Osservazioni di una lavoratrice stagionale a Bibione, laureata in storia contemporanea. Appunti per una fenomenologia sociale di una spiaggia sull’Adriatico. Il mare, il lavoro, i bagnanti, l’ambiente.
1. Mare mosso
Il 21 agosto ho cominciato a scrivere qualche nota su come stesse andando l’estate 2025 a Bibione dal punto di vista di una lavoratrice stagionale approfittando del tempo di tregua di una giornata di pioggia. Noi stagionali dipendenti di piccole ditte commerciali in spiaggia (piazze di pedalò, o “mosconi” come dicono qui, carretti dei gelati, ironjet, parasail e scuole di windsurf) non abbiamo giorni liberi “da contratto” e siamo in balìa del meteo: quando le condizioni atmosferiche non permettono lo svolgimento delle attività balneari siamo liberi, se no lavoriamo sempre. Tra luglio e agosto il meteo altalenante ha pareggiato i conti con le giornate di sole continuo che hanno caratterizzato i primi due mesi di stagione, maggio e giugno.
Non penso sia il momento storico migliore per usare metafore belliche, ma è indubbio che, giorno dopo giorno, a inizio turno tra colleghi si cerchi di farsi forza preparandosi alle “battaglie” quotidiane che ci si presentano innanzi. Non c’è un nemico in particolare, e le condizioni personali di ogni lavoratore lo rendono più sensibile di volta in volta a fattori variabili. Per chi lavora in spiaggia, per esempio, il sole e il caldo generalmente si aggiudicano sempre il podio di capri espiatori tout court. Vengono subito spodestati se ci sono bora, scirocco o tramontana: allora il vento diventa l’oggetto prediletto del fastidio. Un bagnino molto esperto, al mio primo anno di stagione post-Covid nel 2020, mi disse una cosa che nei cinque anni seguenti ho constatato essere vera, osservando i bagnanti: il cuore delle persone batte in modo affine allo stato del mare. Quando c’è mare calmo gli animi sono rilassati, il cuore batte più lentamente, urla e schiamazzi si appiattiscono perché non c’è necessità di sovrastare con un tono di voce alto il rumore delle onde che si infrangono a riva; al contrario, quando ci sono mare mosso o vento forte, i battiti aumentano e di conseguenza anche l’agitazione.
In temporali improvvisi e pioggia vengono riposte dunque, bisogna dirlo, le speranze dei lavoratori (al contrario sono un po’ meno apprezzati dagli imprenditori e dai capi stabilimento; per i negozianti del centro, invece, sono le giornate in cui gli affari vanno meglio): quando le nubi avanzano e i bagnini issano bandiera rossa, si aspetta la folata di vento freddo accompagnata dall’alzarsi di un po’ di sabbia che suggerisce alle persone di andare verso casa a ripararsi piuttosto che rischiare di essere bloccati in una cabina della spiaggia aspettando che l’acquazzone passi. In quei momenti di fuggi-fuggi è come se chi vive la spiaggia da anni e quotidianamente se ne “riappropriasse”, dovendo rimanere in servizio in questo scenario deserto, che a volte sembra quasi apocalittico.
2. Gerarchie sulla sabbia
La spiaggia è una zona franca in cui gerarchie presenti nella vita di tutti i giorni si appiattiscono: il tuo vicino d’ombrellone potrebbe essere il più famoso attore ungherese, o un’importante donna d’affari tedesca, o un emerito professore dell’Università di Vienna, eppure ciò che vi accomuna in quel momento è il fatto di avere del tempo libero da trascorrere in quella parte del litorale, sotto al sole, in costume, tra un bagno e l’altro.
