Trent’anni fa: documentazione sul giorno della dichiarazione dell’indipendenza padana, proclamata a Venezia dal leader della Lega Nord Umberto Bossi (1941-2026). Antologia da tre comizi. Con osservazioni sul pubblico.
Il 15 settembre 1996 non è stato solamente il giorno della Lega, ma una giornata nella quale si sono confrontate identità collettive. A Venezia le manifestazioni sono state quattro.
La prima organizzata dal Comitato “uniti sotto mille bandiere”, al quale avevano aderito fra gli altri Rifondazione comunista, Legambiente, Cisl, Pax Christi e popolari[1]. Il 14 in piazza San Marco dalle 17.00 persone hanno portato bandiere dei sindacati, delle associazioni, dei partiti, italiane, di altre nazioni, della pace e le hanno stese una affianco all’altra sul pavimento della piazza. Io sono passato di lì dopo cena e ho portato un fazzoletto rosso: c’era un migliaio di persone e le bandiere da Palazzo reale non raggiungevano il caffè Florian. Il giorno dopo, dalle 17.00 una parte di queste bandiere sono state esposte in campo Santa Margherita nel corso di una festa con musica e bar indetta da Rifondazione. Le strutture e l’atmosfera sembravano quelle della festa di Liberazione che in quel campo si tiene ogni anno: alle 19.30 i presenti erano meno di un migliaio.
La manifestazione della Lega si è tenuta in riva dei Sette martiri, verso la Biennale d’arte, lungo la laguna. Davanti all’Istituto di biologia marina c’erano dei palchi con posti a sedere per gli invitati. Nel momento del discorso di Bossi (alle 17.30 aveva già cominciato a parlare leggendo un documento scritto a mo’ della dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti) la calca verso il palco cominciava circa duecento metri dalla lapide dei partigiani ma i manifestanti non erano più così visibili e si confondevano tra i turisti prima della Pensione Bucintoro.
Una terza manifestazione indetta dai centri sociali ha avuto luogo nel pomeriggio in campo Santo Stefano, con palco per concerto musicale. Luca Casarini, del Centro sociale “Pedro” di Padova, ha parlato a braccio non dal palco ma tra le persone amplificato da un microfono: pubblico di giovani disperso per il campo, anche qui non più di un migliaio.
Una quarta manifestazione ha avuto luogo in campo San Polo, circa 600 tarantini arrivati in corteo con fischietti e trombe da stadio. Polizia schierata, ben visibile (nel comizio Cito[2] si rivolge sempre anche a loro). Palco tipo quello di Italia 1, quando fa le trasmissioni nelle periferie, telecamera accesa. Dieci persone in piedi giacca e cravatta intorno a Cito. Prima di lui parlano in due fra cui il sindaco di Taranto De Cosmo[3]. La manifestazione era organizzata dalla Lega d’azione meridionale. C’erano molti giovani, età da liceo, otto dei quali in camicia nera. Il pubblico interloquiva e commentava in continuazione il comizio. Qui sotto riporto un pezzo di ciascuno dei discorsi di Bossi, Casarini e Cito.
L’Ulivo e il Pds[4] non hanno organizzato contromanifestazioni; i Verdi manifestavano lungo il Po e An[5] aveva organizzato una riuscita manifestazione a Milano; il sindaco Cacciari[6] aveva invitato i veneziani a restare a casa; se non ricordo male, la sera del 13 una bomba incendiaria rivendicata dal subcomandante Toni del “Gruppo zapatista veneziano” aveva colpito la sede del “Governo della Padania”; Bossi aveva dato a Cito del “sifilitico”; Cito si era scontato nella giornata del 15 con la polizia a Chioggia ed era rimasto bloccato (lui dice tre ore) a Rovigo per un allarme bomba, rivelatosi infondato. Il 13 i leghisti avevano prelevato, con una ampolla di vetro fatta a Murano, acqua alla sorgente del Po (“il cuore della Padania”). Il 15 l’avevano simbolicamente versata nel mare Adriatico.
