Tre lettere dello storico Gaetano Salvemini (1873-1957) su quanto accadeva ottant’anni fa, qualche anno prima che nascesse lo Stato di Israele. Con una previsione su quello che sarebbe successo dopo.
Nota. Nei mesi di marzo e aprile 1945, Carl Friedrich, giurista di Harvard e presidente dell’American Christian Palestine Committee di Boston, chiese a Gaetano Salvemini, in esilio negli Stati Uniti, di sostenere le iniziative del suo comitato, volte a promuovere un insediamento ebraico in Palestina, allora soggetta al Mandato Britannico. Il progetto sostenuto da Friedrich prevedeva la costituzione di un territorio ebraico tramite l’acquisto di terre. Salvemini rifiutò il suo sostegno, sembrandogli che il non riconoscimento della presenza di una popolazione araba, e la mancanza di chiarezza sui confini, avrebbero portato a guerre continue.
1. 13 marzo 1945
Caro Friedrich,
Non sono molto sicuro di partecipare alla Conferenza cristiano palestinese di Boston.
Riconosco pienamente la necessità di fornire un territorio sotto il controllo nazionale per tutti gli ebrei che hanno vita impossibile nelle condizioni in cui hanno vissuto fino ad ora. E penso che la Palestina sia l’unica terra adatta dove il problema può essere risolto.
Ma penso che sia giunto il tempo di dare una frontiera ragionevole al territorio. Non credo che essi pensino che il loro territorio debba avere una frontiera. Mi sembra che essi, dopo aver acquisito la terra dagli arabi, pensino di poter ottenere qualsiasi territorio di cui abbiano bisogno. Temo che questa mentalità creerà uno stato permanente di guerra tra loro e gli arabi. Sono convinto che questo problema possa essere risolto il prima possibile da una decisione netta in modo che gli arabi sappiano quale territorio sarà sotto il controllo degli ebrei i quali, a loro volta, non sarebbero autorizzati a uscirne.
Perciò, finché questo problema resta nell’aria, mi sento di non poter supportare nessuna iniziativa ebrea che sia ambigua e pericolosa.
Nel giorno in cui saprò per quale tipo di decisione mi sto impegnando, sarò lieto di fare il mio dovere per l’umanità e gli ebrei.
Molto cordialmente,
Gaetano Salvemini
2. 30 marzo 1945
Caro Friedrich,
Una lettera che ti ho scritto in merito alla Conferenza cristiano palestinese è evidentemente andata perduta.
In quella lettera ti dicevo che sebbene io sia completamente d’accordo con l’idea che gli ebrei debbano avere un’unità politica indipendente in Palestina, non penso che potrei sostenere la campagna finché non vedrò chiaramente quali sarebbero i confini del loro stato.
Temo che questi confini siano destinati ad allargarsi ogni anno ed essere la causa di frizioni permanenti con gli arabi. Odio ogni tipo di nazionalismo, a partire dal nazionalismo italiano, e, mentre sono intenzionato a fare qualunque cosa per aiutare gli ebrei, non mi piacerebbe l’aver una parte nel sostenere l’internazionalismo ebreo. Perciò voglio vedere più chiaramente i piani ebrei prima di contribuire a supportarli.
Questa non è solo la mia singola opinione, ma è condivisa da molti tra i miei amici ebrei.
Cordiali saluti,
Gaetano Salvemini
3. 11 aprile 1945
Caro Friedrich,
mi sembra che gli ebrei siano autorizzati ad avere un territorio sul quale possano avere un controllo incontrastato. Un guazzabuglio di ebrei e arabi nello stesso territorio sarà sempre causa di attrito e lotta. E il mondo non può essere obbligato a intervenire costantemente in Palestina per tener tranquilli gli ebrei e gli arabi.
Temo che il metodo degli ebrei di estendere i loro possedimenti attraverso l’acquisizione di territorio senza limiti sarà una causa di sventura sia per gli arabi che per gli ebrei. È molto meglio avere una grossa linea una volta per tutte che divida i due territori piuttosto di avere ogni giorno una piccola linea per gli ebrei che comprano terra dagli arabi e poi devono combattere contro gli arabi dopo aver comprato la terra.
Non mi piace il modo in cui molti ebrei affrontano il problema della Palestina, come se non ci fossero arabi e stessero operando in un vuoto in cui gli arabi non hanno alcun diritto. Finché non vedo chiaramente definito il territorio dato in pieno controllo agli ebrei e il territorio dato in pieno controllo degli arabi, sarò preoccupato per questa questione. Non credo che il controllo internazionale funzionerà in Palestina se non funziona negli altri territori. Se fossi sicuro che il controllo internazionale non sarà utilizzato per mettere gli ebrei contro gli arabi o per mettere gli arabi contro gli ebrei, ne sarei molto scettico.
Ci potremmo incontrare qualche volta al Faculty Club e parlare di questa questione.
Cordiali saluti,
Gaetano Salvemini
Nota. Tratto da Gaetano Salvemini, Lettere americane 1927-1949, a cura di Renato Camurri, Donzelli, Roma 2015, pp. 428-429, 429-430, 431-432; le lettere originali – in inglese, qui tradotte dal curatore – si trovano in Archivio dell’Istituto per la Storia della Resistenza in Toscana (Firenze), Carte Salvemini. L’immagine di Gaetano Salvemini in copertina è di pubblico dominio, la riprendiamo da wikimedia commons.

Le radici trapiantate e annaffiate da fanatismo religioso e cresciute nell indifferenza hanno sedimentato un odio che vuol trovare giustificazione a deportazione e genocidio
Purtroppo il tempo della riflessione e del dialogo e’ stato e viene calpestato