L’azzeramento delle gerarchie non coincide però con l’annullamento delle distinzioni di classe. La prima fila di lettini se la possono permettere solo in pochi: la tariffa cambia leggermente in base al settore scelto, e in alta stagione, cioè da inizio giugno a fine agosto, un ombrellone può venire a costare anche 36,50 euro per la giornata intera e 25,50 euro per la mezza giornata. Questi prezzi si riferiscono a una zona di Bibione Pineda, la parte del litorale più a sud, più tranquilla, che si affaccia sulla Brussa. In questo tratto di spiaggia viene garantita un’ariosità maggiore tra ombrellone e ombrellone e di questi non si superano le 10 file in totale. Il motivo per cui, spostandosi verso il centro della riviera, i prezzi si abbassano leggermente – arrivando a un massimo di 30,50 euro giornalieri – è che chi vuole risparmiare può scegliere tra ben trentasei file di ombrelloni. In questo caso i settori della spiaggia delimitati dalle passerelle non sono definiti solo in lunghezza (ovvero, guardando il mare, da est a ovest) ma anche in profondità, in base alla distanza dalla battigia. Perpendicolarmente alla riva dunque, si avranno dai due ai quattro settori con lo stesso nome, perché posizionati uno dietro l’altro ad affacciarsi sullo stesso spicchio di mare: il “settore fronte” guarderà direttamente il bagnasciuga, mentre le prime file dei “settori retro” daranno sulle ultime file dei settori che hanno davanti, e da cui sono separati dalle pedane. Essendo evidentemente più rinomato e comodo un ombrellone che affaccia sul via vai della passerella piuttosto di una posizione centrale affiancata ai vicini, il prezzo varia anche per i settori sul retro.
3. Spiaggia libera?
L’alternativa a tutto ciò è la spiaggia libera, cui vengono dedicati spazi sempre più ridotti. Se inizialmente a essere recintate erano le aree privatizzate, ora a essere delimitate da paletti, catenelle e nastrini sono le porzioni gratuite di sabbia. Ovviamente anche queste aree non sono esenti da regole che vanno rispettate: oltre al divieto di biciclette, cani, schiamazzi e musica ad alto volume che ci sono in tutto il litorale, se ci si vuol stendere con l’asciugamano a ridosso dell’acqua lo si può fare a patto di non piantare ombrellini o tende davanti ai paganti delle prime file. Ma attenzione a non avvicinarsi troppo al mare: nella battigia ci deve essere una fascia di almeno cinque metri di larghezza per permettere ai venditori ambulanti, carretti di gelati, vestiti e teli mare, piazze di pedalò e gonfiabili di lavorare indisturbati. A ricordare questo vincolo ci sono dei paletti esplicativi piantati alla fine di ogni passerella in cui sono elencate queste regole della spiaggia. A questo proposito ho ricordi di quando ero piccola di alcune imprese archeologiche in cui ci cimentavamo io e altri bambini: scavare fino a ritrovare l’acqua. Da quest’estate è vietato anche scavare buche, poiché sarebbero un impedimento alle ruote degli ambulanti che devono spostarsi, tappa dopo tappa, di fronte ai settori.
Questo tipo di spiaggia che vuole offrire una vasta gamma di comodità ai clienti diventa un luogo caotico e di consumo. L’ambiente stesso contribuisce, tramite quest’offerta, alla creazione di bisogni che, se non assecondati, instillano una sensazione continua di manchevolezza e insoddisfazione negli animi dei clienti. I bambini, soprattutto, vengono stimolati da cartelli di gelati coloratissimi, sia nei chioschi sia a riva, per non parlare del fatto che i commercianti che transitano in battigia usano clacson e trombette per richiamare l’attenzione a ogni loro spostamento. Ogni tanto mi chiedo quanto sia difficile per un genitore destreggiarsi in un ambiente che, invece di essere libero e vissuto in semplicità, si trasforma in un campo minato di stimoli, giocattoli, palline, aquiloni, braccialetti, vestiti, milkshake, patatine, sorprese, pedalò che attraggono i figli e che portano facilmente allo scoppio del capriccio.
4. Kebab tra colleghi
Per quanto riguarda i rapporti tra colleghi, in stagione si possono replicare le dinamiche di qualsiasi altro posto di lavoro: si cerca di convivere pacificamente con tutti, soprattutto nel momento in cui il lavoro di squadra è imprescindibile per la buona riuscita del servizio; nonostante ciò, il ritmo serrato dei turni e la temporaneità del lavoro (la convivenza dura non più di qualche mese, e l’inverno che funge da spartiacque tra una stagione e l’altra non garantisce certezze su chi ricadrà nel circolo – vizioso e rassicurante allo stesso tempo – delle stagioni, e dunque di coloro con cui si avrà nuovamente a che fare) provocano una frenesia, schiettezza e qualche nervosismo che non si fa scrupoli a emergere lentamente o “scoppiare” inaspettatamente. Penso però ci sia una sotterranea solidarietà tra stagionali che emerge la sera fuori da alcune pizzerie al taglio: finito il turno o in pausa dal lavoro ci si siede ad aspettare il proprio kebab allo stesso tavolo in cui altri parlano di com’è andata la loro giornata. E allora ci si rende conto di essere tutti nella stessa barca, e c’è chi fatica di più a stare a galla e chi vanta invece condizioni di lavoro migliori. La cosa certa e comune è che ognuno fantastica sui progetti di vita futuri, e su quando riuscirà a realizzarsi nel suo “piano A”.
