Nel marzo 1945, mentre la Seconda guerra mondiale stava per chiudersi con la sconfitta della Germania, dell’Italia e del Giappone, una brochure dal titolo Fascism!, diffusa dal Dipartimento della Guerra di Washington, metteva in guardia dal pericolo dell’instaurarsi del fascismo negli Stati Uniti. A cura della redazione di altrochemestre.it.
Nota per la discussione di questa settimana
Il fascismo non è facile da identificare e analizzare; e una volta al potere non è facile da distruggere. È importante per il nostro futuro e per quello del mondo che il maggior numero possibile di noi comprenda le cause e le pratiche del fascismo, al fine di combatterlo. I punti da sottolineare sono: (1) il fascismo è più incline a salire al potere in un momento di crisi economica; (2) il fascismo porta inevitabilmente alla guerra; (3) può arrivare in qualsiasi paese; (4) il modo migliore per combatterlo è far funzionare la nostra democrazia.
[…] Può succedere qui?
Alcuni americani risponderebbero con un deciso “No! alla domanda “Il fascismo può arrivare in America dopo essere stato sconfitto all’estero?”. Direbbero che gli americani sono troppo intelligenti, che sono convinti dello stile di vita democratico, che non permetterebbero a nessun gruppo di imporlo in America. Il fascismo, potrebbero dire alcuni, è qualcosa di peculiare che si trova solo tra persone a cui piacciono le svastiche, a cui piace ascoltare i discorsi dai balconi di Roma, o a cui piace pensare che il loro imperatore sia un dio. La loro reazione potrebbe essere che si tratta di qualcosa di “straniero” che gli americani riconoscerebbero in un attimo, come il passo dell’oca. Potrebbero pensare che lo liquideremmo in fretta ridendo.
(Domanda: I fascisti vengono tutti dalla Germania, dal Giappone o dall’Italia?)
In molte nazioni europee la gente la pensava come alcuni di noi: che il fascismo fosse estraneo a loro e non sarebbe mai potuto diventare una potenza nel loro paese. Scoprirono tuttavia che le persone di orientamento fascista all’interno dei loro confini, soprattutto con l’aiuto esterno, potevano detenere il potere. I tedeschi, naturalmente, fecero un uso efficace dei traditori di orientamento fascista che abbiamo imparato a conoscere generalmente come “la quinta colonna”. In Francia, considerata una delle principali democrazie europee, il tradimento fu capeggiato da una potente cricca di fascisti autoctoni “al 100% francesi”. La Norvegia aveva il suo Quisling, norvegese d.o.c. tanto quanto Laval era francese “purosangue”. I Mussert in Olanda erano “al 100% olandesi”, i Degrelle in Belgio “al 100% belgi”, e i Mosley in Gran Bretagna “al 100% britannici”. Anche gli Stati Uniti avevano i loro fascisti autoctoni che si dichiaravano “al 100% americani”. C’erano fascisti autoctoni nelle Filippine, in Thailandia (Siam), in Cina, in Birmania e in molti altri paesi, tutti in attesa di diventare burattini docili dell’Asse. Nessuno di questi fascisti è uno “straniero” che ha dovuto essere importato dalla Germania, dal Giappone o dall’Italia.
(Domanda: Ci sono gruppi in America che hanno usato tattiche e appelli fascisti?)
