Il blocco del Ponte della Libertà da parte di circa 25mila persone il 3 ottobre 2025 in prospettiva storica e comparativa: confini mentali, memoria culturale, riti metropolitani e globali. Appunti per una ricerca.
Il blocco del ponte automobilistico che unisce Venezia alla terraferma durante la manifestazione del 3 ottobre 2025, che abbiamo documentato in queste pagine, suggerisce una ricerca sul Ponte della libertà come luogo di manifestazioni. Ci sono stati altri blocchi nel passato? da parte di chi? con quali obiettivi?
Appunti preliminari per una possibile ricerca
1. Cronache e storiografia. Maggiori manifestazioni operaie degli anni Cinquanta-Sessanta:
a. 14 marzo 1950, volantinaggio davanti ai cantieri Breda, la polizia spara, sassaiola in risposta; il giorno dopo sciopero generale, con manifestazione in Piazza San Marco (canzone di Gualtiero Bertelli, La Breda)[1].
b. 1 agosto 1968, dopo un primo blocco del cavalcavia di Mestre e di quello di san Giuliano, gli operai occupano i binari della stazione di Mestre (canzone di Gualtiero Bertelli, Primo d’agosto Mestre ’68)[2].
c. 3-5 agosto 1970, in via Fratelli Bandiera, scontri tra Celere e operai delle imprese di Porto Marghera aiutati da abitanti di Ca’ Emiliani, barricate, picchetti davanti alle fabbriche[3].
Questi esempi portano a pensare che nel repertorio delle manifestazioni operaie, nel periodo di massimo sviluppo di Porto Marghera, il blocco del Ponte della Libertà non fosse previsto, nemmeno quando i cortei erano così imponenti da poter sfidare i divieti della polizia.
2. Ricordi personali: 30 settembre 1974. Una manifestazione di circa duecento abitanti del Villaggio San Marco, dopo una serie di agitazioni per avere una scuola materna pubblica in quartiere (l’unica era tenuta dalle suore), blocca il Ponte della Libertà, per raggiungere poi il Municipio di Venezia.
3. Ricerche online, sapendo che si possono ricavare dati solo da cronache recenti (15-20 anni):
a. 18 novembre 2009, mattina. Corteo operaio dell’Alcoa promosso dalla Fiom-Cgil provinciale contro i licenziamenti (3000 per la Questura, 8mila per gli organizzatori) da via Righi a Venezia; blocco del ponte in vista di un incontro in Prefettura; informata in anticipo, la polizia municipale di Venezia chiude al traffico il ponte dalle 9 alle 10,30[4].
b. 10 dicembre 2012. Corteo di lavoratori dell’azienda Pilkington di Porto Marghera blocca il ponte per circa quattro ore, in previsione della partecipazione a un Consiglio comunale a Mestre sulla sorte della fabbrica a rischio di chiusura[5].
c. 27 marzo 2021. Lavoratori e lavoratrici dello spettacolo, provenienti dal Tronchetto (300 secondo il Gazzettino) bloccano il ponte per circa 15 minuti, lanciando “slogan d’accusa verso i settori dello Stato che hanno ‘dimenticato’ i lavoratori dello spettacolo”[6].
d. 23 aprile 2021. Manifestazione indetta dal Sindacato Generale di Base dell’ACTV, blocco del ponte all’altezza della deviazione per il Tronchetto, la Digos identifica una ventina di lavoratori, minacciate denunce per manifestazione non autorizzata e possibili sanzioni da mille a quattromila euro[7].
e. 14 dicembre 2022. Sei attivisti di Ultima Generazione bloccano per circa venti-trenta minuti il Ponte della Libertà, fino all’arrivo della polizia; striscione: “Ultima generazione unisciti a noi”[8]. (Ultima Generazione è un movimento che conduce azioni di protesta eclatanti contro i cambiamenti climatici).