5. Cartoline
Bibione non è esente dai cambiamenti ambientali. In primis per ciò che riguarda l’erosione delle coste, la trivellazione del fondale e il conseguente squilibrio delle maree, che porta poi ad allagamenti e inondazioni durante fenomeni alluvionali sempre più frequenti. Un altro aspetto legato al cambiamento climatico e sotto agli occhi di tutti (o meglio, sulla pelle di tutti) è l’aumento delle temperature. Agli ospiti della città si iniziano dunque a dare alternative alla spiaggia, senza lasciarsi scappare l’occasione di guadagnarci: l’accesso ai percorsi pedonali e ciclabili nell’Oasi della Valgrande – ecosistema lagunare fino a pochi anni fa inaccessibile al pubblico e incolto – costa ben 8 euro a persona. Come porsi poi di fronte allo scoppio di incendi boschivi “non dolosi” che coinvolgono la pineta che porta al faro, su cui si vorrebbero edificare nuovi hotel a non so quanti piani?
Per quanto riguarda il mondo del lavoro e l’aspetto di vita sociale le questioni sono altrettante: il lavoro a nero, i lavoratori immigrati sfruttati nella ristorazione e i venditori “abusivi” in spiaggia, il cameratismo molto veneto e il culto della violenza che si respira in alcune imprese, i lidi che divengono delle industrie di consumo, le fotografie anni Cinquanta-Settanta/Ottanta che, in senso opposto, tappezzano la città mostrando in senso nostalgico com’era il litorale e come sembra che non sarà mai più. Tutto ciò è davvero irreversibile? Un senso civico e una volontà, anche dal basso, di fare marcia indietro sono attuabili? Non accontentarsi passivamente di ciò che viene proposto e impegnarsi attivamente nella costruzione di alternative è un diritto che ancora abbiamo?
Nota. Quando mi è stato chiesto se mi andasse di scrivere una breve cronaca da lavoratrice stagionale su come stesse andando l’estate subito ho messo nero su bianco alcune impressioni del momento, decidendo poi di non condividerle per paura di essere troppo critica e suscettibile in quella delicata settimana pre-Ferragosto. Le ho riprese poi più avanti e ora, passata una decina di giorni dalla fine del mio contratto, posso dire anche “a sangue freddo” che gli aspetti negativi che ci sono nel trascorrere i mesi estivi in una località turistica come Bibione superano di gran lunga il greenwashing che viene fatto per attirare i turisti e fregiarsi di Bandiere blu e certificazioni varie di sostenibilità e accessibilità rinnovate annualmente.
La mia esperienza è limitata a sei anni di lavoro estivo – quattro da bagnina, uno da venditrice ambulante al carretto dei gelati, e l’ultimo in una piazza di noleggio dei pedalò (“mosconi”) – sempre diurno e in spiaggia; non ho mai avuto l’occasione e forse nemmeno il coraggio di cercare lavoro nell’ambiente della ristorazione, i cui dipendenti vedo più provati di tutti. Il mio punto di vista è dunque estremamente limitato e ci terrei a non cadere nella trappola delle generalizzazioni, anche se quello che scrivo riguarda la mia percezione dell’aria che tira sommando più impressioni.
Infine, un consiglio di lettura sul tema: premio Aiso (Associazione Italiana di Storia Orale) per ricerche inedite 2024, A ognuno la sua stagione. Il lavoro delle donne negli alberghi del riminese dagli anni Ottanta a oggi di Zoe Battagliarin (Editpress, Firenze 2025) è una ricerca sulla gestione a livello familiare delle pensioni di Rimini che a partire dagli anni Cinquanta crearono un modello turistico che permise alla città di arricchirsi e rendersi nota a livello nazionale e internazionale, e che lentamente si estinse perché incapace di rimanere sul mercato senza basarsi sullo sfruttamento della manodopera salariata.
Bibione, venerdì 12 settembre 2025
Nota. L’immagine di copertina è di Margherita Borsoi.

Mi piace molto. Complimenti a chi ha scritto questo articolo .