Alla maggior parte degli americani piace essere buoni vicini. Ma, in vari momenti e luoghi della nostra storia, abbiamo avuto tristi episodi di sadismo di massa, linciaggi, giustizie sommarie, terrore e soppressione delle libertà civili. Abbiamo avuto le nostre bande di incappucciati, le Legioni Nere, le Camicie d’Argento e i fanatici razziali e religiosi. Tutti loro, in nome dell’americanismo, hanno usato metodi e dottrine antidemocratiche che l’esperienza ha dimostrato possono essere correttamente identificati come “fascisti”. Possiamo permetterci di liquidarli come semplici pazzi? Noi stessi un tempo deridevamo Hitler come un innocuo pagliaccio con dei buffi baffi. Nel gennaio del 1944, trenta americani, molti dei quali americani autoctoni, furono incriminati da un Grand Jury federale con l’accusa di cospirazione con “il partito nazista per raggiungere gli obiettivi dello stesso partito nazista negli Stati Uniti”. Questi obiettivi, secondo l’atto d’accusa, includevano il minare e il compromettere “la lealtà e la moralità delle forze militari e navali degli Stati Uniti”. Il caso si concluse con un annullamento del processo a causa della morte del giudice che lo presiedeva. La questione di una nuova incriminazione è ancora in fase di valutazione. Ovunque i governi liberi non riescano a risolvere i loro problemi economici e sociali di base, c’è sempre il pericolo che si manifesti un fascismo autoctono per sfruttare la situazione e la popolazione.
Riusciamo a individuarlo?
(Domanda: Come possiamo identificare i fascisti americani all’opera?)
Un fascista americano che aspira al potere non proclamerebbe di essere un fascista. Il fascismo camuffa sempre i suoi piani e i suoi scopi. Hitler rivolse appelli demagogici a tutti i gruppi e giurò: “Né io né alcun altro nel Partito Nazionalsocialista sosteniamo di procedere con metodi diversi da quelli costituzionali”. Qualsiasi tentativo fascista di conquistare il potere in America non avrebbe seguito esattamente lo schema hitleriano. Avrebbe funzionato sotto le mentite spoglie del “super-patriottismo” e del “super-americanismo”. I leader fascisti non sono né stupidi né ingenui. Sanno di dover diffondere una linea che “venda”. Si dice che Huey Long[1] abbia osservato che se il fascismo fosse arrivato in America, sarebbe stato con un programma di “americanismo”. I fascisti in America possono differire leggermente dai fascisti di altri paesi, ma hanno una serie di atteggiamenti e pratiche in comune. Di seguito ne elenchiamo tre. Chiunque ne abbia uno non è necessariamente un fascista. Ma si trova in uno stato mentale che lo predispone all’accettazione degli obiettivi fascisti. 1. Mettere gruppi religiosi, razziali ed economici l’uno contro l’altro per rompere l’unità nazionale è uno strumento della tecnica del “divide et impera” usata da Hitler per ottenere il potere in Germania e in altri paesi. Con lievi variazioni, per adattarsi alle condizioni locali, i fascisti hanno utilizzato ovunque questo metodo hitleriano. In molti paesi, l’antisemitismo (odio per gli ebrei) è uno strumento dominante del fascismo. Negli Stati Uniti, i fascisti autoctoni sono stati spesso anti-cattolici, anti-ebrei, anti-neri, anti-sindacalisti, anti-stranieri. In Sud America, i fascisti autoctoni usano gli stessi capri espiatori, solo che sostituiscono l’anti-cattolicesimo con l’anti-protestantesimo all’anticattolicesimo. Intrecciata alla teoria fascista della “razza superiore” c’è una “campagna d’odio” ben pianificata contro le minoranze etniche, religiose e altri gruppi. Per soddisfare le loro particolari esigenze e i loro obiettivi, i fascisti useranno uno qualsiasi di questi gruppi o una combinazione di essi come comodo capro espiatorio.
2. Il fascismo non può tollerare concetti religiosi ed etici come la “fratellanza umana”. I fascisti negano la necessità della cooperazione internazionale. Queste idee contraddicono la teoria fascista della “razza superiore”. La fratellanza umana implica che tutti gli esseri umani, indipendentemente da colore, razza, credo o nazionalità, abbiano diritti. La cooperazione internazionale, come espressa nelle proposte di Dumbarton Oaks[2], è in contrasto con il programma fascista di guerra e dominio mondiale. Al posto della cooperazione internazionale, i fascisti cercano di sostituire una sorta di ultranazionalismo perverso che convince il loro popolo di essere l’unico popolo al mondo a contare. A questo si aggiungono odio e sospetto verso i popoli di tutte le altre nazioni. In questo momento i nostri fascisti autoctoni stanno diffondendo propaganda anti-britannica, anti-sovietica, anti-francese e anti-Nazioni Unite. Sanno che l’unità alleata preannuncia la sconfitta certa del fascismo all’estero. Sanno che l’unità alleata del dopoguerra significa pace e sicurezza nel mondo. Si rendono conto che il fascismo non può prosperare o crescere in queste condizioni.