4. Tenere presente gli elementi del paesaggio. Il Ponte della Libertà, che corre a fianco di quello ferroviario, è lungo un po’ meno di quattro chilometri. «La segnalazione “Venezia” – ha osservato Luca Pes – non compare all’altezza del confine comunale, ma all’imboccatura del ponte della Libertà»[9]. A metà ponte una piazzola con una colonna e i cannoni puntati verso la terraferma ricorda la resistenza di Venezia all’esercito austriaco nel 1848-49. Sulla destra verso Venezia (laguna sud) si vedono le fabbriche della Prima Zona Industriale; a sinistra (laguna nord) si vedono atterrare gli aerei all’aeroporto Marco Polo.
Prime ipotesi di ricerca
1. Dal 1950 agli anni Settanta, i luoghi presidiati dai cortei operai che provengono da Porto Marghera sono i confini della zona industriale: il cavalcavia e la stazione di Mestre, che dividono Mestre dalle fabbriche; via Fratelli Bandiera che corre tra gli stabilimenti e la città di Marghera (oltre a essere contigua al territorio solidale di Ca’ Emiliani); a volte il cavalcavia di San Giuliano alla fine di via Righi, la strada cioè che costeggia la prima zona industriale. Il presidio dei confini vuole significare che la forza operaia sta nelle fabbriche, che il conflitto sociale e politico avviene nei luoghi di lavoro[10].
Nel 1950 un grande corteo operaio si chiude in piazza San Marco a Venezia, città ancora sede delle associazioni operaie (a cominciare dalla Camera del Lavoro), e retta da una giunta social-comunista, con sindaco Giobatta Gianquinto. Dopo di allora i cortei operai attraversano Mestre, che in trent’anni passa da circa 60mila a quasi 180mila abitanti, per chiudersi con un comizio in piazza Ferretto. I cortei che sfilano per corso del Popolo e si chiudono in centro non sono una sfida, ma ribadiscono che Mestre (come prima lo era stata Venezia) è una città operaia.
2. A partire dagli anni Settanta il presidio del ponte avviene in nome non dell’antagonismo di classe, ma dei diritti di cittadinanza; chi manifesta non avanza rivendicazioni in quanto lavoratore/lavoratrice, ma in quanto cittadino/cittadina (di un Comune, di una Regione, di uno Stato).
Blocchi operai del ponte non sono mancati negli anni Duemila, ma sono avvenuti in un territorio deindustrializzato, e quando ormai Venezia e Mestre vedono nella zona industriale un attacco alla salute e all’ambiente. I cortei operai non si rivolgono alla città, e neppure si svolgono in città, ma chiedono ascolto presso le autorità, in una trattativa con la Prefettura (Alcoa, 2009), o per spingere Comune e Regione a prendere posizione (Pilkington, 2012). Striscioni di manifestanti della Pilkington davanti il municipio di Mestre dopo il blocco del ponte della Libertà: “Orsoni – Zaia / 175 famiglie / rovinate e voi / silenzio…”, e: “Istituzioni / politici – fate / qualcosa”[11]; gli slogan dei Lavoratori dello spettacolo che una decina di anni dopo hanno bloccato il ponte accusano “i settori dello Stato” che li hanno dimenticati.
L’unico blocco del ponte che ricorda i cortei operai è quello attuato nel 2021 dal sindacato di base dell’Actv: ma in questo caso il Ponte della Libertà non è quello che divide/unisce Venezia e Mestre, ma il confine che delimita il luogo di lavoro (concentrazione a piazzale Roma di uffici, capolinea di autobus, tram, mezzi di navigazione).
3. Il blocco del Ponte della Libertà del 3 ottobre 2025 si volge in uno scenario mondiale. Manifestazioni Pro Palestina con blocco dei ponti: New York (Brooklyn Bridge, 8 gennaio 2024); Londra (Tower Bridge, 24 febbraio 2024); San Francisco (Golden Gate Bridge, 15 aprile 2024); Istanbul (Ponte di Galata, 1 gennaio 2025), Sidney (Sidney Harbour Bridge, 3 agosto 2025), Dublino (O’ Connell Bridge, 21 agosto 2025); Venezia-Mestre (Ponte della Libertà, 3 ottobre 2025).
4. Chiedersi infine se il significato del blocco del Ponte della Libertà sia da cercare non negli obiettivi dichiarati, ma nel rito in sé e nella performance.
