecola perche la mamma andata a Francia. Rimaste solo noi. A casa. Io ancoura nel negozio. Polisco. Il matiriali. Polisco. Anchi negozio. Per bene. È locido. Dopo vado a casa. Farmi una docia. È vado a mangari Con loro. Cosi passo tutte le giornate passatempo. E sono. Criciuto. Un pochino Conociuto. Una ragazz chi stavo con lei da dui anni. I latra parte c’e anche. Mie amicè che ce anno un idea. Di laciamo nostro paesi e partiamo. Per l’Oropa.. E’simo riusciti. A veniri fina a Jènova.

10. Nato in Italia Sardegna in Alghero hi suoi genitori sono dell’ex Jugoslavia di Bosnia. Ha cominciato da 10 anni ad fare la mala vita ha rubare come borsegiatore ha 12 anni ha cominciato ad rubare nelle dite di metallo e ha portare il camion con la merce rubatta dopo due anni si è sposato che ciaveva 14 anni. Ha 15 anni ha avuto la prima figlia. Ha 16 anni l’ano arestato e per la prima volta e finito in calcere minoreni di Roma e ha fatto 3 messi è usito dopo un paio di messi ria cominciato sempre ad rubare dopo unaltro anno a avuto da sua moglie unaltra figlia e dopo unpò di tempo continuava sempre di piu a rubare non aveva letà per lavorare e di seguito lo arestavano e faceva 2 o 3 mesi ed usiva. Ha diccioto anni ciaveva 4 figlie he aveva preso la citadinanza italiana ha 20 anni lano arestato sempre per furto e è finito per la prima volta in un calcere per magioreni sempre a Roma regina Coelli ha fatto 8 mesi dopo di che è usito e dopo 2 mesi ha cominciato ad lavorare per la prima volta per una compagnia di pompe funebri Dopo un anno lha licenziato e ha cominciato unaltra volta ad rubare. Ha 22 anni si è trovato la polizia ha casa ha Latina dove abitava lano portato in calcere a Latina per un cumulo di pena di anni 5 mesi 9 giorni 18 per il cumulo di minorenni Dopo un mese lanno trasferitto al calcere di Firenze Solicciano magiorenni. L’avocato ha fatto il [reato] continuato [il reato continuato è l’istituto che permette il cumulo di più reati e in sostanza di limitare le pene, ndc] quello che è gli anno tolto 1 anno e mesi 4 e rimasti da fare definitivo 4 anni e messi 6. Già ha scontato 8 mesi e gli rimangono 3 anni e messi 10 da scontare e ha richiesto la misura anticipata di 45 giorni [la norma per cui ogni sei mesi di buona condotta si ha uno sconto della pena di 45 giorni, ndc]. In calcere si comporta bene va ha scuola, la moglie viene una volta al mese a trovarlo con 1 o 2 bambini, e spera che esce con lafidamento lavorativo ma lavocato gli ha detto che almeno deve sendere sotto i 3 anni per presentare questa istanza.

11. Il mio nome *** ho 44 anni! Vi elenco una breve sintesi della mia vita. Sono di Napoli e di questo ne vado fiero. Io la mia città la definisco bella come una rosa, pero si sa le rose anno le spine ed anche la mia città le à. Che sarebbero i quartieri diciamo un po malfamati. Ed in uno di questi sono nato io. Purtroppo nella mia infanzia non e che avevo molto da sciegliere specie a quei tempi. Per noi ragazzi del quartiere la scuola era una nemica la vedevamo come una cosa brutta perche per noi chi andava a scuola era stupido. Anzi devo dire che sono riuscito a fare fino alla quinta elementare. Questo devo ringraziare mio padre che avvolte mi ci portava di forza mio padre che è un santuomo che a sempre lavorato nella vita ne ha pasate di tutti i colori appresso a me. Finche un giorno avevo 13 anni e la polizia mi prese con un coltello addosso e da quel giorno sono cominciati tutti i miei guai con la giustizia, perche si sa quando la giustizia ti marchia, e un marchio che è duro a toglierti di dosso almeno dalle mie parti! Ma voglio dire che o una moglie è 2 splenditi figli il maschio di 18 anni e una bambina di 5 e mezzo che sono la mia vita. Con questo voglio dire che da tutte le cose brutte che mi sono capitate a me. Tutte le cose. Buone è belle che ci sono nella vita le ho trasmesse ai miei figli. È cioè che mio figlio affatto fino alla 3 media, poi a voluto lavorare e fa il pizzaiolo ed è pure bravo. La bambina va a scuola e piccola comè e bravissima, con questo voglio dire che tutte le cose buone che non ho fatto io, voglio che le fanno l’oro, come voleva mio padre per me!