Comizio n. 1 (Lega)
Noi siamo consapevoli che la Padania libera e indipendente diventerà il riferimento politico e istituzionale per la costruzione dell’Europa delle Regioni e dei Popoli. Noi siamo convinti che la Padania libera e indipendente saprà garantire un contributo decisivo alla cooperazione, alla tolleranza e alla pace tra i Popoli della Terra. Noi oggi rappresentiamo, qui riuniti, l’ultima speranza che il regime coloniale romano che opprime la Padania possa presto finire. Noi, Popoli della Padania: poiché il coraggio e la fede di chi ci ha preceduto nella lotta per la libertà dei Popoli sono nostro retaggio e debbono indurci a farci irrevocabilmente carico del nostro destino; poiché voliamo che i nostri atti siano guidati dal rispetto che dobbiamo a noi stessi, ai nostri avi e ai nostri figli; poiché riconosciamo l’inalienabile potere sovrano di ogni Popolo a decidere liberamente con chi stare, come e da chi essere governato; poiché affermiamo il nostro diritto e la nostra volontà di assumere i pieni poteri di uno Stato, prelevare tutte le imposte, votare tutte le leggi, firmare tutti i trattati; poiché la Padania sarà tutti coloro, uomini e donne, che la abitano, la difendono e la riconoscono, e poiché costoro siamo noi; poiché è infine giunta l’ora di avviare la grande impresa di far nascere questo nuovo Paese che noi battezziamo oggi con il nome di Padania. In nome e con l’autorità che ci deriva dal Diritto Naturale di Autodeterminazione e dalla nostra libera coscienza, chiamando per voce delle nostre libere istituzioni l’insegnamento di amore per la libertà e di coraggio dei Padri Padani a testimone dell’onestà delle nostre intenzioni. Noi, Popoli della Padania, solennemente proclamiamo: la Padania è una repubblica federale indipendente e sovrana. A sostegno di ciò noi ci offriamo gli uni agli altri, a scambievole pegno, le nostre vite, le nostre fortune e il nostro sacro onore. Viva la Padania. Alcuni in coro gridano “Viva”. Applausi. Smette di parlare Bossi. Parla un’altra voce dal palco: Ora quindi avvenuta la proclamazione dell’indipendenza e della sovranità, viene ammainata la luttuosa bandiera italiana (fischi e applausi) per issare su questo pennone, su questa riva la grande bandiera della repubblica federale di Padania (coro “Padania, Padania”). La bandiera italiana verrà ripiegata e consegnata alle autorità italiane di Roma (qualche risa, musiche di Albinoni mentre una bandiera bianca con simbolo verde al centro viene issata. Applausi, grida “Padania, Padania”. Poi verranno letti due documenti intitolati “Costituzione transitoria” e “Carta dei diritti dei cittadini padani”).

Comizio n. 2 (Centri sociali)
Compagni, questa è la nostra dichiarazione d’indipendenza: è il fatto che siamo autonomi, non perché siamo fissi con la testa in anni che non sono questi, ma siamo autonomi dallo Stato italiano e dal quello della Padania, dall’ideologia, qualsiasi essa sia, dalle bandiere che esprimono solo e solamente ciò che pensa un ceto politico che non ci appartiene. Mafia dei partiti li chiamiamo noi, e allora cominciamo, è questo che viene da questo campo, nel nostro piccolo, nei nostri territori a far respirare l’aria della ribellione, perché ribellarsi è giusto, è giusto soprattutto per gli altri non solo per noi, perché Marcos dal Chiapas, gli zapatisti ci insegnano questo: povera gente schiacciata dai più forti che imbracciando il fucile e, pensando a un mondo diverso, riescono a parlare, riescono a decidere per sé stessi, riescono a proporre qualcosa di nuovo, di veramente nuovo. Che cosa c’è di novità in quello che propone Bossi: lo Stato-nazione, lo Stato dei monarchi, dei dittatori, le camicie verdi, la milizia, queste sarebbero le grandi novità? Che cosa c’è di nuovo nello sventolare il tricolore che rappresenta cinquant’anni di