È la prima volta che il Ponte della Libertà viene bloccato da due cortei che partono uno da Venezia e uno da Mestre: rito di gemellaggio? un modo per riaffermare una città metropolitana basata sul decentramento, di fatto mai attuata?
Allan Kaval, giornalista francese, osserva che la manifestazione veneziana del 3 ottobre ha bloccato il ponte che collega la città “alla terraferma e al turismo di massa”[12]. Sulla scia di No Bezos la giornata del 3 ottobre è un modo con cui l’attivismo civico a Venezia (ma anche a Mestre, città di alberghi e B&B) si riappropria degli spazi urbani?
Nota. In copertina acquarello di Lanfranco Lanza (2019), particolare.
[1] Breda, marzo 1950. L’intervento del sindaco Giobatta Gianquinto. Le cronache di Gianni Rodari, a cura di Mirella Vedovetto, postfazione di Giorgio Molin, storiAmestre, Mestre 2005 (quaderni di storiAmestre, 1).
[2] Porto Marghera/Montedison. Estate ’68, a cura di “Potere Operaio” di Porto Marghera, edito a cura del centro G. Francovich-Firenze, Edigraf, Segrate (Milano), ottobre 1968, disponibile online.
[3] Cesco Chinello, I “negri” di Porto Marghera, “Altrochemestre. Documentazione e storia del tempo presente”, 2, 1994, pp. 14-15; si veda Michele Boato, La lotta continua. Da Giustizia e Libertà ai Cristiani di base, dal ’68 veneziano alle barricate di Marghera ’70, libri di Gaia, Mestre 2019, con foto e documenti.
[4] La protesta dell’Alcoa. Ponte della Libertà bloccato. Mille operai in corteo, “La Nuova Venezia”, 19 novembre 2009; Migliaia di operai sul ponte. La rabbia dei metalmeccanici contro la chiusura delle fabbriche, “La Nuova Venezia”, 20 novembre 2009; Orsola Casagrande, E a Fusina tute blu pronte a fare il bis, “Il manifesto”, 21 novembre 2009.
[5] Lavoratori della Pilkington sul ponte. Striscioni e bandiere, traffico in tilt, “Corriere del Veneto”, 11 dicembre 2012.
[6] 300 lavoratori dello spettacolo bloccano il Ponte della Libertà, “Il Gazzettino.it”, 27 marzo 2021.
[7] Sciopero e rabbia dei lavoratori Actv Il ponte bloccato l’incontro con Seno, “Nuova Venezia”, 24 aprile 2021; ACTV di Venezia: l’attacco delle istituzioni e la difesa dei lavoratori, in“L’ordine nuovo. Rassegna di politica e cultura comunista”, 11 maggio 2021; Gloria Bertasi, Venezia, Ponte della libertà bloccato, arrivano le multe ai lavoratori ACTV, “Corriere del Veneto”, 21 giugno 2021.
[8] Clima, attivisti bloccano il Ponte della Libertà a Venezia, in GEA-Green Economy Agency, 14 dicembre 2022; Protesta degli attivisti di Ultima generazione a Venezia: bloccato il Ponte della Libertà, a cura di Biagio Chiarello, “fanpage.it”, 14 dicembre 2022.
[9] Luca Pes, Gli ultimi quarant’anni, in Storia di Venezia. L’Ottocento e il Novecento, a cura di Mario Isnenghi e Stuart Woolf, t. 3, Il Novecento, a cura di Mario Isnenghi, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2002, p. 2398 (il saggio pp. 2393-2435, ora disponibile online).
[10] Piero Brunello, Una città disciplinare [2004], in Id., Dubbi sull’esistenza di Mestre. Esercizi di storia urbana, postfazione di Matteo Melchiorre, Cierre, Sommacampagna (Verona) 2023, pp. 208-209.
[11] Una foto disponibile online.
[12] Allan Kaval, Una generazione contro il genocidio, “Internazionale”, 10 ottobre 2025 (corrispondenza per “Le Monde”, l’originale datato 4 ottobre 2025).

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