12. Bongiorno mi chiamo *** ho 42 anni. Sono nato in Costa D’ Avorio al 1971. La mia vita stata dura a 16 anni fini 23 anni, a 1990 che la mia vita è cambiato molto perche Dio mi a aiutato tantissimo, ma dopo sono returnato in Italia perche il mio paese abbiamo avuto un guerra e la guerra chi mia fatto perdere tutto, e oggi mi truvo qui in cacere del 2012 fini oggi, ma sono un hotimisti per futuro

ecco la mia istoria.

13. Il mio nome è Claudio Pedron e ho 55 anni. Sono in carcere dal 1992. Sono nato a Cremona, ho passato parte della mia infanzia in riva al Po, a Monticelli d’Ongina (PC. L’adolescenza e la giovinezza l’ho vissuta a Battaglia Terme, in provincia di Padova e l’età adulta a Firenze. Sono figlio di un’emiliana e di un veneto e ho sposato una toscana, figlia di una napoletana e di un marchigiano. Ho due figli che sono nati a Firenze. Ho sempre amato la natura e il carcere è la cosa più lontana che ci sia dalla natura, anche umana. Fin da adolescente mi son impegnato molto nella difesa della natura e negli ambiti sociali e culturali facendo molta politica al di fuori dai partiti. Ho cominciato a insegnare nelle scuole elementari, ma ero talmente presuntuoso, e guardavo troppi film di Robert Redford, che ho deciso di fare un corso di specializzazione per insegnare nelle carceri. Era il 1987. Nel 1992 sono finito nel carcere di Volterra e poi nel carcere di Sollicciano a Firenze, dove mi trovo anche ora, dopo 25 anni d’insegnamento.

Nota. “Maestro grazie di avermi scelto”

Per formare le classi, noi insegnanti del CPIA attingiamo alle richieste scritte dei detenuti che ci arrivano tramite dei moduli cartacei. Sono dei piccoli fogli A5: per il loro formato vengono chiamate “domandine”.

Inoltre inseriamo le persone che ci sono segnalate dai “funzionari giuridico pedagogici” (FGP, o “educatori penitenziari”), dagli psichiatri, dagli psicologi, dagli ispettori o da tutti loro con il direttore quando si riuniscono in equipe di valutazione. Tutti i richiedenti, all’inizio dell’anno, vengono chiamati per un test scritto con colloquio. Da questo incontro, che ripetiamo una volta al mese durante tutto l’anno scolastico, ricaviamo le informazioni che ci servono per creare i gruppi di livello, dal “preA1” alle scuole medie, cioè da persone non scolarizzate neanche nel loro paese a persone in grado di scrivere e comunicare nella lingua italiana.

Infine, segnaliamo tutte le persone in grado di partecipare alla scuola superiore o che chiedono attività culturali.

Il CPIA funziona dalle 8,30, alle 12,30. Le scuole superiori dalle 13,15 alle 18,15 (è l’unica attività presente in carcere dopo le 15,30). Per chi frequenta al mattino il problema principale è la coincidenza con le attività lavorative che sono quasi tutte di carattere sussidiario per il carcere e praticamente l’orario lavorativo è solo mattutino. Essendo lavori saltuari (un mese si lavora e poi si sta fermi uno o più mesi a seconda se si è imputati o definitivi) e limitati come orario, gli allievi riescono comunque a completare le ore necessarie per conseguire gli attestati di livello o il diploma.