oppressione, stragi, che rappresenta i licenziamenti, che rappresenta i morti in guerra, guerre che non sono mai appartenute a chi è morto ma solo a chi comanda? (applausi) Allora non abbiamo ampolle da rompere, caso mai nell’ampolla ci mettiamo qualcos’altro. Non abbiamo sacchetti di terra da portare, la terra in cui abitiamo è una terra che è di tutti, è di tutti quelli che ci passano, che ci vivono, che chiedono di essere trattati come persone umane, gli immigrati, i fratelli immigrati che oggi la lega… ed è per questo che la lega va dispersa come esperienza, va attaccata, va distrutta, la lega rappresenta culturalmente il rifiuto per gli immigrati, il rifiuto per coloro che sono considerati diversi anche dal punto di vista economico. No, noi siamo qui per ribadire che in questi territori noi siamo e saremo sempre indiani. Non saremo con i cowboy, non saremo con quelli che parlano il linguaggio del potere, caso mai parliamo il linguaggio della ribellione dal Chiapas a Venezia, questo è il nostro messaggio. E poi, compagni, andiamo a portare questo messaggio anche in campo Santa Margherita, a questa benedetta Sinistra, questa cosiddetta Sinistra (applausi).
Comizio n. 3 (Lega meridionale)
Guardate giovani, non dobbiamo scherzare per quello che sta accadendo, le battute sono belle, però non bisogna scherzare. Giovani delle forze dell’ordine non dobbiamo scherzare né pensare che quello che sta accadendo in questa nazione sia uno scherzo. Noi stiamo a un passo dalla guerra civile. Se voi andare a riflettere un tantino, quello che è accaduto nella ex-Jugoslavia, a due passi dall’Italia, si incominciò per gioco da un ferro spinato, dal gioco del ferro spinato ci sono state centinaia di migliaia di morti e milioni di feriti e di invalidi. E allora cosa si potrebbe fare perché innanzitutto la prossima volta caro sifilitico e non certo caro, perché tu potrai essere caro soltanto ai finocchi come te (applausi). La prossima volta prendetela, dicono a Taranto, come cazzo lo volete, la prossima volta veniamo in diecimila (qualcuno grida “bravo”) e poi vedremo se ci sarà qualcuno che riuscirà a fermarci, ma non per cercare di provocare incidenti tra italiano e italiano ma perché non vogliamo che i nostri figli si trovano con una mitragliatrice o un mortaio nelle mani per gettare quel mortaio sulle città della nostra nazione. Questo non deve accadere (applausi, trombe, fischietti). L’attività parlamentare inizia martedì, vedremo se ci sarà una seduta importante e vedremo se ‘sta faccia di bronzo è capace di venire in parlamento (“bravo”). Io sono convinto che qualche scarpa in testa se la becca da qualcuno (“bravo”, applausi). Convintissimo: perché molto probabilmente la scarpa gliela faccio venire io (“bravo”, applausi, trombe, fischietti). Ma vorrei dire anche di più, non vorrei essere considerato troppo volgare. Allora vorrei cercare di essere molto breve nel discorso. Innanzitutto questo depravato ha tolto dal pennone la bandiera italiana ridandola, dice che la deve dare alla ‘nazione-Italia’. Noi invece abbiamo prelevato… (mostra la bandiera della Lega Nord, quella con la croce rossa in campo bianco e Alberto da Giussano. Alcuni gridano: “bruciala”. Trombe, applausi, fischi, fischietti. Appicca il fuoco alla bandiera con l’accendino. Molti intonano la Marcia trionfale dell’Aida, come allo stadio. Grida di “Bossi, Bossi, vaffanculo”, come in corteo. Fischietti. Vengono bruciate altre bandiera della Lega dalle persone sul palco. “Sì, sì, brucerà, qua la Lega brucerà”. Uno grida “Mettici un po’ di benzina”. Coro di “Alé-o-o, alé-o-o”) Che brutta fine che ha fatto Alberto da Giussano (“bravo”, fischietti). Quindi era un atto dovuto (applausi, grida “Cito, Cito”). Se continua di questo passo, faremo di peggio (applausi, il mio vicino grida “che scenario di morte”).
