Manifestazioni per la Palestina, Toronto (Canada), 4 ottobre e 29 novembre 2025: una lettera-reportage di Andrea Lanza. Atmosfere, sentimenti e slogan che cambiano a due mesi di distanza.
Cari amici di altrochemestre,
Oggi, sabato 29 novembre, c’è stata una manifestazione in solidarietà con la Palestina, qui a Toronto. Colgo l’occasione per mandarvi una selezione delle foto che avevo fatto un paio di mesi fa alla manifestazione più partecipata dell’autunno e quelle che ho fatto oggi, con qualche riga di commento.
Il 4 ottobre è stato il giorno di maggiore mobilitazione a Toronto come nel resto del mondo. Il perdurare e l’allargarsi dei massacri in Palestina e la capacità della Freedom Flotilla di attirare l’attenzione mediatica fanno sì che il corteo organizzato per il primo pomeriggio di quel sabato sia particolarmente animato. Uno dei primi cartelli che vedo quando arrivo nella centralissima piazza del concentramento dice: “lotta come un italiano, blocca tutto”, riferito agli scioperi e i cortei che, in quei giorni, facevano dell’Italia il paese maggiormente mobilizzato al mondo. È un manifesto stampato in serie da un piccolo partito comunista rivoluzionario (Revolutionary Communist Party, RCP).

Una volta che la manifestazione inizia a muoversi lentamente per le strade di downtown si comprende che la partecipazione, per gli standard della città, è straordinaria. C’è chi parla di “decine di migliaia” di persone.
La composizione rispecchia la natura della città: diversi striscioni testimoniano le organizzazioni per origini geografiche (latinoamericani, giapponesi, irlandesi, ecc.) che portano la propria solidarietà al popolo palestinese.




La presenza ebraica è particolarmente visibile, in forme varie e lungo l’intero corteo.








Così come è, ovviamente, molto folta la presenza di manifestanti di origini arabe o di fede musulmana.



Le bandiere palestinesi sono tantissime, di ogni formato. Si notano anche altre bandiere arabe. Gli slogan, spesso scritti su cartoni più o meno improvvisati, sono molto diversi e spesso nominano il genocidio, i bambini palestinesi, la flotilla e la responsabilità dei paesi occidentali in genere e del Canada in particolare.







La manifestazione di oggi, 29 novembre, ancora di sabato pomeriggio, era molto molto più piccola. I partecipanti erano militanti impegnati nei movimenti in solidarietà con il popolo palestinese. Ciò appare chiaro anche dal punto di vista estetico: numerosissime le kefie.




L’atmosfera è molto diversa. Al senso di tragedia ma anche in un certo modo di speranza di ottobre, quando l’impotenza di fronte al genocidio sembrava poter essere rotta da una presa di parola dei movimenti di solidarietà, è succeduto lo smarrimento: il cessate il fuoco, parola d’ordine dei mesi passati, è stato proclamato, ma le uccisioni continuano così come il blocco degli aiuti alimentari e sanitari. Gli slogan scritti e ripetuti vertono ora ancor più sulla richiesta di un reale embargo canadese delle armi e degli equipaggiamenti destinati all’esercito israeliano.

In qualche modo gli slogan si sono radicalizzati.






Gli slogan che lasciano intravedere una speranza di liberazione e pace sono pochissimi: “I semi della liberazione sono piantati nella solidarietà”


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