Per i detenuti che superano i vari livelli (A2, B1, medie e superiori), con le presenze adeguate, il ministero della Giustizia prevede un premio.

Descrivi la tua famiglia

1. La mia famiglia e composta da 4 persone, i miei gienitori e mio fratello e io. La mia famiglia si trova in Albania a Vlore. La mia famiglia e molto unita e andiamo dacordo sempre.

Mio padre lavora in museo di Vlore. Mio fratello lavora fa i montagio dei mobili. Mia madre non lavora sta in casa prepare da mangiare insoma fa la casalinga.

2. La mia famigli è composta da 4 persone. Mio padre, mia madre, mio fratello e io. Mio padre ha 58 anni ha fatto diversi lavori nella vita, da 12 anni fa sta a fare il polizioto.

Mia madre ha 53 anni e da quand è sposata con mio padre aveva 23 anni. Da allora e adeso fa ancora la maestra. Invece mio fratello ha 27 anni e da 2 anni che si è diplomato in jurissprudenza. Dall setembe dell ano scorso sta a fare l’avocato.

Invece io niente sto a fare la galera a Solliciano.

3. La mia Famiglia i numerosa siamo in sette fratelle 3 masche 4 fimini per ciò il miei genitori hanno faticato molto per farce crescere il mio babbo è una persona speciale la mia mamma e quella piu amata da tutti i miei fratelle e un tesoro per noi il mio papà lavorava come impiegato comunale, la mia mamma è casalinga ho la sorella piu grande di 38 anni e poi un’altra di 36 e poi un’altra di 34 e c’è il mio fratello di 32 anni e poi un’altro di 30 anni e io sono gemillo ho una gemilla di nome Hassnaa. Abbiamo 27 anni e lei sposate e ha un figlio di 1 anno Adam. Mi mancha tanto la mia famiglia sopratutto e miei genittore di più la mamma e siamo numeroso e una famiglia speciale a tutti l effetti. Sono molto filece e io sto qua per aiutarle economicamente, grazie a loro si sono un uomo. La mamamma e sempre la mamma e lo amo molto.

4. In mia famiglia siamo in cinque. Mio padre che è un comerciante nell settore dei cosmetici, mia madre che è casalingha, io anche un fratello ed una sorella.

Sono il più vecchio, dopo viene mio fratello, lui è più giovanne di me di quatro anni e poi c’è mia sorella di sette anni più giovanne di me. Tutti due sono sposato. Mio fratello con una ragazza tedeska. Vivono con loro due bambini: una figlia di sette anni e suo fratellino di 4 anni e mezzo. Mio fratello lavora in una macelleria nell sud della Francia, sua moglie è cameriera in un ristorante gastronomico.

Mia sorella è sposata con un francese ma loro vivono in Spagna. Lavorano tutti due in un hotel nell nord-este della Spagna. Loro tre figli, di quindici anni, dodici anni e otto anni sono nato in Spagna.

Ogni estate noi ritroviamo tutti insieme per due settimane di vacanza nella casa della mia sorella.

5. La mia famiglia è una famiglia simplici, da un padre e madre e 4 figli tutti siamo in 6 perssone.

Per me è la cosa più cara nella mia vita per me loro come una parte del mio corpo chi voglio sempre il bene per la mia famiglia. Quando è morto mio padre avevo 2 anni non lo so niente a lui.

Per questo ho cresciuto con il resto della mia famiglia, sono il piu piccolo nel famiglia ho un fratello piu 1 anno grande di me e altri deu sorelle anche loro sono più grande di me. Abiamo cresciuti tutti in quartieri peopolare, erano gli anni piu belli nella mia vita.

Fina questo momento non avevo mai tolto la mia famiglia dal mio pensiero. La mia famiglia è una cosa merabeliosa, chi spero da dio chi turno a loro presto.