3. È corretto chiamare “comunista” un membro di un partito comunista: ma spesso viene definito “Rosso”. Appioppare indiscriminatamente l’etichetta “rosso” a persone e proposte a cui ci si oppone è un espediente politico comune. È un trucco preferito sia dai fascisti locali che da quelli stranieri. Molti fascisti affermano in modo infondato che il mondo ha solo due scelte: fascismo o comunismo, ed etichettano come “comunista” chiunque si rifiuti di sostenerli. Attaccando la nostra libera impresa, la democrazia capitalista e negando l’efficacia del nostro stile di vita, sperano di intrappolare molte persone. Hitler insisteva sul fatto che solo il fascismo avrebbe potuto salvare l’Europa e il mondo dalla “minaccia comunista”. Molte persone, dentro e fuori la Germania e l’Italia, accolsero e sostennero Hitler e Mussolini perché credevano che il fascismo fosse l’unica salvaguardia contro il comunismo. Lo “spauracchio rosso” era un argomento abbastanza convincente da convincere ad aiutare Hitler a prendere e a mantenere il potere. L’Asse Roma-Berlino-Tokyo, le cui aggressioni precipitarono il mondo in una guerra globale, fu chiamato “Asse Anti-Comintern”. Fu proclamato da Hitler, Mussolini e Hirohito come “baluardo contro il comunismo”. Imparare a identificare i fascisti autoctoni e a individuare le loro tecniche non è facile. È proprio quello che vogliono. Ma è di vitale importanza imparare a riconoscerli, anche se adottano nomi e slogan popolari, si drappeggiano con la bandiera americana e tentano di portare avanti il loro programma in nome della democrazia che stanno cercando di distruggere.
Nota. La brochure Fascism! è il n. 64 di «Arm Talk. Orientation Fact Sheet» pubblicato il 20 marzo 1945 da The Army Orientation Branch, Information and Education Division, del War Deparment, Washington D.C.; qui si traduce la nota introduttiva e i paragrafi intitolati “Can It Happen Here?” e “Can we spot it?”. Il testo è facilmente reperibile in rete, noi abbiamo utilizzato la digitalizzazione offerta dal Progetto archive.org. “Army Talks” fu una serie di brevi pamphlet pubblicati per i soldati americani che combattevano in Europa nella Seconda Guerra Mondiale, che proponevano discussioni guidate (secondo una sequenza di domande, come si nota anche in questo caso) “per aiutarli a diventare uomini e donne meglio informati e quindi soldati migliori”. Le pubblicazioni, che uscivano con cadenza settimanale o quindicinale, iniziarono nel 1943 e continuarono fino alla fine della guerra, nel 1945. Ciascun numero era dedicato a un tema (per esempio “Guerra e pace dopo il 1918”, “Cosa fare con la Germania”, “Il sistema politico britannico”…).
[1] Huey Pierce Long Jr., uomo politco del Partito democratico, governatore della Lousiana (1928-1932) e senatore degli Stati Uniti (dal 1932), assassinato nel 1935. [NdT]
[2] Dumbarton Oaks è una grande villa ottocentesca che si trova a Georgetown, nei pressi di Washington D.C. ed ospita un famoso centro di ricerca. Nel 1944 fu sede di conferenze che discussero proposte volte a istituire le Nazioni Uniti e prevenire nuove guerre. [NdT]

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