Cito prosegue il discorso attaccando “i pentiti assassini” e “lo Stato che li tutela”; difendendo i carabinieri e le guardie di finanza accusati dai pentiti: “hanno arrestato il generale Conforti, dell’Arma dei carabinieri, abbiamo toccato la merda”. Parla ancora di Bossi, sulla Finanziaria che porta via 88mila miliardi dalle tasche dei lavoratori, chiedendo pari dignità per i cittadini del Sud, spiegando che in Puglia soltanto c’è oltre mezzo milione di disoccupati – un altro mio vicino commenterà ad alta voce “Significa cacchio significa… siamo rovinati” –, che per ogni cittadino del Sud lo Stato italiano spende 6 milioni e 700mila lire e per ogni cittadino italiano lo Stato spende 8 milioni e 700mila lire. Spiegherà che il governo non persegue Bossi perché perdendo l’appoggio di Bertinotti avrà bisogno dei voti leghisti: “Bossi fa comodo alla sinistra”. Senza nominarlo parla di Prodi: dice che sentendo i suoi discorsi gli è venuto da vomitare. Una mia vicina commenta: “Così si fa, con grinta. Dobbiamo farci sentire”. All’Iri ha fatto perdere 180mila posti di lavoro. Conclude dicendo che mentre Bossi non arriverà mai al Sud, verrà lui al Nord (è infatti candidato sindaco alle elezioni di Milano dell’aprile 1997).
Nota. Tratto da “Altrochemestre”, 5, primavera 1997, pp. 27-28. Sono stati corretti alcuni refusi. Il numero conteneva altri due pezzi che documentavano la giornata a Venezia: si ripubblica su altrochemestre.it anche quello di Filippo Benfante, Una domenica a Venezia, ivi, pp. 9-10; quello di Piero Brunello, Bossi, zaini e panini, ivi, pp. 53-46 si legge ora anche in Id., Dubbi sull’esistenza di Mestre. Esercizi di storia urbana, postfazione di Matteo Melchiorre, Cierre, Sommacampagna (VR) 2023, pp. 273-280.
La dichiarazione di indipendenza padana è rimasta nello statuto della Lega Nord fino alla sua trasformazione in Lega per Salvini Premier nel 2017.
L’immagine di apertura e l’illustrazione interna sono tratti da “Il Leghista. Satira fumetti beffe secessione”, n.s., rispettivamente dettaglio della copertina del numero IV (s.d.), 1, e tavole dal numero IV (s.d.), 3, pp. 28-29.
[1] Il Partito popolare italiano è esistito dal 1994 al 2002. Le altre organizzazioni citate esistono tuttora (primavera 2026). [Ndr]
[2] Giancarlo Cito (1945-2025), imprenditore edile di Taranto, e fondatore di alcune emittenti televisive locali, all’epoca era stato appena eletto deputato (aprile 1996). Fondatore della Lega d’azione meridionale (LAM) nel 1992, negli anni Settanta era stato un militante del MSI. Condannato nel 2002 per concorso esterno in associazione mafiosa, scontò quattro anni di carcere (2003-2007). [Ndr]
[3] Gaetano De Cosmo (1945-2007), sindaco di Taranto dal 1996 al 1999. [Ndr]
[4] L’Ulivo è stata una coalizione elettorale di centro-sinistra esistita dal 1995 al 2007; il Partito democratico della sinistra (Pds) è esistito dal 1991 al 1998. [Ndr]
[5] Il partito ambientalista dei Verdi è esistito dagli anni Novanta fino al 2021. Alleanza nazionale è stato un partito politico di destra, esistito dal 1995 al 2009. [Ndr]
[6] Massimo Cacciari, sindaco di Venezia dal 1993 al 2000 e dal 2005 al 2010. [Ndr]

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