6. Sono figlio unico e i miei genitori di 87 e 86 anni vivono in Veneto. Io ho due figli.

Descrivi un tuo compagno di classe

1. Il mio compogno di clase si chiama *** ha 45 ani. Viene in scuola quando a voglia non vine tutti i giorni quando viene si mete una ciarpa e un bereto ha sempre fredo. Lui è di Peru ha capelli neri pelle scura. E da due anni che si trova qui in carcere. In clase si comporta bene cerca di studiare, e socevole, con tutti gientile, lo definisco un bravo studente. Lui li fa i compiti da solo non copia da nesuno fa da solo i compiti se c’e qualcosa che non capisce chiama l’insegnante è si fa spiegare da lui. Lui ha un po di dificolta di scrivere bene l’italiano come tutti noi.

2. Il mio compagno di classe è chileno. Ha più o meno trenta anni. Suoi capelli sono Oscuro ed è tanto alto come io, che vuole dicire <1,75-1,80>. È molto simpatico e lo conosco da quattro mesi fa. Ha arrivato un poccho dopo di me en la stessa sezione. Come parliamo tutti due la stessa lingua, il spagnolo anche io sono francese, ci siamo diventicato amici dal’inizio. Ho fermato un tempo senza vederlo perche aveva cambiato di sezione, ma da un mese che vengo a scuola è un vero piacere parlare con lui e vederlo di nuovo. Spero che non fermera molto tempo qua e che presto tornora al suo paese a vivere tranquilo e felicemente con sua famiglia.

3. Mio compagno è Francese. E ha più o meno 40 anni. È un uomo che a viagiado troppo per quasi tutto il mondo. Lui parla 4 lengua diverse en più della sua che è france. Lui parla anche spagnol per questo per me è più facile capirme con lui. Lui si chiama *** è una buona perzona. Quando qualcuno a bissogno di lui, lui sempre è a disposisine per agiutare sensa algun guadagno. Per me *** è una braba persona, è un piachere averlo conociuto.

4. Nella mia classe cè un cinese che non sta zito un’atimo e molto simpateco e se la piglia con colunque che cerca di farlo smettere di parlare e non parrla molto la lengua la italiano, pero non porta tristizia in classe è pieno di enirgia, parla sempre dei problimi carceraria, lui è alto, ha cerca una 30 d’anni con cappelle nire, un bel fisico, una bella persona e tutto il giorno gira da una classe all’altra, pero si vorrei avere un amico lui sarà prima in lista perche come lui ci sono pochi persone.

5. Io ho scelto *** perche un bravo amico mi conosco da tanto tempo quanto ero picolo in scuola elemintare è un ragazzo sampatico e ntiligente un giocatore di ballone gioca in difesa e ha un caractero buono

6. Cè un compagno di classe se chiama *** un bravo ragazzo simpre scherza e troppo simpatico e intelegenti è anque mi compagno al sexsioni lui nationalita albanesi ficicamenti basso, cappelo bassi, riccoli e biondo lui al carcere per tanti rapina e la condannano fra quelque mezze spero bene per lui. L’oconsco appena arrivato al carcere mi aiutato per tante cose te l’engrazio per totte e spero qui esci presto.

7. Ho incontrato Nicola Zuppa la prima volta a un corso d’aggiornamento a Firenze. Il corso l’aveva organizzato lui ma non sembrava. Nicola era fatto così. Ho capito subito che avevamo due caratteri opposti. Lui ti cercava, era sorridente, empatico e amava il calcio, o meglio la Fiorentina. Ti chiedeva subito un sacco di cose di te, voleva conoscerti. Non si metteva in mostra. Interveniva solo se costretto, perché invitato a parlare o perché qualcuno aveva detto qualcosa che non gli andava bene, chiunque fosse. Difficilmente arrivava allo scontro, ti diceva sempre le cose cercando di non ferirti o accusarti. Ti faceva delle critiche solo se arrivavi a qualche eccesso o se commettevi errori enormi. Da Volterra salivo a Firenze per partecipare ai corsi d’aggiornamento che organizzava, uno o più all’anno. Era l’unica occasione per incontrare degli insegnanti carcerari e capire cosa si poteva organizzare nelle classi e oltre la scuola. Quello che imparavo da lui o nei corsi lo modificavo a modo mio, non pensavo che Nicola fosse vero. Come dicevano sempre i miei allievi, ognuno, in carcere, indossa una maschera. Poi mi sono trasferito a Firenze e ho cominciato a lavorare con Nicola. Lui era il coordinatore della scuola e aveva un’idea tutta sua. Noi siamo i veri educatori, mi diceva e organizzava di tutto attraverso il CIC (Centro Informazione e Consulenza). Portava in carcere giornalisti, esperti d’ogni settore, calciatori, medici, chirurghi, sociologi, musicisti… Organizzava spettacoli per o con i nostri allievi e per tutti i detenuti. Mi sopportava e mi chiedeva di fare, organizzare, seguire. Ascoltava tutti e parlava con tutti. Sapeva prima di tutti tutto quello che succedeva in carcere. Sempre pronto a mediare o a denunciare. Alla fine, zoppicante e sordo, era arrivato lontano e aveva capito bene cos’era fare l’insegnante in carcere.

Nota. Nicola Zuppa è morto a 62 anni il 16 settembre 2016.

CONTINUA…

Nota della redazione. L’immagine di apertura è un dettaglio di Temi, di Claudio Pedron (aprile 2026).

Per la seconda puntata dell’antologia cliccare qui.

Archiviato in:||, Documenti Contrassegnato con: Claudio Pedron

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Anna dice

    28/05/2026 alle 12:56 pm

    Grazie per aver documentato il valore dell’insegnamento in carcere attraverso i temi svolti da studenti grati di ‘sentirsi scelti’

    Rispondi
  2. Andrea dice

    28/05/2026 alle 1:58 pm

    Grazie per tutto quello che avete fatto e continuate a fare per i detenuti. Ho letto tutto d’un fiato, complimenti!

    Rispondi
  3. Stefania dice

    28/05/2026 alle 2:17 pm

    Sono una ex insegnante del carcere di Sollicciano ( ora sono in pensione) ed ho letto molto volentieri e con cura gli elaborati dei ‘ragazzi’ …..mentre li leggevo ho rirespirato l’aria del carcere…

    Rispondi
  4. Maurizio dice

    29/05/2026 alle 7:56 am

    Si possono leggere questi testi in maniera superficiale e dire che siano puerili ma se ci si sofferma sulla difficoltà lessicale, sulla difficoltà di parlare di un sé ferito dall’emarginazione, dall’errore che ha portato alla carcerazione, dalla vita difficile del carcere che separa dagli affetti, si legge sia la disperazione e sia la voglia di redenzione attraverso lo studio della lingua italiana. La selezione da parte dell’insegnante Claudio non deve essere stata semplice

    Rispondi
  5. Gloria dice

    30/05/2026 alle 9:38 am

    Bellissima iniziativa, che avvicina i lettori al mondo di chi vive il carcere. Pedron è un insegnante appassionato e con un’esperienza e una competenza educativa straordinaria.

    Rispondi
  6. Nadia dice

    30/05/2026 alle 5:16 pm

    Grazie Claudio, per avermi dato l’opportunità attraverso questa raccolta di scritti di entrare nel mondo della scuola carceraria. Ho colto molta umanità e molti sogni e anche valori in questi scritti. L’importanza di essere scelti è fondamentale per tutti ma per chi vive in carcere e sembra non avere più possibilità di scegliere rappresenta accendere una speranza. Leggere è stata un’esperienza immersivo. Grazie ancora

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copyright © 2026 · Genesis Altroche on WordPress · Accedi

Utilizziamo i cookie e dati personali per necessità. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo da parte nostra in linea con la GDPR.